domenica 6 gennaio 2019

Poesia di una domenica di sole e di gelo

Viaggio reale nell'irrealtà quotidiana.
O viceversa, come piu' vi piace.


Per mano


Voglio continuare il mio solitario viaggio con te:
sarà un percorso tranquillo di ragione e di cuore.

Prendimi per mano e portami là dove non pensavamo,
dammi la tua mano e seguimi oltre, dove non sappiamo.

Una salita dolce oppure una discesa senza tempo,
un cammino con passi ed anime in totale sintonia.

Viaggio reale ed onirico, mai stanchi e mai sazi.

Vieni, ho messo in valigia esperienza, ragione e follia,
vittorie e sconfitte; ho lasciato rimpianti, sorrisi perduti
in appelli inascoltati, pensieri che guardavano lontano.

Non fermarti e non ci fermeremo, io sono pronta.
Andiamo.


Marisa Cappelletti





sabato 5 gennaio 2019

Buoni propositi

Si puo' sempre provare a cambiare le cose, a cambiarci.
Sempre o quasi sempre.

/www.intertwine.it/it/read/31w7c7UA/brave-ragazze

Brave Ragazze


Vorrei ricominciare.
Magari non daccapo, sarebbe impossibile per me, ma da dove ho iniziato a perdere il controllo.

Almeno cosi’ giudicarono gli altri del villaggio il mio essere divenuta improvvisamente taciturna e solitaria: perdere il controllo!

Io semplicemente non volevo piu’ avere a che fare con quella parte di persone, uomini e donne, che mi giudicava male e precisamente una sgualdrina perché avevo sorriso, dopo la Messa sul sagrato della chiesa, a Samuel, il nipote del pastore Bennet.

Mi era simpatico Samuel: aveva un bel sorriso ed era gentile con me, quando mi vedeva da lontano si toglieva sempre il cappello!

Mi isolarono, piu’ di quanto non lo fossi già, in quanto giovane e bella in una comunità di anziani e pettegole.

Io non volevo piu’ vederli, né sentirli cosi’ mi ritirai nella casa che era stata di mia madre e che ora mi apparteneva: la casa nel bosco.

Da allora iniziarono i guai.
Un giorno il pastore Bennet scomparve nel nulla cosi’ come spari’ improvvisamente anche la sua vecchia domestica Abigail.

Li ritrovarono dopo due settimane sulle rive del torrente che scorreva dietro la mia casa.
Sgozzati come loro sgozzavano  galline.

Ci volle poco per tirare conclusioni sbagliate: io per tutti divenni la cattiva, la colpevole e quando dopo due soli mesi il carbonaio Aaron, si’ proprio quello che aveva tentato di allungare le mani su di me pensando che sia lecito molestare un'orfana perchè tanto nessuno la difenderà, venne rinvenuto impiccato all’albero piu’ alto del bosco, e tutti si chiesero come fosse possibile che stesse cosi’ in alto, io divenni per tutta Salem la strega!

A morte la strega!
Cosi’ sono qui, come tante altre prima di me, legata ed insultata, condannata al rogo nella piazza principale, circondata dai terribili abitanti di questa maledetta cittadina, che siano tutti maledetti, sono finita qui, giudicata da un tribunale che non sa nulla di me, sono qui e grido, grido :
-Maledetti, oggi primo giorno dell’anno 1692 io, Mary Alcott prometto che tornero’ quando voi sarete già tutti morti e ricomincero’. Magari altrove, ma ricomincero’, prometto...-

Il fumo mi impedisce di parlare, di vedere, il rumore mi assorda, il fuoco brucia la paglia, mi lambisce la gonna, sale, brucia, brucia!

Vorrei ricominciare.
Dopo tutto questo tempo che per me non passa mai, vorrei iniziare una nuova vita, essere diversa da quella che sono!

L’uomo che mi aveva seguita prima nella metro affollata da tutta quell’umanità indifferente che se ne tornava a casa da mogli mariti figli amici amanti gatti e cani, occhi incollati al display del cellulare, orecchie e menti sorde a tutto cio' che li circondava, ciascun individuo con le sue miserie quotidiane e le sue misere infime speranze, l’uomo che voleva, lo so perché percepisco le intenzioni, prima rapinarmi e poi lasciarmi tramortita da calci e pugni in qualche angolo buio e sporco della città, ora se ne sta scompostamente accasciato contro il muro, rossa poltiglia vischiosa, investito ed ucciso sul colpo da un’auto salita a tutta velocità sul marciapiede e fuggita con la stessa velocità, senza lasciare traccia.

La polizia scientifica sta isolando tutta la zona, una tizia mi apostrofa sgarbatamente invitandomi a togliermi di mezzo.
I miei occhi, per un attimo solo divenuti rosso fuoco, creano un vuoto dietro di lei, facendola cadere malamente.

Vedo la gamba ruotare in una posizione sconcertante e quasi ridicola e sento lei urlare per il male.
E’ solamente una gamba rotta!

