domenica 14 ottobre 2018

Il racconto della domenica

Erano estati cosi' lontane che fatico a ricordare ma, quando il cassetto dei ricordi si apre e le pagine del mio libro personale iniziano a sfogliarsi da sole, allora le immagini si affollano nitide, la nostalgia ormai dolce riaffiora, il rimpianto per chi non è piu' fisicamente con me fa sempre tanto male e quella bambina quasi persa nel tempo mi sorride e mi prende per mano portandomi con sè là dove sono stata felice.  

La famiglia Brambilla 

-La famiglia Brambilla in vacanza
Sulla vecchia balilla s’avanza…-

Cantavamo tutti e tre spensierati: la mamma, i capelli biondi al vento, seduta davanti di sbieco sulla canna, languidamente appoggiata a  papà che , occhi verdi fissi sulla strada e corpo atletico, pedalava senza sforzo e con estrema attenzione ed  infine io, piccola donnina dai  capelli ricci, scura da sembrare di un altro Paese , che ridevo e cantavo felice di stare stretta al mio bel babbo, seduta sul  cuscinetto appoggiato al portapacchi fissato dietro il sellino della bici.

Quella era la nostra Balilla.
Troppo poveri , come la maggioranza degli italiani negli anni ’50,  per avere un’automobile,   quando si  andava in vacanza  (quindici giorni a Chiavari), la bicicletta nera, tirata a lucido, veniva spedita via treno all’indirizzo della caserma dei Vigili del Fuoco, nella cui dependance c’erano gli alloggi estivi per le famiglie dei pompieri. 

Lo so, oggi puo’ sembrare assurda ed impensabile una tale sistemazione, ma allora, credetemi,  era meravigliosa, almeno per me!

Si partiva la mattina presto dalla Centrale dove si arrivava almeno un’ora prima, hai visto mai che il treno partisse in anticipo,  per un viaggio che a me pareva lunghissimo ed avventuroso con tutte quelle gallerie che portavano il buio improvviso  ed il rumore assordante del treno sulle rotaie, il vento caldo e l’odore acre di fumo e di catrame.
Mi batteva forte il cuore, chiudevo gli occhi e speravo finisse presto. 

Il chiaro in fondo al tunnel l’aria piena di sole e poi ancora buio e avanti cosi’ fino alle prime stazioni di mare: Recco, Camogli e via una dopo l’altra le stazioncine con le palme, gli oleandri, gli scorci di mare tra una casa rosa ed una verdina,  che mi facevano battere le mani dal finestrino abbassato, quel profumo pulito di sole, mare, fiori e felicità.

Poi finalmente Chiavari!
La stazione era piccola ed invasa dalle erbacce, noi si usciva e ci si riuniva davanti al cinema-teatro di Piazza Garibaldi dove i Vigili del Fuoco ci aspettavano  con il loro camion rosso brillante e ci portavano alla Caserma, alla periferia del paese.
 Era una antica villa,  nella campagna assolata vicino al fiume Entella. C’erano uno splendido giardino, il gioco delle bocce, la rimessa dell’autopompa, una costruzione relativamente nuova  per il dormitorio dei Vigili del Fuoco e quella seconda villa con le nostre camere.

Come nelle Colonie estive per bambini, si veniva divisi: le femmine con le femmine ed i maschi con i maschi, eccezion fatta naturalmente per i piu’ piccoli.
Penso che i miei genitori soffrissero molto questa separazione forzata, ma questo lo capii molti anni piu’ tardi.
I pasti venivano serviti nel refettorio comune ed ogni giorno, dalla colazione alla cena, si era tutti insieme, credo una trentina circa di persone, a mangiare, chiacchierare, ridere e scherzare, come in un banchetto  di nozze che si andava ripetendo per 15 giorni.

 La spiaggia distava penso due chilometri e la nostra “Balilla” era indispensabile.
Prima di partire alla volta del Lido di Chiavari, che a me pareva una cosa lussuosissima con  le sue cabine private in cemento su due piani, il solarium, il bar ed il ping pong da tavolo, raccoglievo in una parte del giardino adibita ad orto delle carotine piccole e tenere ed a metà strada ci fermavamo, caldo soffocante e frinire di cento cicale a tenerci compagnia, davanti ad una gabbia dove i conigli mi aspettavano ammassati contro la rete che li imprigionava.
Oggi mi sarei già rivolta da tempo alla LAV per liberarli!

Alla spiaggia, composta da sassi grandi o piccoli, ma sempre scomodissimi sassi, si stendevano gli asciugamani, si sistemavano la borsa ed i vestiti, la mamma mi abbassava il davanti del costumino di lana per farmi prendere il sole ed io inauguravo cosi’ il primo topless di tutti i tempi.

Poi papà mi faceva fare il bagno: avevo un salvagente verde ingombrante a forma di pesce, forse uno squalo,   e quando il babbo mi porto’ per la prima volta al largo (per me dove non toccavo era il largo), e tolse il tappino che teneva gonfio il pesce lasciandomi nella situazione di naufraga senza salvifici scogli, capii il significato del ghigno cattivo del malefico pesce.
 Pero’ imparai a nuotare. Allora funzionava cosi’. 

