domenica 5 giugno 2016

I maschi


Cari signori non offendetevi, prendetela con ironia, é soltanto un divertissement, null'altro!


Il Principe azzurro

Due cose alla volta non le sa fare,
di altre due o tre sa solo parlare,
gli basta citare i vecchi stereotipi
di donna belloccia che sta lì in cucina,
si trucca, si veste e pare cretina
per sentirsi subito a lei superiore,
per credersi ancora un gran cacciatore,
pensare che lui solo lo sa fare bene,
che tutte sian lì a guardargli il pene
nascosto a fatica, lui pensa, in quelle mutande
(non sempre pulite), perchè troppo grande.
Il più delle volte, non lo sa il tapino,
la donna é delusa da quel suo cosino.
Questo é un mondo di maschi, mie belle signore
e se, come é vero, con quello ragiona,
perchè poi stupirsi se nulla funziona?


Marisa Cappelletti





sabato 4 giugno 2016

Muhammad Ali


Non ho mai amato la boxe, ma per lui, che si é sempre mosso sul ring e nella vita con la leggerezza e l'intelligenza di un grande, ho sempre fatto un'eccezione.


Ciao Cassius e perdonami se io ti ricordo
con questo nome che non volevi piu'.                        


Sparring partner                                                    
Paolo Conte                                                             


Marisa Cappelletti                                                                                                                                


  
                       

                                        

E piove


Piove a dirotto, a catinelle a piunonposso!
Piove sulle strade di Milano che ormai sono pulitissime, sulle foglie tornate di un brillante verde libero dalla fuliggine dello smog, piove sulla mia adorata Agata perché ormai il cappottino impermeabile è divenuto permeabilissimo, piove sui miei poveri gelsomini che stanno affogando, sui gerani che perdono i colori vivaci, sulle rose ormai sfatte, sui limoni straniti. Piove sul lungo ponte che sta per finire, piove da non so piu' quanto, ho perso il conto.
Credo dunque che mai poesia (e che poesia, signori!) sia stata piu' adatta di questa:

La pioggia nel pineto

 Taci. Su le soglie
del bosco non odo
parole che dici
umane; ma odo
parole più nuove
che parlano gocciole e foglie
lontane.
Ascolta. Piove
dalle nuvole sparse.
Piove su le tamerici
salmastre ed arse,
piove su i pini
scagliosi ed irti,
piove su i mirti
divini,
su le ginestre fulgenti
di fiori accolti,
su i ginepri folti
di coccole aulenti,
piove su i nostri  volti
silvani,
piove su le nostre mani
ignude,
su i nostri vestimenti
leggieri,
su i freschi pensieri
che l'anima schiude
novella,
su la favola bella
che ieri
t'illuse, che oggi m'illude,
o Ermione.

Odi? La pioggia cade
su la solitaria
verdura
con un crepitío che dura
e varia nell'aria
secondo le fronde
più rade, men rade.
Ascolta. Risponde
al pianto il canto
delle cicale
che il pianto australe
non impaura,
nè il ciel cinerino.
E il pino
ha un suono, e il mirto
altro suono, e il ginepro
altro ancóra, stromenti
diversi
sotto innumerevoli dita.
E immersi
noi siam nello spirto
silvestre,
d'arborea vita viventi;
e il tuo volto ebro
è molle di pioggia
come una foglia,
e le tue chiome
auliscono come
le chiare ginestre,
o creatura terrestre
che hai nome
Ermione.

Ascolta, ascolta. L'accordo
delle aeree cicale
a poco a poco
più sordo
si fa sotto il pianto
che cresce;
ma un canto vi si mesce
più roco
che di laggiù sale,
dall'umida ombra remota.
Più sordo e più fioco
s'allenta, si spegne.
Sola una nota
ancor trema, si spegne,
risorge, trema, si spegne.
Non s'ode voce del mare.
Or s'ode su tutta la fronda
crosciare
l'argentea pioggia
che monda,
il croscio che varia
secondo la fronda
più folta, men folta.
Ascolta.
La figlia dell'aria
è muta; ma la figlia
del limo lontana,
la rana,
canta nell'ombra più fonda,
chi sa dove, chi sa dove!
E piove su le tue ciglia,
Ermione.

Piove su le tue ciglia nere
sìche par tu pianga
ma di piacere; non bianca
ma quasi fatta virente,
par da scorza tu esca.
E tutta la vita è in noi fresca
aulente,
il cuor nel petto è come pesca
intatta,
tra le pàlpebre gli occhi
son come polle tra l'erbe,
i denti negli alvèoli
con come mandorle acerbe.
E andiam di fratta in fratta,
or congiunti or disciolti
(e il verde vigor rude
ci allaccia i mallèoli
c'intrica i ginocchi)
chi sa dove, chi sa dove!
E piove su i nostri vólti
silvani,
piove su le nostre mani
ignude,
su i nostri vestimenti
leggieri,
su i freschi pensieri
che l'anima schiude
novella,
su la favola bella
che ieri
m'illuse, che oggi t'illude,
o Ermione.