Mi avvio sorridendo verso l’attico che ho ereditato da mia madre, in pieno centro città.
Mi aspettano vecchie amiche, alcune originarie di Salem, che ho ritrovato nel corso degli anni, se anni si vogliono definire, per una festa che solo noi sappiamo ed abbiamo saputo sempre fare: canti e balli dal cuore della notte alle prime luci dell'alba.

Ma io, Mary Alcott, prometto che oggi, primo giorno dell’anno 2019, sarà l’ultimo giorno in cui ho usato cio' che mi appartiene per nascita.
Io tornero’, magari altrove, e saro’ la brava ragazza che ho sempre sognato di essere.


Marisa Cappelletti








mercoledì 2 gennaio 2019

Anno nuovo nuova poesia


https://www.intertwine.it/it/read/prJZizUN/anime-nude



Anime Nude


In questi anni, dici, siamo riusciti
a denudarci l'anima.
Non è stato facile, no.
Ma l'abbiamo fatto.
Anni vissuti con fatica e leggerezza
a volte con sconforto e dolore
ma con speranza mai sopita.
In questi anni, dico, ho scoperto
una terra inesplorata.
Non pensavo esistesse un posto cosi'
intatto e profondo.
Il luogo dove si incontrano pensieri
e desideri, sogni e fantasia
che, prendendosi per mano,
danzano intorno a due creature
spogliate di ogni inutile orpello
di qualunque velo
di qualsiasi trucco.
Paradiso non piu' perduto
per anime nude.


Marisa Cappelletti




martedì 1 gennaio 2019

Si puo' sempre provare a volare

In un certo qual modo un nuovo inizo...

https://www.intertwine.it/it/read/xMqLcrUE/l-isola-che-non-c-e



L'Isola che non c'è


Non è un racconto e nemmeno una poesia.
E' una favola antica, un augurio, una metafora molto privata, un ricordo, un grazie e tanto del mio di cuore.

Peter aveva la giovinezza, tanti pensieri felici, tanti desideri, moltissime speranze e, cosa più importante, il futuro. Un grande, lungo, ignoto futuro.
Campanellino viveva in un mondo al di fuori della realtà, quello che appartiene alle ragazze che volano con ali sognanti, alle donne non ancora tali.
Tutti e due volavano leggeri al di sopra delle preoccupazioni terrene proprie degli uomini e delle donne che combattono ogni giorno per la vita.
Volavano ignari e senza un pensiero al mondo, felici di scoprire, apprendere, trovare ed imparare, anche a scapito di chi passava loro accanto.
Un giorno limpido d'estate Campanellino che si stava riposando in riva al mare, vide arrivare Lassu' tra le nuvole, sulla scia del vento Peter.
Se ne innamorò. Così, a prima vista e definitivamente.
Peter attratto e lusingato, ma del tutto ignaro dell'amore le stette vicino e col passare dei giorni iniziò ad apprezzare la dolcezza, il sorriso e la polvere magica della fatina.
Ma la vita, anche per i due strani ragazzi volanti, cambia spesso le carte, le spariglia e così capita di perdere la partita.
La persero e si persero, ognuno diretto altrove, a volare su isole sconosciute che non c'erano nei loro sogni nè tanto meno nella loro quotidianità.
Incontrarono ragazzi perduti e si persero per terre lontane, affrontarono nuvole nere, futuri perfidi e assistettero all'infrangersi dei sogni ed alla fuga delle speranze.
Insomma invecchiarono.
L'infelicità aveva tarpato le ali a Campanellino e Peter non riusciva più a volare perchè non trovava proprio qualche cosa di bello nei suoi giorni, anzi si era rassegnato a non sognare più.
Ma poi, chissà come, o forse il come si sa ma non si dice perchè poco importa, i due si ritrovarono a pensare ad un tempo lontano, al tempo dei sogni.
Così Campanellino provò a sbattere le vecchie ali e Peter pensando a lei, si alzò faticosamente in volo.
Ed eccoli là, sulle nuvole dell'Isola che non c'é, ma che d'ora in avanti ci sarà solo per loro due, in barba a Capitan Uncino ed anche al coccodrillo.
Avevano così tanto da raccontarsi, da dirsi, che tutte le ore del giorno non sarebbero mai bastate e così passarono due, quattro, cinque anni a parlarsi fitto fitto a tenersi per mano ad innamorarsi ancora, questa volta senza più permettere a niente e nessuno di cambiare il gioco.
Cambiarono soltanto le loro vite, anche se solo sull'Isola che non c'é.
Le ali di Campanellino ripresero la leggerezza dimenticata e la polverina d'oro la circondò ancora, facendola splendere. Peter ritrovò il futuro, magari non tanto lungo, ma sempre un futuro da sognare e col sogno ritrovò la leggerezza necessaria per volare sopra l'Isola, per fare cerchi insieme al vento e far ridere della sua risata argentina Campanellino.

