Scrivo racconti e poesie. Leggo tutto e di tutto. Amo la musica. Vivo i miei anni intensamente. Inutile ma doveroso aggiungere che tutti i diritti dei racconti e delle poesie pubblicati a mio nome sono coperti da Copywrite e quindi di mia esclusiva proprietà. La riproduzione è vietata.
Non ho mai amato la boxe, ma per lui, che si é sempre mosso sul ring e nella vita con la leggerezza e l'intelligenza di un grande, ho sempre fatto un'eccezione.
Piove a dirotto, a catinelle a piunonposso! Piove sulle strade di Milano che ormai sono pulitissime, sulle foglie tornate di un brillante verde libero dalla fuliggine dello smog, piove sulla mia adorata Agata perché ormai il cappottino impermeabile è divenuto permeabilissimo, piove sui miei poveri gelsomini che stanno affogando, sui gerani che perdono i colori vivaci, sulle rose ormai sfatte, sui limoni straniti. Piove sul lungo ponte che sta per finire, piove da non so piu' quanto, ho perso il conto. Credo dunque che mai poesia (e che poesia, signori!) sia stata piu' adatta di questa: La pioggia nel pineto Taci. Su le soglie
del bosco non odo
parole che dici
umane; ma odo
parole più nuove
che parlano gocciole e foglie
lontane.
Ascolta. Piove
dalle nuvole sparse.
Piove su le tamerici
salmastre ed arse,
piove su i pini
scagliosi ed irti,
piove su i mirti
divini,
su le ginestre fulgenti
di fiori accolti,
su i ginepri folti
di coccole aulenti,
piove su i nostri volti
silvani,
piove su le nostre mani
ignude,
su i nostri vestimenti
leggieri,
su i freschi pensieri
che l'anima schiude
novella,
su la favola bella
che ieri
t'illuse, che oggi m'illude,
o Ermione.
Odi? La pioggia cade
su la solitaria
verdura
con un crepitío che dura
e varia nell'aria
secondo le fronde
più rade, men rade.
Ascolta. Risponde
al pianto il canto
delle cicale
che il pianto australe
non impaura,
nè il ciel cinerino.
E il pino
ha un suono, e il mirto
altro suono, e il ginepro
altro ancóra, stromenti
diversi
sotto innumerevoli dita.
E immersi
noi siam nello spirto
silvestre,
d'arborea vita viventi;
e il tuo volto ebro
è molle di pioggia
come una foglia,
e le tue chiome
auliscono come
le chiare ginestre,
o creatura terrestre
che hai nome
Ermione.
Ascolta, ascolta. L'accordo
delle aeree cicale
a poco a poco
più sordo
si fa sotto il pianto
che cresce;
ma un canto vi si mesce
più roco
che di laggiù sale,
dall'umida ombra remota.
Più sordo e più fioco
s'allenta, si spegne.
Sola una nota
ancor trema, si spegne,
risorge, trema, si spegne.
Non s'ode voce del mare.
Or s'ode su tutta la fronda
crosciare
l'argentea pioggia
che monda,
il croscio che varia
secondo la fronda
più folta, men folta.
Ascolta.
La figlia dell'aria
è muta; ma la figlia
del limo lontana,
la rana,
canta nell'ombra più fonda,
chi sa dove, chi sa dove!
E piove su le tue ciglia,
Ermione.
Piove su le tue ciglia nere
sìche par tu pianga
ma di piacere; non bianca
ma quasi fatta virente,
par da scorza tu esca.
E tutta la vita è in noi fresca
aulente,
il cuor nel petto è come pesca
intatta,
tra le pàlpebre gli occhi
son come polle tra l'erbe,
i denti negli alvèoli
con come mandorle acerbe.
E andiam di fratta in fratta,
or congiunti or disciolti
(e il verde vigor rude
ci allaccia i mallèoli
c'intrica i ginocchi)
chi sa dove, chi sa dove!