La sera, come ora si va al Pacha ad Ibiza, allora si andava da Giovannino, sotto i portici vecchi, dove si mangiavano  farinata e castagnaccio, si beveva vino bianco delle Cinque Terre e Ugo, grande amico di papà, suonava la chitarra e tutti cantavano fin oltre mezzanotte.
Oppure dal Sciur Pepin (alla milanese), osteria sgangherata sulla riva del fiume ed anche li’ giu’ vino in bicchieri di vetro spesso che ricordo ancora, come ricordo il gestore, il Pepin appunto, che con voce tenorile cantava La Spagnola tra i fischi e gli applausi della compagnia decisamente brilla.
No, io no.
Io, tra una scarica di immaginate voi che  cosa e l’altra (si’ perché a me il mare faceva quell’effetto dal giorno dell’arrivo alla mattina della partenza, ma ai miei pare non importasse piu’ di tanto, non mi si chieda come mai), dormivo. 

Non esistevano baby sitter ai tempi e credo che quegli omoni di pompieri non fossero disposti a farne le veci, cosi’ la sera dormivo in braccio a mamma e tornavo sulle spalle di papà. 

Andarono  avanti cosi’ le mie vacanze, con intermezzi tragi-comici: io che rischiai di affogare in  mezzo metro d’acqua, salvata da uno sconosciuto che mi tiro’ fuori dall’onda  sollevandomi per le bretelle del costume . La mamma era occupata a far la sirenetta e non se n’era accorta.
L’onda anomala che arrivo’ all’improvviso coprendo tutta la spiaggia fino alla massicciata del treno e ci porto’ via ogni cosa costringendoci a tornare a casa in costume da bagno fradicio ed a piedi nudi.
Il nonno, sordo, allegro e  gran macho degli anni cinquanta,  superato non si sa per quale ragione il passaggio a livello abbassato, non senti’ il fischio del treno né le grida di mamma e delle altre signore che lo stavano ammirando  e per un soffio non ne venne investito.

Insomma le solite cose,  che mi permisero di arrivare ai  quattordici anni.
Che non assomigliavano nemmeno lontanamente a quelli delle adolescenti di adesso: ero ancora una bambina coi capelli ricci, anche se ormai il costume non lo abbassavo piu’, non uscivo la sera e giocavo a palla e raccoglievo con papà  pezzi di vetro levigati dal mare sulla riva.

Ma,  e qui il ma è d’obbligo, un bel giorno capito’.
Eh si’ ci cascai anche io, io cosi’ bambina: mi innamorai perdutamente di Piero Pieri, bel pompiere toscano di stanza a Chiavari! 
Il primo a capirlo fu lui.

No, la mamma no, lei era troppo presa dal SUO pompiere.
Ma Piero, che doveva essere giovanissimo ed a me pareva un uomo, fu gentile, mi tratto’ come la sorellina minore, cerco’ in tutti i modi di non ferire i miei neonati sentimenti. Anche papà se ne accorse, non disse niente e mi lascio’ vivere in tormento ed estasi la mia prima cotta.

Ma ormai la frittata era fatta: non potevo piu’ vivere quel tipo di vacanza per genitori e bambini soltanto, ero diventata grande.

La Balilla tornata per l’ultima volta dal mare, fini’ in cantina, si riempi’ della polvere degli anni e dei ricordi, sostituita da una fiammante Vespa verde oliva su cui il babbo sfrecciava spericolatamente a 40 chilometri all’ora ed anche meno, per le vie di Milano non ancora intasate dal traffico e dai sensi unici e sul  Passo del Turchino per gioia sua e preoccupazione di mamma.

Io andai verso altre vacanze, altri mari, altri costumi da bagno, altri innamoramenti estivi, anche se papà rimase sempre, finché visse, il mio eroe.

Mia madre, sempre bella e bionda ed anche leggermente, simpaticamente svanita,   continuo’ ad occuparsi a tempo pieno del SUO pompiere.


Il tempo poi fece tutto il resto.


Marisa Cappelletti





 

venerdì 12 ottobre 2018

Editing


Mi piacerebbe tornare alla mia vecchia occupazione intrapresa dopo la quiescenza: lettura di testi inediti, valutazione, sinossi, editing, commenti.
Per la verità l'ho abbandonata perchè troppo impegnativa. Io non voglio un lavoro perchè non ho piu' l'età, ho già lavorato a sufficienza ed anche di piu' e non ho intenzione di occupare posti che potrebbero far comodo a gente piu' giovane di me.
Ma qualche cosa ogni tanto, la grande soddisfazione di scoprire un testo interessante e la felicità di leggere una lingua italiana se non perfetta (nessuno lo è; ho conosciuto professori di lettere moderne ed antiche che sbagliavano a dividere nomi ed aggettivi per andare a capo)  e sono la prima a sbagliare,  almeno accettabile e variata. 
Mi piacerebbe presentare qui libri ma anche racconti brevi e poesie.
C'è qualche scrittore interessato?
Io sono qui.