Non é andata proprio così, ma quasi. 
L'Isola che non c'é esiste, é ipotetica ma esiste. 
E si puo'sempre provare a volare, nonostante la polvere, le sconfitte le rughe ed il tempo che scappa ia veloce ma a volte, qui è dimostrato, puo' ripensarci e rifare il suo giro.



Edoardo Bennato
L'isola che non c'è


Marisa Cappelletti






1 Gennaio 2019


lunedì 31 dicembre 2018

L'ultima sera dell'anno


Godetevi la notte e ricordate che è sempre una fortuna esserci, sorridere, soffrire, amare, vivere!

Addio al vecchio anno ed a tutto cio' che abbiamo avuto e perso, l'anno che verrà ci riporterà il buono ed il cattivo, ma fortunatamente ci farà ricominciare, ancora una volta.

Sono felice di essere arrivata fin qui, di aver potuto gioire e piangere, sperare ed arrabbiarmi, star male e guarire, ridere e sognare. 
Dunque grazie al 2018!

Benvenuto al nuovo anno che sta nascendo e speriamo che, come la coda di una splendente cometa, trascini dietro a sé pace cibo tranquillità e serenità per tutta la Terra.  


Marisa Cappelletti

    

Le luci delle Feste

www.intertwine.it/it/read/zLKmhOU7/le-luci-delle-feste



Le luci delle Feste illuminano gli occhi
di chi osserva senza vedere i visi che sfilano
davanti all'indifferenza di anime sorde
al richiamo di poveri esseri senza speranza.

-Guardami- gridano muti, le mani tese
come gelidi artigli che non sanno afferrare
il pane della vita, sbriciolato in sogni
caduti nel baratro che fondo non ha.

-Fermati- implorano sguardi stanchi
senza più colore alcuno nè lacrime,
seccate in un giorno di tiepido sole,
traditi dal vento furioso di un vile destino.

-Lasciami- pregano menti svuotate
da ogni pensiero, -abbandonami qui
come io fossi un cane di strada, invaso
da rabbia mortale verso tutti gli umani-.

Il suono di un antico organetto accompagna
I passi dei giorni di Festa, il profumo di vaniglia
sale nell’aria frizzante e solletica palati voraci
mai sazi di cibo e di nuovi sapori.

Gli aromi si mischiano ai suoni, i canti
si uniscono alle note stonate di risa forzate
e di schiocchi di beneauguranti baci bugiardi,
campane suonano chiamando a raccolta
fedeli che fede non hanno mai conosciuto.

Altari si illuminano di sacre candele
accese per tracciare vite perdute.
La slitta avanza pesante di illusa umanità,
di esistenze buttate in giorni superficiali
che nulla hanno insegnato a cuori vestiti di piombo.

Le renne subiscono il peso di anime sconosciute
a chi non le ha mai sentite pulsare dentro di sè.
Campanelle d’argento annunciano l’incedere
della slitta attraverso giorni che esigono allegria.

La gioia di pochi bambini non riesce ad averla vinta
sull’immane tragedia di tanti che non sapranno mai
pronunciare parole di seppur piccola tranquillità.
Le càrole non fanno tacere i suoni di guerre vicine,
le grida di mille persone che fuggono senza una meta.

Le luci delle Feste illuminano gli occhi di chi non vuole vedere
e testardo guarda ad un orizzonte che presto si dissolverà.
I cori s’innalzano, i fuochi si accendono, i regali si scartano,
le case si illuminano, i disperati piangono, là fuori
i bambini muoiono, gli assassini sparano e ridono. 

Gli uomini di buona volontà non cambiano, ignorano.
Le slitte scivolano, le renne volano, le Feste arrivano.
La vita va.