E piove su i nostri vólti
silvani,
piove su le nostre mani
ignude,
su i nostri vestimenti
leggieri,
su i freschi pensieri
che l'anima schiude
novella,
su la favola bella
che ieri
m'illuse, che oggi t'illude,
o Ermione.
Gabriele D'Annunzio
Gabriele D'Annunzio, a volte scritto d'Annunzio, nome con
cui usava firmarsi, dal 1924 Principe di Montenevoso (Pescara, 12 marzo 1863 –
Gardone Riviera, 1º marzo 1938), è stato uno scrittore, poeta, drammaturgo,
militare, politico, giornalista e patriota italiano, simbolo del Decadentismo e
celebre figura della prima guerra mondiale.
Soprannominato il Vate, cioè "poeta sacro,
profeta", cantore dell'Italia umbertina, occupò una posizione preminente
nella letteratura italiana dal 1889 al 1910 circa e nella vita politica dal
1914 al 1924. È stato definito «eccezionale e ultimo interprete della più
duratura tradizione poetica italiana.
Esattamente 70 anni fa le donne italiane votarono per la prima volta e con il loro voto contribuirono alla nascita della Repubblica . A seguito del Referendum del 2 e 3 giugno 1946 indetto per decidere la forma di Stato da dare all'Italia dopo la seconda guerra mondiale, 12.717.923 (54%) di cittadini votarono per la Repubblica e 10.719.284 (45,7%) votarono per il mantenimento della monarchia. L'Italia divenne una Repubblica.
A Milano parte la stagione del cinema sotto le stelle
.
Con il primo Giugno parte la nuova stagione AriAnteo, uno degli appuntamenti piu' seguiti dell'estate milanese, che ormai da quasi trent'anni porta nei luoghi piu' suggestivi di Milano il cinema di qualità. Quest'anno ai luoghi tradizionali si aggiunge una nuova arena con 400 posti ai piedi della Torre Allianz di Arata Isozaki e della Torre Generali di Zaha Hadid a CityLife. Sono dunque 5 i cinema all'aperto; oltre all'ultima arrivata in Piazza Tre Torri, il cortile di Palazzo Reale in Piazza Duomo, il Chiostro dei glicini della Società Umanitaria, il Conservatorio e il Chiostro dell'Incoronata che riaprirà come la prima multi-sala all'aperto d'Italia con due schermi e due sale dotate di un sistema audio stereo in cuffia wireless. Si partirà stasera a Palazzo Reale con il thriller di Spielberg Il ponte delle spie per continuare poi a ruota dal 15 giugno nelle altre locations, fino al 15 settembre. Dal 1 Luglio inoltre il Conservatorio, prima dei film, proporrà per tutto il mese un concerto. Una serie di concerti sono previsti anche a Palazzo Reale con la collaborazione de I Pomeriggi Musicali. Se passate da Milano o se ci abitate, non perdete queste splendide occasioni!
Marisa Cappelletti
Porte sbattute da chi non capisce, non vuole sentire, non
vuole vedere.
Tutti quanti hanno chiuso porte per poi pentirsene o per non
riaprirle più.
Ognuno ha desiderato, almeno una volta, di poterle riaprire,
ma non ha più trovato nessuno dietro ad aspettare.
La mia vita è costellata di porte chiuse in faccia.
La prima da bimba: il mio compagno d'infanzia il primo
giorno d'asilo disse alla maestra di non conoscermi, correndo a prendere la
manina tesa di un'altra più bionda e sorridente di me.
L'ultima ieri. Che non è stata proprio una porta sbattuta e
chiusa ma la mia sensibilità e la mia mente di donna ed in quanto tale
complicata, l'hanno presa così.
Ogni volta, anno dopo anno, momento dopo momento, io ci
resto male, fino all'ultimo non me lo aspetto, ci sbatto il naso, mi scappa da
piangere!
E non imparo, non imparerò mai. Sto ancora lì dietro
ed aspetto che mi riaprano.