Marisa Cappelletti



mercoledì 10 ottobre 2018

Poesia per un pomeriggio ventoso e dolce


Ritrovarsi

Ti diro' quello che vuoi sentire
inventero' parole per poterlo fare.

Mi dirai quel che non ho sperato
avresti detto, mi avresti dato.

Ci diremo di come siamo veri
di quanto ci riempiano i pensieri

che girano veloci ed intrecciati
pesanti di quei sogni ritrovati.

Ti chiedero' ancora e ancora di restare,
mi dirai di nuovo di lasciarmi amare.

Ti scrivero' quello che a voce non so dire:
musica e rime per te che sai capire

quanto il silenzio possa regalare
a due che come noi voglion provare

ancora un'ultima o forse prima volta,
anche se piu' non soffia il vento 
della giovinezza, a volare.


Marisa Cappelletti






domenica 7 ottobre 2018

Ed a proposito di racconti milanesi

Anche questa è Milano!

Ieri sera dovevo partecipare, in un locale tipico milanese dalle parti di Viale Monza, alla presentazione di un libro.
Non conosco né il nome dell’autore né il titolo del libro e me ne dispiaccio, ma dovevo solo vedere il posto e rendermi conto di come il distributore della Casa Editrice che mi ha pubblicata presenta i libri.
Sono uscita da casa, con altre persone, alle 18, 15, convinti tutti che ce l’avremmo fatta benissimo per le 19.
Illusi!
Non abbiamo tenuto conto del traffico, ma soprattutto del traffico del sabato sera! Ma dove vanno tutti il sabato sera?
Mi sono trovata immersa in un fiume fermo di auto disciplinatamente (noi a Milano siamo cosi’: guidatori di solito disciplinati e rispettosi di semafori, divieti ed altre piacevolezze) in attesa di fare un…passo avanti dopo l’altro.
Ho potuto cosi’ apprezzare con tutta la calma possibile,  una Città immersa, oltre che nello smog, nella luce magica dell’inizio serata, scintillante delle mille luci di vetrine e palazzi, animata da una marea inarrestabile di persone di ogni età e razza che camminavano, attraversavano, parlavano, ridevano, si cercavano. In fondo non c’era alcun bisogno di altro: lo spettacolo era tutto li’ nei viali e nelle vie di Milano.
Il Corso piu’ lungo d’Europa, Corso Buenos Ayres, era come una gran dama vestita da sera,  adornata da mille diamanti che, trasformati in vetrine, lucevano di mille colori, i rumori del traffico attutiti dai finestrini chiusi dell’auto  non disturbavano lo spettacolo.
Certo, poi ci sono sempre gli inconvenienti anche nelle migliori rappresentazioni: ci siamo persi nei meandri di una periferia non proprio tranquilla e per niente sicura.
Abbiamo costeggiato gli antichi docks  di Via Ferrante Aporti, tutti ormai chiusi da tempo,  i muri  trasformati in tele imbrattate da mille writers  disperati, la strada sporca di tutto, i ponti sotto la ferrovia che è meglio, molto meglio non frequentare, le strade deserte dietro Viale Padova,  la paura che l’auto si potesse fermare in questo novello inferno metropolitano.
Fortunatamente non si è fermata e siamo riusciti a tornare su Viale Monza, rinunciando per sempre al localino tipico ed alla presentazione informale ed alternativa. Di alternativo ne avevamo già avuto a sufficienza.
E cosi’,  ancora immersi nel fiume immobile di auto pazienti (ma poi quando arrivano a destinazione, dove mai vanno a parcheggiare tutti quanti?), abbiamo preso la coraggiosa decisione di andare in un locale dalle parti di Piazza Sant’Ambrogio.  Ma, se non è serata non è serata,  passando davanti al Museo della Scienza e della Tecnologia abbiamo dovuto fermarci perché da un inquietante e gigantesco tir tutto nero stavano scaricando qualche cosa di evidentemente prezioso (forse opere d’arte, quadri o chissà cosa), infatti la via era ingombra di guardie armate piu’ inquietanti del tir!  Riusciti poi a passare, sorpresa: in Sant’Ambrogio non si va perché è tutto transennato per qualche lavoro misterioso, dunque giro a vuoto e, indovinate? Altra full immersion nel fiume di auto.
Alle 22 circa abbiamo deciso che non tentavamo nemmeno la via dei Navigli perché li’, la sera, sia sul Naviglio Grande che su quello Pavese, non è possibile, data l’enorme frequentazione, parcheggiare né figuriamoci poi cenare.
Ci siamo ritrovati alle 22,30 seduti intorno al tavolo di un ristorantino sotto casa di una persona del gruppo, a pochi metri di distanza dalle nostre abitazioni.
E’ stata un’avventura che io ho trovato comunque piacevole, se si escludono il mal di schiena per la seduta troppo lunga in auto, le code interminabili, le ambulanze che sfrecciano, i sensi vietati, i quartieri pericolosi.
Concludendo:  
-Che hai fatto sabato sera?-
-Sono uscita in auto!-
E niente fu mai piu’ vero di questo.