Marisa Cappelletti





mercoledì 26 dicembre 2018

Un nome francese per un indimenticabile inglese

https://www.intertwine.it/it/read/vNzmipUL/etienne



Etienne

Avevo un cane.  No, un cane è riduttivo. 
Avevo un compagno di vita, mia figlia l’aveva chiamato Etienne.
Me l’avevano regalato alcuni parenti  che vivevano in campagna e, purtroppo per loro e per tutti gli uomini e gli animali, amavano la caccia.
-Vieni-  avevano detto- Abbiamo una bella cucciolata di setter inglesi, vieni e scegline uno!-
Mio marito scelse per me:  -Ho preso il piu’ vispo dei maschietti- disse orgoglioso porgendomi un batuffolo bianco e arancio da cui spuntavano due lunghe orecchie, un bel tartufo (è il naso dei cani per i pochi che non sanno) nero ed umido e due occhioni nocciola spalancati dalla paura.
Tremava. Lo presi tra le braccia come si tiene un bimbo sperduto, gli parlai piano carezzando la piccola testa con un bozzo in cima, lo scaldai con un mio vecchio golf.
Li’ inizio’ il nostro percorso d’amore.
Si tranquillizzo’ quasi subito e li’, purtroppo,  comncio’ anche la sua turbolentissima vita da cucciolo scatenato. Che prosegui’ con la sua vita da adulto non solo scatenato, ma completamente anarchico.
Non dormiva se non sdraiato sul mio stomaco, calmato solo dal battito del mio cuore, non ne voleva sapere di star fermo, salvo poi crollare a terra di botto, tramortito dalla stanchezza, mangiava qualsiasi cosa ritenesse degna di essere ingerita:  dalla carne trita con verdure ai fiammiferi da cucina, dall’acqua fresca della sua ciotola all’acqua e ipoclorito di sodio usati per igienizzare i pavimenti  allagati dalla sua irrefrenabile urina, dai miei sandali nuovi ai boxer di mio marito,  alle farfalle che poco piu’ tardi gli uscivano dalla bocca spalancata svolazzando di traverso mezzo stordite.   
Cresciuto e diventato autonomo, almeno nel sonno e nei bisogni primari, non ubbidi’ mai, nemmeno per una volta soltanto, ai miei richiami che diventavano timide  imposizioni per poi ridursi a suppliche disperate! Mi guardava con gli occhioni nocciola che sfidavano ad andarlo a prendere, con la testa alzata ed un atteggiamento  di superiorità distaccata, tipicamente inglese. E faceva quel che gli pareva.
In vacanza era l’incubo non solo della mia famiglia ma di tutto l’hotel: non si poteva  lasciarlo solo in camera per qualche minuto che subito iniziava ad abbaiare e saltare sulla porta e se stava zitto era peggio perché significava che stava combinando qualche cosa di irreparabile. Come rubare le scarpe dei vicini passando sotto i divisori dei balconi, e come ci passava lo sapeva solo lui, per poi portarle sul letto ed abbandonarle li’ in bella mostra dopo averle distrutte.
Quando il mare era grosso lui si tuffava felice e si faceva dei giri interminabili al largo, sordo ai miei richiami ed indifferente alle onde. E la sera, quando speravamo di poter stare seduti nel nostro piano bar preferito, ci toccava smpre andarcene alla prima canzone perché a lui piaceva da morire duettare con il cantante. Devo ammettere che non era un bel sentire.
Adulto si dedico’ alla caccia alle lucertole sul terrazzo. Chissà per quale ragione a quell’epoca il mio grande spazio all’aperto pullulava di quei simpatici rettili. E lui se ne stava per ore a puntarle: zampa anteriore alzata, coda dritta, atteggiamento perfetto! In fondo era un cane da ferma e ce l’aveva nel sangue!
In vecchiaia continuo’ a coltivare la sua personale anarchia, ma con piu’ calma.
Poi si ammalo’. Lo curai notte e giorno,  dormii sdraiata vicino a lui, lo tenni abbracciato come lo tenevo da cucciolo. E quando venne il suo momento  se ne ando’ stretto a me, accompagnato dal mio amore e dalle mie lacrime.
Oggi, Santo Stefano, voglio ricordarlo con gli occhi nocciola che mi guardano con dolcezza, la posa aristocratica, la lunga coda che fende contenta l’aria, la gioia che mi ha saputo regalare in tanti anni d’amore.  




Marisa Cappelletti



I Racconti di Cultora IV

Nuova Antologia di Historica Edizioni, nuovo racconto breve:

Volete conoscerne il seguito?

Lo trovate qui:

Buona lettura e Buon Santo Stefano!

Marisa Cappelletti



sabato 22 dicembre 2018

Auguri a tutti, ma proprio tutti!

Buon Natale cari amici!


Tanti Auguri


Buon Natale cari amici,
a scrittori ed a scritrici!
Che sian giorni buoni e belli:
tanta pace ed allegria
nella vita di ciascuno,
a soffrir non sia nessuno.
Che le guerre abbiano fine,
che i bambini e le bambine
d’ogni luogo della terra
possan essere felici,
che sian tutti veri amici,
si dimentichino gli inganni
e non ci siano piu’ affanni.
Tutto quello a cui aspirate
si realizzi e le giornate
che verranno nel futuro
siano un tuffo nel sicuro.
Dunque auguri amici miei
Tanta pace ed allegria
Buone feste e cosi’ sia!


Marisa Cappelletti



mercoledì 19 dicembre 2018

Un ricordo vivissimo, un lungo addio

https://www.intertwine.it/it/read/oRKeCeUN/1981-2004

Non ho commenti, non ho introduzioni. 
Quel che ho scritto è soltanto un pezzo del mio cuore.



1981/2004


Erano sempre stati l'uno per l'altra, per tutta una vita segnata dalla guerra poi dalla povertà, dalla rinascita e dalla nascita di una figlia, dall'amore assoluto.
Quando finalmente le cose avevano iniziato a procedere su binari sicuri, quando avrebbero potuto prendersi un po' di vita, lui si era ammalato.
Uno di quei mali cattivi, uno di quelli che non perdonano.
Lei, quando glielo avevano dovuto dire, si era rifiutata di crederci.
No, lui no, a lui non doveva e non poteva succedere. Per tanto tempo aveva relegato in un angolo buio quella verità tremenda, ma poi era crollata davanti all'evidenza.
Era stata costretta ad accettare la realtà, l'aveva affrontata diventando una donna forte, mai stanca e mai si era fatta piegare dalla malattia di lui. Un grande amore, oltre ogni avversità, oltre la sentenza che non lasciava speranza.