Gabriele D'Annunzio



Gabriele D'Annunzio, a volte scritto d'Annunzio, nome con cui usava firmarsi, dal 1924 Principe di Montenevoso (Pescara, 12 marzo 1863 – Gardone Riviera, 1º marzo 1938), è stato uno scrittore, poeta, drammaturgo, militare, politico, giornalista e patriota italiano, simbolo del Decadentismo e celebre figura della prima guerra mondiale.
Soprannominato il Vate, cioè "poeta sacro, profeta", cantore dell'Italia umbertina, occupò una posizione preminente nella letteratura italiana dal 1889 al 1910 circa e nella vita politica dal 1914 al 1924. È stato definito «eccezionale e ultimo interprete della più duratura tradizione poetica italiana.




Marisa Cappelletti

venerdì 3 giugno 2016

Case



Cercando Casa


Pensavo di averla trovata una casa da vivere.
E' crollata per una furiosa tempesta arrivata
senza colpe né preavviso portandosi via tutto
ciò che avevo nel cuore, lasciandomi nuda
a guardare le vite scorrere al di là del muro
alzato in difesa di quello che non possedevo.
Non ho più cercato una casa da abitare.
Ho trovato un castello in cui sono regina,
un fuoco rimasto a covare sotto una brace
mai spenta. Un soffio leggero lo ha fatto
rinascere per poter riscaldare la voragine vuota
che avevo dentro. Tu sei la mia casa il mio re
le mie mura, la sedia su cui riposare, il tetto
che mi ripara da fulmini di temporali passati.
La finestra aperta al sole che mi sa ancora scaldare.


Marisa Cappelletti



giovedì 2 giugno 2016

Viva l'Italia!


Esattamente 70 anni fa le donne italiane votarono per la prima volta e con il loro voto contribuirono alla nascita della Repubblica .
A seguito del Referendum del 2 e 3 giugno 1946 indetto per decidere la forma di Stato da dare all'Italia dopo la seconda guerra mondiale, 12.717.923 (54%) di cittadini votarono per la Repubblica e 10.719.284 (45,7%) votarono per il mantenimento della monarchia. 
L'Italia divenne una Repubblica.



Marisa Cappelletti





mercoledì 1 giugno 2016

Il senso della storia...


Sulle note di  "Un senso" di Vasco Rossi



Devo trovare un senso a queste righe
anche se questa storia un senso non ce l'ha.
Devo finire in fretta il mio racconto
anche se il mio racconto una trama non ce l'ha.
E l'editore ha detto che se non consegno
di certo lui non mi pagherà.
Sai che cosa penso
che se non c'é il senso
domani arriverà..
E scriverò lo stesso.
Senti che bel ritmo
so dare al periodo,
vedrai sarà un successo...
Devo ammazzare tutti i personaggi
così forse la fine arriverà.
Devo trovare la fine del romanzo
anche se il romanzo una fine non ce l'ha....


Marisa Cappelletti

 Perdonatemi, sarà il tempo... 




Cinema Cinema


A Milano parte la stagione del cinema sotto le stelle
.
Milano, parte l'estate del cinema all'aperto: una nuova arena anche ai piedi dei grattacieli

Con il primo Giugno parte la nuova stagione AriAnteo, uno degli appuntamenti piu' seguiti dell'estate milanese, che ormai da quasi trent'anni porta nei luoghi piu' suggestivi di Milano il cinema di qualità.
Quest'anno ai luoghi tradizionali si aggiunge una nuova arena con 400 posti ai piedi della Torre Allianz di Arata Isozaki e della Torre Generali di Zaha Hadid a CityLife.
Sono dunque 5 i cinema all'aperto; oltre all'ultima arrivata in Piazza Tre Torri, il cortile di Palazzo Reale in Piazza Duomo, il Chiostro dei glicini della Società Umanitaria, il Conservatorio e il Chiostro dell'Incoronata che riaprirà come la prima multi-sala all'aperto d'Italia con due schermi e due sale dotate di un sistema audio stereo in cuffia wireless.
Si partirà stasera a Palazzo Reale con il thriller di Spielberg Il ponte delle spie per continuare poi a ruota dal 15 giugno nelle altre locations, fino al 15 settembre.
Dal 1 Luglio inoltre il Conservatorio, prima dei film, proporrà per tutto il mese un concerto. Una serie di concerti sono previsti anche a Palazzo Reale con la collaborazione de I Pomeriggi Musicali.
Se passate da Milano o se ci abitate, non perdete queste splendide occasioni! 