Marisa Cappelletti



Lassa pur ch'el mund el disa




giovedì 4 ottobre 2018

Racconti Milanesi


E' arrivato, in cartaceo nelle librerie convenzionate con Edizioni Montag e online nei maggiori siti di distribuzione quali La Feltrinelli, Mondadori Store, IBS, Libreriauniversitaria, Amazon ed altri.
Sono cosi' contenta che ve lo suggerisco subito:

www.ibs.it/racconti-milanesi-libro-marisa-cappelletti/e/9788868922849?inventoryId=120476722


Racconti milanesi

Marisa Cappelletti



    Editore: Montag
    Collana: Le Fenici
    Anno edizione: 2018
    In commercio dal: 24 settembre 2018
    Pagine: 93 p., Brossura
    • EAN: 9788868922849

    Descrizione
    Il profumo e il cuore di Milano, non sempre piacevole il primo, a volte crudele il secondo. Così è la metropoli dei tempi del fascismo e degli eroi di ogni giorno, la nuova grande città che "non è mai rimasta ferma sulle sue certezze" e va avanti con le vite dei suoi personaggi, da Giuseppe, giovane e involontario partigiano, all'esistenza grigia e solitaria di Francesca, da quelle perdute in circostanze misteriose nel Museo del Novecento, al sogno dei due vecchi amanti partiti per Tamarindo con un segreto che tale deve rimanere, dalla tragicomica storia di due pensionati incontratisi nel grande tentacolare supermercato, fino ad arrivare nelle viscere buie e calde della città, dove tutto accade e può accadere. Una Milano che, come i suoi protagonisti, corre, soffre, ama e vive.

    Se siete nati a Milano, se ci abitate, se siete curiosi della mia Città, se abitate altrove, se non siete italiani, ma vi piacciono le storie brevi, i libri che si leggono tutti d'un fiato, l'amore ed il mistero, ecco: il mio libro è per tutti voi!


    Marisa Cappelletti



    mercoledì 3 ottobre 2018

    Il blogger, questo incompreso


    Chi è il blogger? 
    Purtroppo oggi ci sono molti "operatori del web" che vengono definiti blogger, ma che tali non sono.
    Nel calderone finiscono coloro che scrivono articoli per le aziende, quelli che si occupano di piani editoriali, chi si spaccia per esperto di sport, o meglio di calcio, chi si fa passare per influencer ed i tuttologi che poco sanno e male scrivono.
    No, non sono questi i blogger.
    Il blogger è una persona indipendente che esprime opinioni sensate su argomenti ben definiti, che pubblica scritti farina del suo sacco, che ha passione e talento per la scrittura, indipendentemente dagli argomenti che tratta.
    Ora vengono offerti lavori da blogger:
    Ovvero le proprie idee condizionate dall'azienda datrice di lavoro. Non sono d'accordo, ma se serve per sbarcare il lunario allora va bene anche cosi'.
    Il blogger puo' essere considerato un giornalista?
    Non chiedetelo mai ad un giornalista munito di prezioso tesserino: attirereste la sua ira piu' funesta!
    E' vero che il giornalista "canonico" ha dovuto guadagnarselo il suo titolo, ma è anche vero che i tempi sono molto cambiati, che i social ed il web tutto la fanno da padroni ed un adeguamento anche in senso giornalistico sarebbe necessario.
    Alcuni grandi eventi, soprattutto letterari, come le importantissime  Fiere del libro di Torino e di Milano già riconoscono i blogger letterari come giornalisti e come tali li accreditano, invitandoli anche ad eventi correlati.
    Ne sono testimone perchè ogni anno ho il mio pass che mi permette di accedere alla sala stampa e ad ogni evento organizzato dall'ente della Fiera, agevolata nell' evitare file, nell'assistere alle conferenze-stampa, nell'avere sempre un posto anche all'avvenimento piu' esclusivo, permettendomi cosi' una visione d'insieme totale oltre che privilegiata, per poter in seguito scrivere articoli il piu' precisi possibile.   
    Speriamo che il blogger giornalista diventi una realtà quanto prima. 


    Marisa Cappelletti



        

    L'eco del tempo

    In un tempo lontano, in un posto qualsiasi, risuona ancora oggi l'eco crudele di inutili guerre combattute in una piana desolata tinta del sangue di uno, cento guerrieri periti in mille battaglie.




    Battaglie


    Echi di antiche sconfitte
    rimbalzano nel cielo striato
    d'arancio e di blu.

    Grida di voci perdute
    giungono sull'ala danzante
    del giorno che fugge.

    Rauchi singhiozzi si formano
    in un cuore che trafitto
    rimbalza nel petto immobile.

    E' rosso di sangue il tramonto.



    Marisa Cappelletti








    martedì 25 settembre 2018

    Concorsi letterari


    E dopo le meritate o no vacanze estive ecco, come di consuetudine, alcuni concorsi letterari la cui partecipazione è completamente gratuita.
    Il primo indicato mi sembra particolarmente interessante per gli sviluppi previsti e l'ultimo...beh spero che i non milanesi mi perdoneranno questo piccolo peccato di campanilismo, ma a me piace molto l'idea di scrivere in dialetto lombardo.