Poi era peggiorato: non camminava piu', non mangiava piu', non dormiva piu' accanto a lei: tutto faceva presagire una tragedia imminente.
Lui dal loro letto che lo accoglieva da mesi la tranquillizzava, lei tenendogli la mano gli sorrideva.​​​​​​​
Una livida mattina di dicembre , mentre lei in cucina si versava l'ennesimo caffè, lui la chiamò con la voce divenuta rauca e flebile:
-Vieni, aiutami ad alzarmi, non voglio affrontarla da perdente, voglio farle vedere che ho combattuto e so ancora combattere-
Lei, rifiutandosi di piangere, sorresse senza fatica quelle poche decine di chili che erano il suo uomo, lui si alzò dritto come un soldato, la guardò con rimpianto, poi chiuse gli occhi afflosciandosi.
E se ne andò.
Lei. anni dopo, in una simile,altrettanto livida mattina di dicembre, lo raggiunse.

Ciao Papa', ciao Mamma.


marisa Cappelletti

sabato 15 dicembre 2018

A volte mi vengono strane idee

E spero di essere perdonata, prima di ogni altro da Shakespeare, poi da tutti coloro che leggeranno.

https://www.intertwine.it/it/read/mzKBU1Ux/confusion



Confusion


-Invecchieremo insieme-
Riflettè il possente Otello guardando con tenerezza la moglie Desdemona che salutava con fredda gentilezza un raffreddatissimo Cassio e s'infilava con attenzione il fazzoletto ricamato nella lunga manica del vestito di velluto rosso rubino.

-Caro il mio bel luogotenente- penso' la fascinosa Desdemona osservando con occhio critico Cassio, -con me non attacca!-
-Niente male- sussurro' tra sè Emilia osservando compiaciuta Otello -Sicuramente meglio di mio marito, sempre li' ad invidiare, tramare, complottare a destra e a manca, senza degnarmi piu' di uno sguardo-.

-Ah Cassio- Sospiro' Iago neanche tanto velatamente -Se almeno ti accorgessi di me e per una volta, una soltanto, mi sorridessi-. E, con le lacrime agli occhi, raccolto il fazzoletto ricamato sfuggito alla manica di Desdemona, ci si soffio' sonoramente il naso.

-Coglione!- Esclamo' infuriato Otello -Non vedi che è il fazzoletto di mia moglie?- restituiscilo subito!-

-Sempre il solito- Penso' Cassio con un sorriso beffardo, scuotendo la fiera testa adorna di boccoli d'oro. -Se crede che io possa in qualche modo provare anche un briciolo d'affetto per lui è solamente un povero illuso!- E strizzo' l'occhio di nascosto alla procace Emilia.

-In fondo anche se mi concedessi una scappatella non toglierei nulla al mio amore per Desdemona, considerando il fatto che mia moglie è cosi' eterea e freddina, mentre Emilia- ed un filo di saliva gli scese all'angolo del labbro sinistro-, Emilia mi promette tutto con una sola occhiata!-

-Ma porca miseria!- esclamo' Guglielmo lanciando lontano la penna d'oca e rovesciando il calamaio, qui ognuno fa quel che vuole, siamo all'anarchia totale! Basta, mi sono stancato!- Straccio' i fogli riempiti con la calligrafia minuta.
-Da domani si cambia: da ora in avanti solo ragazzi giovani e innocenti che si innamorano, metti caso a Verona e che vivono felici e contenti.-


Marisa Cappelletti



venerdì 14 dicembre 2018

Poesia di un arrabbiato venerdi' sera

Eh si', succede: succede di non avere coraggio, di ritrovarsi a rimpiangere scelte volutamente sbagliate per colpa nostra o di qualcun altro, ma sempre sbagliate. 
Succede poi di avere dei rimpianti.




Rimpianti

Avremmo potuto affrontare il fuoco
senza gli anni che opprimono il corpo ma liberano i pensieri.
Conoscere la ragione del tutto
aprendo le menti alla bufera che ci soffiava dentro.

Avremmo potuto contrastare i disegni
che il destino tracciava senza sosta nei nostri cieli lontani.
Trovare in quel respiro perduto
la leggerezza  dei sogni  che non ci aiutavano piu’.

Avremmo potuto riscoprire gli amanti
che vigliaccamente si nascondevano dietro le nostre  fragili ombre.
Combattere quel che ormai siamo:
poveri  fantasmi impauriti dallo scandire feroce  del tempo.

Avremmo potuto, si’.
Avremmo
Potuto
Si’.