Tra le tante poesie per il mese di maggio ne ho scelte quattro.
La prima é di Rabindranath Tagore
(1861-1941), Premio Nobel per la letteratura nel 1913, nella raccolta Il
Giardiniere ha una poesia sul mese di maggio:
Era di maggio. Il pomeriggio afoso
sembrava interminabile. La terra riarsa
si spaccava nel gran caldo, assetata.
Dalla riva del fiume udii una voce
che gridava: “Vieni, tesoro mio”.
Chiusi il libro e aprii la finestra
per guardare fuori.
Vidi presso il fiume un grande bufalo, coperto di fango,
che guardava in giro con occhi placidi e pazienti;
un ragazzo, nell’acqua fino al ginocchio, lo chiamava
per farlo bagnare.
Sorrisi compiacente ed ebbi un senso di dolcezza
che m’invase il cuore.
Un’altra poesia sul mese di maggio è di James Joyce (1882-1941)
ed è tratta dalla raccolta Musica da camera:
Brezze di maggio, danzanti sul mare!
Via che danzate di solco in solco
il girotondo esultante, mentre in alto
vola la spuma a farsi ghirlanda
d’argentei archi gettati sull’aria,
vedete l’amor mio da qualche parte?
Ahimè! Ahi!
Brezze di maggio!
Amore è misero se il suo amore è assente.
Maggiolata è il titolo di questa semplice poesia di Giosué
Carducci (1835- 1907) Giosuè Alessandro Giuseppe Carducci è stato un poeta e
scrittore italiano. Fu il primo italiano a vincere il Premio Nobel per la
letteratura nel 1906
Maggio risveglia i nidi,
maggio risveglia i cuori;
porta le ortiche e i fiori,
i serpi e l’usignol.
Schiamazzano i fanciulli
in terra, in ciel gli augelli,
le donne han nei capelli
rose, negli occhi il sol.
Tra colli, prati e monti,
di fior tutto è una trama;
canta, germoglia ed ama
l’acqua, la terra, il ciel.
L’ultima poesia è di Giorgio Caproni (1912-1990) e ha per
titolo semplicemente Maggio:
Al bel tempo di maggio le serate
si fanno lunghe; e all’odore del fieno
che la strada, dal fondo, scalda in pieno
lume di luna, le allegre cantate
dall’osterie lontane, e le risate
dei giovani in amore, ad un sereno
spazio aprono porte e petto. Ameno
mese di maggio! E come alle folate
calde dall’erba risollevi i prati
ilari di chiarore, alle briose
tue arie, sopra i volti illuminati
a nuovo, una speranza di grandiose
notti più umane scalda i delicati
occhi, ed il sangue, alle giovani spose.
E per terminare questo piccolo omaggio ad uno splendido mese,
una delle piu’ belle canzoni napoletane
dell’ottocento: Era de maggio
E’ una canzone in lingua napoletana, basata sui versi di una
poesia del 1885 di Salvatore Di Giacomo e messa in musica da Mario Pasquale
Costa.
I versi sono quelli di una canzone d'amore. Nella prima
parte viene narrato l'addio, durante il mese di maggio, tra due amanti, i quali
si ripromettono di ritrovarsi negli stessi luoghi, ancora a maggio, per
rinnovare il loro amore. La seconda parte della canzone è incentrata sul nuovo
incontro tra i due innamorati.
Per tutti e per ogni cosa, situazione, esperienza, vita, per tutto c'é una prima volta. Ecco tre delle mie prime volte, in ordine inverso:
La prima volta (avevo...non ricordo piu')
E' stato niente ma é stato tutto.
Quel tutto che ci ritrova a ricordare,
ancora qui, tra sorrisi e lacrime, l'amore che non fu.
Il niente di quel giorno di un'estate lontana,
scandito da desideri inesperti
caduti ai piedi di un letto troppo grande per noi.