    PREMIO NAZIONALE NARRATIVA PER RAGAZZI RACCONTO BREVE  “IL NATALE E IL PORTO DI LIVORNO”
    Scadenza  10 novembre 2018


    L’INCONTRO LETTERARIO 2018
    Scadenza 31 0ttobre 218




    CARMINA ET SIDERA – DEDICATA A CHARLES DICKENS
    Scadenza 6 ottobre 2018


    PREMIO LETTERARIO ANTONIANUM 2018 XIX EDIZIONE
    Scadenza  31 dicembre 2018


    PRIMA CHE VEGNA NOTT
    Scadenza  10 novembre 2018


    E come d'uso, in bocca al lupo!


    Marisa Cappelletti







    lunedì 24 settembre 2018

    Poesia della sera



    Rinascere per l'ennesima volta, rialzarsi senza stancarsi mai, riprovare a vivere sostenuti da un sentimento che ci appartiene ed appartiene a chi è vicino, a chi ci farà per una volta ancora, volare.


    Come araba fenice


    Fammi volare.
    Dammi le ali che non conosco
    Portami piu’ su, oltre il mio qui.
    Fammi volare.
    Insegnami la gioia dei sentimenti
    Trovami un posto in te.
    Fammi volare.
    Come l’araba fenice risorta
    dalle ceneri di un gelido ieri.
    Fammi volare.
    Accarezzami le piume arruffate
    Asciuga le lacrime che le incollano.
    Fammi volare.
    Sorridi, amami, aprimi la vita
    ed io, io volero’.


    Marisa Cappelletti







    Flop letterari


    Ovvero: anche gli autori piu' venduti a volte inciampano.

    Vi è mai capitato di abbandonare un libro al suo destino di non letto dopo poche o molte pagine? 
    A me no.
    Mi dispiace per l'autore che ci ha messo l'anima per annoiarmi,  per l'editore che ci ha creduto, ma soprattutto per la storia che rimarrebbe, proprio perchè abbandonata, senza una fine.
    Beh, no, due libri non ho avuto il coraggio di terminare: Ulysses di James Joyce  e Alla ricerca del tempo perduto di Marcel Proust. 
    Sono sicura che molti mi capiranno cosi' smettero' di sentirmi in colpa.
    Purtroppo mi sta capitando ancora: Non di sentirmi in colpa, ma di non riuscire a proseguire la lettura di ben due autori: Stephen King e Dan Brown.


    Devo ammettere che Dan Bown non è tra i miei preferiti. Ricordo che quando lessi, in tempi non sospetti e cioè prima del boom letterario e cinematografico, Il Codice Da Vinci rimasi molto perplessa: non mi convinceva, pur essendo il professor Langdon un bel personaggio e la costruzione della storia molto complicata ma interessante, non mi ha mai convinta. La mia origine italiana e cattolica si ribellava alle ipotesi di Brown, c'era quasi un sentore di blasfemia nell'aria, mi infastidiva che questo oscuro scrittore americano si permettesse di stravolgere cosi' la Storia della mia religione di appartenenza. 
    Ora e lo so che errare humanum est. perseverare autem diabolicum, ho iniziato a leggere Origin.
    Diro' soltanto che sono arrivata a pagina 121 e nè io nè il professor Langdon abbiamo capito quale potrebbe essere la sconvolgente scoperta di Edmond Kirsch, anche se io qualche sospetto, conoscendo le preferenze di Brown, ce lo avrei! E la conoscenza non mi rende felice.
    Provo una profonda noia nel leggere dei preparativi infiniti di una conferenza che cambierà le sorti del mondo. Va bene, Kirsch, hai scoperto l'origine di qualche cosa, ma, avanti, spiegacela, dopo oltre 120 pagine anche il lettore piu' paziente non ne puo? piu'.


      
    Ma Stephen King mi piace molto. Mi sono sempre piaciute la leggerezza truculenta di certi suoi romanzi e le metafore sempre contenute nei suoi scritti  e nascoste tra le righe. Ho amato It, rappresentante terrorifico della vita, cosi' come mi sono piaciuti moltissimo Dolores Claiborne e Duma Key ma, c'è sempre un ma, il primo inciampo l'ho avuto con Mister Mercedes. Mi ha dato persino l'impressione che fosse scritto da qualcun altro. E subito dopo, non contenta, ho acquistato  Fine turno, non accorgendomi, pur leggendo come sempre la seconda di copertina, che era il seguito di Mister Mercedes.
    Lo trovo noioso, poco scorrevole, non all'altezza di tutta la produzione di King. E lo tengo li', sul comodino, nella speranza di aver voglia, non so come e non so quando, di arrivare alla fine, Sperando naturalmente che il protagonista cattivo, Brady Hartsfield muoia una volta per tutte!


    Marisa Cappelletti
       

    domenica 23 settembre 2018

    Riflessioni domenicali

    Che cosa resta?



    Bilanci

    A qualunque età rimangono sempre un filo di speranza,
    un giorno da vivere ancora.