Edith Piaf
Non, je ne regrette rien


Marisa Cappelletti





martedì 11 dicembre 2018

Intervista

Un po' di me:




Marisa è una delle scrittrici di lunga data qui su Intertwine e attraverso questa intervista cerchiamo di conoscere qualcosa in più su di lei e sulla sua scrittura.
Qui su Intertwine è conosciuta come Maricapp.

Ciao Marisa, sei una scrittrice molto attiva all’interno della community, dalla tua biografia su Intertwine si capisce che la scrittura non è solo un hobby ma una vera e propria passione, per questo vogliamo sapere da te, cosa ti ha spinto verso la scrittura?

La mia passione per la scrittura ha origini lontane: quando frequentavo le scuole medie e vi prego di non chiedere in che anni perché sono andati persi nel tempo, avevo una prof di lettere piuttosto antipatica, ma con un vero talento per l’assegnazione dei temi.
Ricordo ancora il titolo di quello che mi stregò letteralmente e mi aprì l’immenso mondo della scrittura:
- In fondo al mare –
Feci un reportage di taglio giornalistico sugli abitanti, non solo pesci, dell’ambiente marino, sulle barche perdute sul fondo.
Il tema mi fruttò oltre ad un bel voto che non ricordo, la stima della prof, il giro di tutte le classi della scuola e la nomea di secchiona.

Tra le tante storie e poesie pubblicate qui su Intertwine qual è la tua preferita?

Senza alcun dubbio Lettera a mia figlia. Al di là dei riconoscimenti e della pubblicazione da parte di Historica Edizioni, rispecchia esattamente lo splendido rapporto che ho con mia figlia Cristina. Siamo due donne che condividono moltissimo e non solo le avversità che la vita non ci ha certo risparmiato e che continua, bontà sua, ad elargirci, ma tanti momenti unici, compresi quelli di pura felicità quando cantiamo vecchie canzoni a squarciagola su strade deserte ad una velocità che non si può confessare.
E poi le mie poesie tutte, belle o brutte che siano, perché sono parte di me.

Sappiamo che oltre a scrivere su Intertwine, hai pubblicato anche libri. L’ultimo è “Racconti
milanesi”, pubblicato da pochissimo. Quando scrivi da cosa o da chi trai l’ispirazione?

Posso dire da tutto? Dalla mia storia personale, dalle storie degli altri, da chi incontro casualmente per strada, da quel che vedo e da quel che sento, da un’emozione improvvisa, da una sensazione persistente, un profumo. Da tutto. Nell’ultimo libro - e permettetemi di aprire una parentesi sul fatto che nonostante io sia una scrittrice altamente sconosciuta, credo di essere stata una delle pochissime ad esser cercata dalla Casa editrice e non il contrario e lo dico come incoraggiamento per tutti - ho messo insieme storie vecchie e nuove, aneddoti e ricordi, perché io amo svisceratamente la mia città, l’ho vissuta e la vivo ogni giorno e ne conosco le strade del centro, le periferie popolari e quelle pericolose, le pieghe nascoste. Ma non penso sia finita qui, credo che ne scriverò ancora, della mia Milano. Ha sempre tanto da darmi e da dare.

Al di là della scrittura, hai altre passioni?  
Raccontaci un po’ di te per farti conoscere dalla Community.

Sono una qualsiasi vecchia signora che fino alla fine del secolo scorso si è occupata di finanza e di investimenti per una grande banca. E devo dire che il mio lavoro, anche se di fantasia là non ne serve proprio, non mi è affatto dispiaciuto. Sono sempre stata una persona precisa e competitiva. I fondi d’investimento, la Borsa facevano per me!
Ho abbandonato tutto senza nessun rimpianto, sono andata in pensione ed ho iniziato a cercarmi un lavoretto nel mondo editoriale. Così ho avuto la fortuna di lavorare qualche anno prima come lettrice e poi come aiuto-editor per Leone Editore.
Ho lasciato perché dovevo leggere inediti che tali sarebbero rimasti per sempre perché , vi assicuro, mi è capitato di tutto tranne che un buon lavoro. Forse deriva da là la mia incapacità di scrivere un romanzo: la paura di dilungarmi, di annoiare, di raccontare storie ovvie che non interessano a nessuno.
Mi piace la musica in tutte le sue declinazioni, ma sono una rockettara della prima ora che poi è andata verso il rock bello tosto: l’hard ed il metal, per intenderci.​​​​​​​
Ah ecco! Ho il pollice verde ed un magnifico terrazzo che mi dà grandi soddisfazioni.
Limoni ed arance compresi.

Da brava scrittrice scommettiamo che sei anche una lettrice appassionata, quali sono i tuo scrittori e i tuoi generi preferiti? Quale libro consiglieresti a tutta la community?