La prima volta di due anime spaventate
davanti alla realtà della vita,
una volta soltanto per capire che la fine era li'
in quella stanza orfana di respiri e sospiri.
Ma il vento gira portando i ricordi mai scordati
gli amori non confessati, le prime volte fallite.
Adesso, adesso é tutto nel vento che ci separa e ci unisce,
prima volta dopo tante volte, unica perfetta volta
di due cuori riuniti nel sogno della vita.
Marisa Cappelletti
La prima volta (avevo 10 anni)
Avevo 10 anni e già mi piaceva scrivere; cercavo di metterci
del mio nei temi di allora.
I titoli avrebbero scoraggiato anche Pirandello ma non me
che, cocciuta, continuavo a lottare contro la matita rossa della maestra Rovati (la blu
era per gli errori gravi, quelli di grammatica)la quale, pur apprezzando, non ammetteva alcun
volo, anche basso, di fantasia.
Ma un giorno, prima di un Natale anni '50 , probabilmente
scrissi un capolavoro perchè
improvvisamente risalii la china della stima della mia
insegnante. Mandò il tema ad un concorso indetto dal Comune di Milano e, sorpresa per me e
la mia famiglia tutta, lo vinsi!
Fu la mia prima volta come scrittrice ufficialmente
riconosciuta.
Non ricordo il premio, ma ricordo la mia emozione e
l'orgoglio del babbo che con un
sorriso enorme mai visto prima, quando salii sul palco del
teatro Manzoni, sirivolse praticamente a tutta la platea continuando a
ripetere -E' mia figlia, è mia figlia! -
Frequentavo la seconda media e, modestamente, nelle materie
letterarie ero bravissima.
Meno in matematica. Non mi sono mai piaciuti i calcoli, di
nessun genere.
La professoressa di lettere, di cui non ricordo e non ho mai
voluto ricordare il nome tanto ci eravamo antipatiche a vicenda, doveva per
forza di cose, anche se riluttante, darmi voti alti nei temi e fu così che un
giorno la preside ne lesse uno ed eccomi ancora lì, ad un altro concorso.
Indovinate? Lo vinsi! Papà era ancora molto orgoglioso, ma cominciava ad
abituarsi alle premiazioni.
Il mio percorso scolastico fu un susseguirsi di misere
sufficienze nelle materie scientifiche ed ottimi voti per ottimi temi e
riassunti vari. Ma a diciotto anni, dopo la maturità tutto finì.
Che successe?
Mi successe la vita!
Marisa Cappelletti
La prima volta (avevo pochi minuti)
Sono nata in un gennaio freddissimo alla fine degli anni
quaranta. Nevicava e papà, preoccupato
per le strade pericolose, penso’ bene di chiamare l’ambulanza dei suoi
colleghi. Fu cosi’ che arrivammo, io e
mamma, trionfalmente sulla rampa dell’Ospedale
Regina Elena di Milano a bordo di una fiammante
e urlante rossa ambulanza dei Vigili del Fuoco. Non so bene come fu, ma mi riferirono anni
dopo, che nacqui quasi subito dopo l’arrivo,
tranquillamente e serenamente, con un gran ciuffo di capelli ed un piccolo
sorriso di gratitudine per il Corpo dei Vigili del Fuoco che se ne stava sulla
soglia della stanza imbarazzato ed orgoglioso di aver contribuito in qualche
modo alla mia venuta al mondo.
Fu anche la prima volta, purtroppo, di nonna Alice che, impayiente di vedere la sua prima nipotina, si precipito' fuori casa, scivolo' sulla neve ghiacciata e si ruppe, per la prima volta, una gamba.
Fortunatamente ricordo' sempre l'episodio con grande allegria.