    Restano i ricordi  le delusioni le ribellioni passate,
    le mille mosse sbagliate
    i bilanci in rosso, le promesse mancate i propositi sfumati,
    le ferite mai guarite.

    I sorrisi e le carezze lasciate, tutte le lacrime versate
    le paure superate.
    Il futuro sconosciuto, la voglia di cambiare lasciare fuggire.
    Resta l'anima, anche se pensi di averla perduta
    buttata o mai avuta.

    Ti resta il cuore malato spompato sprecato,
    regalato o rifiutato,
    un cuore che ancora batte si affanna ama e combatte.
    Rimane il tutto costruito o distrutto voluto e capitato,
    sentito, odiato.

    Sai che fino all'ultimo respiro, l'ultmo pensiero possibile,
    sarai li' con tutto quello che ancora ritieni accettabile.

    E non sarà finita perchè quel che resta e ne sei consapevole,
    è soltanto la vita.

    Da Senza Paura 2015
    di Marisa Cappelletti





    giovedì 20 settembre 2018

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    Marisa Cappelletti

                                         

    mercoledì 19 settembre 2018

    Era una sera un po' cosi'...


    Ed ho scritto questa poesia.
    Certo il titolo, come si puo' vedere qui sotto, è lunghetto, ma io adoro i titoli lunghi!
    Ammetto che anche la poesia è leggermente criptica, ma lasciamola cosi' e ciascuno la interpreti come piu' gli piace. 



    In un caldo settembre che non vuole lasciare il posto all'autunno

    Perduti in un mare virtuale,
    sulle strade insidiose di internet,
    in giorni dubbiosi di fine estate
    aspettano, forse invano,
    che la nave della comprensione
    si palesi all'orizzonte nascosto
    dalle nubi della lontananza.


    Marisa Cappelletti



    giovedì 6 settembre 2018

    Il tempo delle donne


    Il 7-8-9 settembre alla Triennale di Milano ci sarà  a cura del Corriere della Sera una festa o meglio un festival dedicato alle donne con eventi di ogni genere dalla  lectio magistralis alle interviste, dai work-shop alla musica, ai dibattiti, conferenze, teatro, momenti di gioco e momenti di espressioni libere di menti e di corpi.
    Naturalmente il genere maschile sarà partecipante in gran numero, cosi' come, naturalmente, il genere femminile.
    Il programma è vasto e molto interessante. Sei colori inseriti in altrettanti fiori rappresenteranno le varie argomentazioni degli eventi programmati:

    Fiore rosso:  Teatro dell'Arte                  
                            Per esempio: -La felicità adesso- che cosa (e chi)  ci fa star bene,                          prologo teatrale con Anna Foglietta e Gabriella Pession, Fabio Rovazzi  che fa quel che vuole, l'editoriale di Massimo Gramellini, le giocatrici della Nazionale di Calcio Femminile ed ancora intervista a Luca  Zingaretti ed epilogo de Le Vibrazioni .   
                    
    Fiore Viola: Salone d'onore
                            Per esempio : - Disabilità allegra-Storie di straordinaria riscossa contro gli imprevisti   della vita con tantissimi protagonisti, gente piu'o meno nota che racconterà dei propri handicap e di come sia riuscita a superarli.

    Fiore Verde: Triennale Lab
                              Per esempio:  - Quando sono felice esco-  Laboratorio di scrittura autobiografica
                                                       -  Chi crede nella rima crede nell'amore- Academy con Francesca        Genti poeta ed autrice di saggi.

    Fiore Arancio: Agorà
                           Per esempio:  - Non basta un garage ci vuole una visione-
    Filosofe e filosofi, scienziate e scienziati, innovatrici ed innovatori, donne e uomini di tecnologia: una corrente di pensieri per raccontare il futuro.

    Fiore Azzurro: Giardino
                           Per esempio:  - Hatha yoga- lezione di Paola Ginevra Buonomo
                                                   - La felicità di rendere felici- Con Ficarra e Picone

    Fiore Giallo: La Balena:
                           Per esempio:     Laboratori vari per bambini


    C'è tantissimo per ogni interesse, tanti autori, giornalisiti, attori, scrittori, scienziati, rofessori,cantanti, blogger, gente che parla, che recita, che spiega, che insegna che canta e l'argomento è il migliore che si potesse sciegliere:
                                         LA FELICITA'



    Marisa Cappelletti

    mercoledì 5 settembre 2018

    Quando qualche cosa mi delude...


    Sono cosi’ :
    non so tacere, non sono diplomatica, sono polemica e non so fingere che qualche cosa mi piaccia quando non mi piace affatto. 