Da ragazza avevo un metodo: se una storia mi piaceva andavo a cercare i libri di quello scrittore e li leggevo tutti. Certo alcuni mi sono risultati leggermente ostici, non avendo ancora una cultura sufficiente per capirli, un esempio per tutti Kant e le sue “Critiche”, ma altri mi hanno aperto strade che non avrei mai immaginato.
Solitamente leggo tre libri per volta: un classico, il mio chiodo fisso è l’Ulysse di Joyce letto e riletto con gran fatica e poca comprensione; un thriller: mi piace la scrittura chiara e lineare di Jeffery Deaver, che ho avuto la fortuna e l’onore d’incontrare a Milano qualche anno fa e che ho trovato molto disponibile e simpatico, inoltre apprezzo sempre le metafore sulla vita di King nascosta dietro l’horror. Infine quel che mi piace al momento spazia tra poesia, biografie, storie d’amore e attualità. Non me la sento di consigliare un libro specifico, prima di tutto perché ognuno ha i propri indiscutibili gusti e poi perché io ne ho amati e ne amo tantissimi e non voglio fare torto a nessuno.

Ultima domanda, hai già in mente la tua prossima storia, di cosa parlerà?

Ne ho in mente tante, ma so che ne scriverò pochissime perché me le perdo per strada. Spiego: all’inizio l’idea mi piace tantissimo, rileggo e trovo dei difetti incorreggibili, rileggo e trovo che fa schifo. E avanti così. Ma sicuramente una volta o l’altra, magari a ottant’anni, scriverò un altro libro su Milano. O magari, copiando il mio autore di culto Jack Kerouak, un novello On the Road di una settantenne stramba.


Marisa Cappelletti


domenica 9 dicembre 2018

Like the Pink Floyd

Per orgoglio ed allegria!
Poi non si dica che i milanesi non sanno adeguarsi...






O mia bela Madunina


Marisa Cappelletti


Poesia della domenica

"Il sole sorgerà ancora"
                                         Ernest  Hemingway


Pesanti bagagli e falsi titani
                                              
Una gabbia chiusa da sbarre di pensieri
una porta sprangata sulla vita là fuori.
Pugni nascosti in tasche senza fondo
sorrisi cancellati da un dolore profondo.

L'esistenza che scivola su binari di ghiaccio
trainata crudelmente da un destino pagliaccio.
Non avevo speranze potevo solo avanzare
verso un buio totale che mi voleva inghiottire.

Ma l'alba sorge sempre anche se non ci credi piu'
a portar via la notte per relegarla giu'
dove dovrà aspettare insieme alle sue ombre
il gioco sempre nuovo del giorno che ora incombe.

Trascinata dall'aurora ho aperto uno spiraglio
nel buio dentro me scagliando via il bagaglio
pesante d'anni di inutili lotte contro falsi titani
e sono uscita al sole accecante afferrando le mani
di chi mi ha riportato con pazienza infinita
a rivedere quello che ora posso chiamare vita. 


Marisa Cappelletti


                        

venerdì 7 dicembre 2018

Sant'Ambroeus!

Da
https://www.intertwine.it/it/read/YG26uMU5/oh-bej-oh-bej

Oh bej! Oh bej!




La Fiera degli Oh bej oh bej si tiene ogni anno nella ricorrenza, il 7 dicembre, di Sant'Ambrogio, patrono di Milano.
Un buon milanese non puo' assolutamente mancare a questa festa di bancarelle, profumi e sapori che nulla ha di metropolitano, ma che sa ricreare sempre l'atmosfera quasi medioevale di un grosso paese in festa.
Un buon milanese ha l'obbligo appartenente al suo DNA di partecipare.
Una buona milanese come me ci va anche per mangiare quello che ora si chiama street food, una volta si chiamava panino con salmella o con wurstel, senape e crauti e che in famiglia da sempre si chiama "mangiamo le schifezze?" inteso come "si mangiano quelle cose buonissime che fanno malissimo?" Ed io, proprio per essere milanese fino al midollo, mangio pure le frittelle, quelle enormi, con tanto zucchero, che ogni volta il mio stomaco si rifiuta, a ragione, di digerire perchè tutto ha un limite!

                                       


La festa ha origini antichissime, le prime origini storiche risalgono alla fine del 1200, periodo in cui una festa in onore di Ambrogio si svolgeva nella zona dell'antica Santa Maria Maggiore. Ma la festa cosi' com'è ora, o quasi, ha inizio nel 1510 con una lunga storia di incaricati dal Papa Pio IV di riaccendere nella Milano di allora la devozione verso i Santi.
Un inviato, Giannetto Castiglione, fece approntare dei grandi pacchi di giocattoli e dolciumi che distribui' e fece distribuire dal suo seguito, all'entrata nella città, ai bambini milanesi che, estasiati dai regali inattesi, presero ad esclamare "Oh bej! Oh bej!" che in italiano significa "Che belli! Che belli!"

                                      


Inizialmente gli Oh bej! Oh bej! si svolgevano presso la Piazza dei Mercanti, nel 1886 la manifestazione fu trasferita nella zona adiacente alla Basilica di Sant'Ambrogio, dove rimase per 120 anni. 