Vorrei farvi conoscere questa poesia che a me piace e che in parte mi riguarda, non foss'altro che per ragioni di età:
Discorso alla gioventu' All'età vostra il mio futuro era a forma di flipper, una molla mi buttava in salita nel corridoio di lancio. Sbucavo sulla pista, partivano i rimbalzi. Poi nella ressa dei minuti primi il futuro non somiglio? piu? a niente. All'età vostra una mano di ragazza tenuta sotto il tavolo mi faceva immaginare i figli. Le ore della scuola erano un carro, io un cavallo da tiro, le redini nel pugno di un cocchiere alle spalle. I capelli sbiancati degli anziani era neve perenne, spettava a loro un'epoca glaciale. All'età vostra la parola oceano mi riempiva la bocca di saliva. Era diverso il pianto dei bambini, senza capriccio, stizza, serviva a riscaldare, anche al dolore serve una temperatura. All'età vostra il secolo chiudeva i battenti ed i battuti, malgrado l'avviso di chiusura sono rimasto dentro, é da li' che vi sbircio. All'età vostra c'erano le navi con i viaggiatori, andavano lontano. Quelle di ora girano una pista, vanno in crociera, fanno il girotondo. All'età vostra si partiva di schiena sulla strada sterrata della fine dei film di Charlot: Spedivano denari da laggiu', nessuna cartolina. Ritornavano in pochi. Non vi offendete per le differenze, servono a misurare il tempo meglio di calendari e di orologi. All'età vostra: formula balorda, si é coetanei solo di se stessi: Non ho avuta la vostra, c'é stata un'età mia, una camicia di cotone blu, si macchio' di vernice da non poterla mettere. Non l'ho data via, sta nell'armadio appesa con le altre. Sulle spalle sarebbe l'abbraccio di mio padre. E' stata cosi' tanto tempo fa, quella camicia, età, da essere suo figlio. E' durata qualche viaggio notturno nello scompartimento affumicato, Torino Porta Nuova-Napoli Centrale, per un appuntamento col terremoto dell'autunno '80. E' durata una notte di maggio del '69, l'amore avuto senza sapere che farci. E' stato migliore di ogni sapere che farci. Ancora mi lodo per l'incompetenza di avere lasciato l'amore dov'era. Vi saluto dal basso e non dall'alto, dalla distanza che non é esperienza, dallo schiaffo del flipper per non andare in buca. Erri De Luca Da "Il piu' e il meno" Edizioni Feltrinelli, ottobre 2015
I ricordi, a volte, prendono possesso delle nostre menti e ci trascinano dove non pensavamo piu' di tornare. I ricordi, spesso, portano con sé una struggente nostalgia di quel che é stato sull'onda di una vecchia canzone ascoltata per caso o di una frase letta distrattamente. Ma i ricordi ci rendono consapevoli della vita passata e donano speranza in quel che verrà.
Ieri era il compleanno di uno degli scrittori italiani che piu' mi piacciono: Erri De Luca. Poeta, scrittore, giornalista, traduttore, saggista, attore teatrale, autore di cinema e di teatro e probabilmente molto altro. Enrico De Luca, detto Erri, é nato a Napoli il 20 maggio 1950, Ha pubblicato quattro raccolte poetiche e ben sessantadue romanzi. Personalmente amo la sua capacità di sintesi (i suoi libri non superano mai 150 pagine comprensive di introduzione e sommario) e la sua scrittura che mi riporta spesso a grandi scrittori sudamericani primo fra tutti Garcia Marquez. Ho amato molto Tu, mio, Storia di Irene e Il peso della farfalla. Sto leggendo Il piu' e il meno, in cui De Luca si racconta, una sorta di autobiografia socialmente impegnata. Come sempre scritta in modo esemplarmente semplice e con un linguaggio molto piu' che gradevole, con un uso magistrale della lingua italiana.
« Considero valore ogni forma di vita, la neve, la fragola,
la mosca. Considero valore il regno minerale, l'assemblea delle stelle.
Considero valore il vino finché dura il pasto, un sorriso involontario, la
stanchezza di chi non si è risparmiato, due vecchi che si amano. »
(Erri De Luca, Valore, da Opera sull'acqua e altre poesie,
Einaudi, Torino, 2002)