    Mi chiedo da un po' di tempo quale sia il criterio di giudizio di un sito di scrittura peraltro seguitissimo.
    Mi rispondo: -Cè l'algoritmo (ma che farà mai in sostanza questo algoritmo nessuno lo spiega mai in dettaglio) che domina scritti ed autori, ci sono i contenuti sponsorizzati, cioè in parole povere paghi una certa somma o piu' somme per ottenere visibilità, aiuti editoriali, copertine personalizzate, per entrare nelle storie consigliate, indipendentemente da quello che hai scritto e da come lo hai scritto, poi ci sono gli amici, i followers ed i capitati per caso che leggono ed apprezzano. E qui nulla da eccepire-
    Dunque che cosa non convince?
    Non mi convince :
    l'indifferenza quasi assoluta per la validità di quello che viene scritto, per il valore reale dei racconti, delle poesie e di tutto cio' che è previsto si possa pubblicare.
    Non mi convince :
    che scritti che non piacciono a nessuno, niente like in parole povere, risultino tra le storie migliori del mese.
    Non mi convince :
    che per essere l'autore migliore serva soltanto essere piu' che presente sui social, dannarsi la giornata per esserci sempre, per condividere, apprezzare, suggerire, promuoversi.
    Una faticaccia, diciamocelo!
    E il sacro fuoco, l'impegno, la bravura? Quelle cose li' che fine fanno?
    Ci sono scrittori davvero dotati che non otterranno mai quel che si meritano e cioè essere letti ed apprezzati, solo perchè non sono abbastanza "social".
    Mi richiedo: ma allora che piattaforma di scrittura è mai?
    Non è una polemica, lungi dall'esserlo, ma sono semplicemente io che non ho capito e continuo a non capire.
    Saro' poco social media addicted?



    Marisa Cappelletti




    martedì 4 settembre 2018

    In un giorno pieno di sogni



    Un giorno, forse.

    Un giorno saremo sull’isola:
    immobili noi a guardare il mare,
    le  onde lunghe sotto gli albatros,
    i pini che profumeranno l’aria.

    Un giorno io mi stringero’ a te
     tu mi abbraccerai col tuo sorriso
    niente e nessuno potrà interrompere
    la magia del nostro tempo.

    Un giorno vestiti di bianco ,
    la pelle scurita e belli, piu’ belli
    del tempo dei  canti e delle rose,
    torneremo alla  casa  sull’acqua,

    Un giorno ballero’ , la  guancia sulla tua
    mi sussurrerai l’amore che hai,
    ti diro’  piano l’amore che voglio.

    Ci ameremo li’ tra la sabbia e il vento,
    come allora, come se  i  vent’anni
    fossero ancora con noi.

    Un giorno mi prenderai la mano
    E  ce ne andremo per essere felici.
    Un giorno.


    Marisa Cappelletti




    In un giorno buio




    La resa


    Non combatto piu’.
    Basta. Ho buttato le armi, ho deposto il mio cuore.
    La vecchiaia mi ha raggiunta forse oggi o forse ieri,
    ma è qui e mi avvolge come un nastro appiccicoso
    che non si scioglierà.
    Ho dato tutto e ho avuto in cambio poco piu’ di nulla,
    non ho voluto credere che per me non c’era niente in serbo,
    ho continuato stupida e testarda a regalare anche quando
    invece di un misero grazie ho ricevuto soltanto  insulti.
    Non combatto piu’.
    Lascio. Sia quel che sia per me finisce qui.
    Cancellata l’ultima illusione, l’ultimo balzo in un avanti che non c’è,
    mi fermo, fermo quei passi che non mi hanno mai condotto
    su una giusta strada, una facile via.
    No, non sprecare parole a cui non credo ormai,
    cui forse non ho mai creduto; lascia che sia quel che è stato tracciato.
    Io non combatto piu’.


    Marisa Cappelletti


       


    lunedì 3 settembre 2018

    Sul Naviglio Grande.


    Frequento spesso la via principale del Naviglio Grande ed anche le viette che tagliano il Corso.             
    La zona è molto caratteristica e di moda, frequentatissima da turisti di ogni Paese. Ad ogni passo sull'antico pavé ci sono piccoli ristoranti, negozi di artigiani, pittori, librerie, uno splendido fornitissimo negozio di dischi ed uno altrttanto bello che vende fumetti di ogni genere ed ancora antiquari e bar con musica dal vivo. In una vietta pedonale stranamente silenziosa, quasi di fronte alla mia gelateria preferita, c'è la liuteria che fabbrica e vende magnifiche, straordinarie chitarre.

    C’è un negozietto nella via pedonale che porta direttamente sul Naviglio Grande, un negozietto perso tra bar e ristorantini, che sorprendentemente vende chitarre. Da 20 anni.



    Guitars
    Una storia d'amore


    Prendimi la mano.

    Ed alcune sono li’ in quella vetrina scura e brillano di colori lucidi o di legni speciali. Ed il maestro che le crea mi guarda speranzoso ma anche deluso dalla mia età che non puo’ certo avere dita veloci che corrono su corde rock. E non sa invece che darei moltissimo per poter suonare, magari soltanto l’inizio, di Smoke on the water come uno scatenato Deep Purple di allora.

    Come sei bello, come sei mio.

    La chitarra elettrica sulla destra, tutta strass viola e metallo d’argento, è li’ che aspetta il suo uomo vestito forse di pelle, con i capelli lunghi, l’anello o gli anelli con i teschi, la t-shirt strappata, un chiodo al lobo ed un cuore innamorato. Lascia l’Harley fuori, entra e, come un amante stravolto dalla passione, se la porta via senza discutere nulla. Vuole lei e solo lei. E’ sicuro che con lei non potrà finire. Sarà per sempre.