A me piaceva molto quel tipo di Fiera: tante bancarelle di giocattoli, di addobbi natalizi, di piccolo antiquariato e di libri antichi, di fiori e di firòn: castagne affumicate al forno, bagnate di vino bianco e infilate in lunghi spaghi. Non le ho mai mangiate e non le mangerei, ma erano una tradizione che si è quasi completamente persa.

Nel 2006, la Fiera venne spostata nella zona del Castello Sforzesco, dove tutt'oggi è organizzata.
Oggi le bancarelle degli Oh bej! Oh bej! offrono principalmente prodotti di artigianato, dolciari, di abbigliamento vario, compreso quello per cani, ed io ogni anni qualche cosa di interessante per la mia Agata la trovo, quasi niente giocattoli, poco antiquariato, vecchi libri di poco interesse e nuovi libri che non interessano a nessuno, moltissimo cibo da strada, palloncini dai colori metallici e sgargianti e quelli si' che sono un bel ritorno, anche se ora ci sono i Pokemon o i Supereroi.
E poi, immancabile in ogni Fiera che si rispetti, Sua Maestà lo zucchero filato!

Se passate da qui, andateci: Milano in dicembre è piu'magica del solito!


Carmina Burana, Ottagono della Galleria Vittorio Emanuele. Inaugurazione illuminazione natalizia 2018.



Marisa Cappelletti



sabato 1 dicembre 2018

Misure necessarie


Piccola favola poco adatta ai bambini ed anche leggermente in anticipo sul calendario natalizio, ma  lo spirito natalizio qui latita.




Piccolo, ma necessario thriller di Natale

Era ingrassato a dismisura, era diventato brontolone, miope ed anche pigro.

Il vestito rosso, anche se i piccoli angeli glielo avevano allargato il più possibile, non gli entrava quasi piu’: la giubba si sbottonava in continuazione ed i calzoni erano tenuti su da enormi bretelle verdi.

Mangiava con ingordigia, mangiava di tutto e beveva bottiglie su bottiglie della storica riserva dei Santa Claus.

Le guance erano gonfie e rosse, piene di venuzze, così come il naso violaceo, il colesterolo aveva raggiunto livelli impensabili, il diabete avanzava silenzioso come una pantera nella notte e la pressione gli rimbombava nelle orecchie come nemmeno i tamburi dei piu’ arrabbiati Comanche sul piede di guerra.

Gli occhialini tondi, che non riuscivano più a sostenere le lenti troppo spesse, erano stati vezzosamente sostituiti da un paio di enormi e fashion Gucci in tartaruga.

Con la stazza che si ritrovava era impedito nei movimenti: sbuffava, ansimava e si lamentava in continuazione.

Intendeva demandare le consegne, tutte quante, a Gesù Bambino ed al povero asinello, come ai bei vecchi tempi perrché lui, sosteneva, non ce la faceva più a passare per tutti quei camini.
Non è che non ce la faceva piu’ , non ci passava proprio più!

Le renne preoccupate dall'avvicinarsi del 25 Dicembre e dalla situazione ormai insostenibile, si riunirono in assemblea permanente nel bosco di abeti rossi dietro la casa. Intorno centinaia di abitanti del bosco, lupi compresi, a sostenerle moralmente.

Freccia, la più autorevole, prese la parola tra fischi di approvazione ed applausi, espose la situazione e suggerì l'unica soluzione possibile. Ognuno ne fu convinto e tutte quante votarono sollecite.

Rudolph, l'ultima arrivata, raccolse le schede, ne fece lo spoglio, supervisionata da un orso polare che passava di li’ e lesse la sentenza:

APPROVATO ALL'UNANIMITA' !

L’assemblea si sciolse tra vocii d’approvazione e tutti quanti tornarono a casa.

Giunse il giorno della prova generale.
Il ciccione salì sulla slitta, agganciò le poverette alle briglie rosse e con uno schiocco di frusta, che non era mai stata usata per altri scopi, ed un tonante
- Ohh vaiiii!! -
le fece alzare in volo. La slitta scricchiolava pericolosamente, le renne sbuffavano, faticando a rimanere su.

Cometa, quella che apriva la strada, dopo poco tempo abbassò la testa: era il segnale.

Nel cielo gonfio di neve la slitta fece una repentina capriola e Babbo Natale, colto alla sprovvista, mollo’ le briglie e precipitò giù a capofitto, frantumando col suo peso la superficie ghiacciata del lago in cui cadde, inabissandosi immediatamente per rimanere eternamente tra le alghe lacustri il simbolo imbolsito e superato del Santo Natale, rossa e grassa curiosità per e alborelle e carpe e, perché no, anche di sguiscianti anguille..

Poco distante, sul ghiaccio, gli occhiali di Gucci mandarono un brillio complice e la neve, sollevata e leggera, iniziò a cadere a larghe falde, accompagnando le evoluzioni delle renne e della slitta là, nel cielo di un nuovo felice Natale.


Marisa Cappelletti