    Sorridimi col tuo sorriso da ragazzo.

    Entro spiazzando l’uomo col gilè anni settanta ed i capelli appena spruzzati di bianco. Ah quanto sei giovane ragazzo! No, non posso né voglio comprare uno dei suoi gioielli, non so suonare, non conosco la musica, non ho nipoti chitarristi classici o rockettari. Voglio solo ammirare, magari una toccatina a due corde, se posso.
    Una piccola illusione che non costa niente. Mi sorride comprensivo e mi mostra una cassa in legno grezzo che sta costruendo. E’ come un padre che vede crescere le amatissime figlie e cerca di dar loro tutto il bello ed il meglio che puo’.

    Stai qui con me.

    Esco ringraziando e mi fermo un’ultima volta davanti alla vetrina scura: sono in cinque e mettono in mostra tutta la loro bellezza moderna e colorata, ammiccando ad una vecchia signora che le guarda nostalgica e non ancora paga di musica e di vita. So che tornero’.

    Vieni, andiamo via. 
    Insieme.



    Marisa Cappelletti









    domenica 2 settembre 2018

    Si ricomincia!



    L'estate è agli sgoccioli, finalmente permettetemi di dire! Una estate lunga, calda, assolata e, come ogni estate , ogni stagione, ogni giorno, purtroppo funestata da avvenimenti tragici, ultimo ma solo in ordine di tempo, la caduta del ponte Morandi a Genova. Tante vittime, tanto dolore, tante polemiche, tante ipotesi ed ancora nulla di certo. Il mio ricordo ed il mio cuore vanno alle vittime innocenti di una strage forse annunciata.





    Per iniziare settembre ho una piccola e modesta riflessione generata da una domanda arrivata alla fine di un dettagliato resoconto delle varie manie di molti famosi scrittori del passato e del presente e dalla spiegazione delle ragioni per le quali scrivono. La domanda era la seguente:

    "e voi di cosa scrivete? Perchè scrivete? E quale sarebbe la vostra bio?"

    Ecco la mia risposta:


    Prima di tutto ho una premessa: i miei anni sono tanti e mi hanno insegnato, tra le altre tre o quattro cose, a vedere la realtà con occhio disincantato. Mi raccomando: non scambiatelo per un occhio cinico, è solamente un occhio verde meno brillante di quel che fu, ma piu' aperto sulle cose della vita. Dunque non credo nel romanticismo della "professione" anche se per scrivere una certa dose di cuore è necessaria.

    Per me scrivere è un piacere, mai un lavoro .

    Non ho orari, anche se molto spesso scrivo di notte e non perchè sono un'inguaribile romantica, ma perchè a volte sono insonne, altre volte la mia adorata Agata è insonne pure lei e necessita di una o due uscite supplementari, ma anche perché la notte nessuno in casa ha bisogno di qualche cosa cosi' posso stare in pace con i miei pensieri e godermi il silenzio lasciando parlare solo quel che mi frulla per la testa.

    Scrivo da quando avevo circa nove anni e la mia prima soddisfazione l'ho avuta in quinta elementare con un tema sulla mia città e relativo premio in un grande teatro con le autorità comunali. Ero timida e ne fui traumatizzata.

    Ho il difetto o il dono della sintesi percio' non credo riuscirei mai a scrivere un romanzo, mi annoierei dopo 10 pagine, percio^non ci provo nemmeno.

    Sei anni fa ho scoperto la poesia e per me è stata una grande rivelazione ed un colpo di fulmine! Che c'è infatti di piu' sintetico di una poesia? Gli haiku poi per me sono il massimo, ma trovo seccante scrivere tre righe poetiche e poi doverne scrive altre venti per spiegare cosa intendevo in quelle tre.

    Credo che la maggior parte di chi scrive metta nei suoi componimenti qualche cosa di autobiografico, anche se la prima cosa che ti spiegano ad un qualunque corso di scrittura creativa è, insieme alla raccomandazione di usare pochissimi avverbi, di stare alla larga dalle tentazioni autobiografiche perchè quello che a noi pare imprescindibile a chi legge risulta il piu^delle volte ovvio e banale. Ed anche io faccio parte della comitiva, percio' c'è un po' di me, non sempre ma spesso, in quel che scrivo.

    Certo romanzeggio, a volte butto sul comico una situazione che per me é stata drammatica, ma penso sia giusto cosi'. Si scrive per sé ma, siamo sinceri, si scrive molto anche per gli altri, altrimenti basterebbe un diario, ed agli altri i nostri drammi personali non interessano mai piu' di tanto. I lettori non fanno eccezione.

    Dunque:


    Ho scritto scrivo e scrivero' perchè mi piace e, al diavolo la falsa modestia, perchè lo so fare e adoro vedere il mio nome stampato sulle pagine di un libro, perché chi mi vuole bene mi apprezza anche per questo, perché posso far passare per componimenti poetici o no, certe dichiarazioni o frasi personali che altrimenti non potrei mai scrivere. 


    Marisa Cappelletti