Marisa Cappelletti

martedì 31 maggio 2016

Piccola storia in rima

Ballata del piccolo uomo



Il mare era verde, la rena già scura.
La sera avanzava portando frescura
sull'isola amata dal piccolo uomo
di tuffi e di sole mai stanco, mai domo.
Il vento portava una voce argentina
che stava cantando una nenia bambina.
Il piccolo uomo si fermò incantato
da quella canzone che aveva portato
a lui così giovane e ancora sincero
la dolcezza e l'amore del creato intero.
-Chi sei tu che canti come mai ho ascoltato,
tu che mi racconti di onde e di blu, di pesci
e di mostri che non ho incontrato,
di un mondo che forse é andato perduto?-
-Io sono colei che impera regina
tra stelle di mare e pesci d'argento
conchiglie dorate e vascelli in rovina.-
- Non so, non capisco, ti prego racconta
la storia infinita, la fiaba che incanta!-
-Io sono Sirena padrona del mare
la donna del mito che ti sa incatenare,
ti lega con alghe fluttuanti nel blu,
ti trascina con sé negli abissi, quaggiù
dove tutto é irreale silenzio e poesia-
Il piccolo uomo avanzò tra le onde
di quel mare verde rapito dal suono,
dal canto ammaliante e dall'utopia
di una favola eterna d'amore e di pace.
Sirena, bugiarda, gli tese le braccia
attirando il giovane nella sua scia.
Il sole al tramonto si perse nell'onda
le umane illusioni fuggirono via.
Il vento pietoso il canto quietò
nel buio incombente del piccolo uomo
soltanto un ricordo lontano restò.


Marisa Cappelletti


lunedì 30 maggio 2016

Perché...


Perché é lunedi', perché ero giovane, perché mi piace ancora, perché ci credo sempre, perché si'.



La donna di picche
Little Tony  1968


Marisa Cappelletti

domenica 29 maggio 2016

Considerazioni domenicali (ma per puro caso)


Porte in faccia

Mi succede ancora, mi è successo ieri.
Porte sbattute da chi non capisce, non vuole sentire, non vuole vedere.
Tutti quanti hanno chiuso porte per poi pentirsene o per non riaprirle più.
Ognuno ha desiderato, almeno una volta, di poterle riaprire, ma non ha più trovato nessuno dietro ad aspettare.
La mia vita è costellata di porte chiuse in faccia.
La prima da bimba: il mio compagno d'infanzia il primo giorno d'asilo disse alla maestra di non conoscermi, correndo a prendere la manina tesa di un'altra più bionda e sorridente di me.
L'ultima ieri. Che non è stata proprio una porta sbattuta e chiusa ma la mia sensibilità e la mia mente di donna ed in quanto tale complicata, l'hanno presa così.
Ogni volta, anno dopo anno, momento dopo momento, io ci resto male, fino all'ultimo non me lo aspetto, ci sbatto il naso, mi scappa da piangere!
E non imparo, non imparerò mai.  
Sto ancora lì dietro ed aspetto che mi riaprano.


Marisa Cappelletti



sabato 28 maggio 2016

Sabato sera d'amore

Questo amore

Stiamo cosi' stasera:
abbracciati e sciolti di tenerezza
innamorati e persi di desiderio
tu cantami una canzone d'amore
ti ripaghero' con una poesia...


Impossibile non conoscerla o non averla letta almeno una volta nella vita:

Questo amore

Questo amore
Così violento
Così fragile
Così tenero
Così disperato
Questo amore
Bello come il giorno
Cattivo come il tempo
Quando il tempo è cattivo
Questo amore così vero
Questo amore così bello
Così felice
Così gioioso
Così irrisorio
Tremante di paura come un bambino quando è buio
Così sicuro di sé
Come un uomo tranquillo nel cuore della notte
Questo amore che faceva paura
Agli altri
E li faceva parlare e impallidire
Questo amore tenuto d’occhio
Perché noi lo tenevamo d’occhio
Braccato ferito calpestato fatto fuori negato cancellato
Perché noi l’abbiamo braccato ferito calpestato fatto fuori negato cancellato
Questo amore tutt’intero
Così vivo ancora
E baciato dal sole
È il tuo amore
È il mio amore
È quel che è stato
Questa cosa sempre nuova
Che non è mai cambiata
Vera come una pianta
Tremante come un uccello
Calda viva come l’estate
Sia tu che io possiamo
Andare e tornare possiamo
Dimenticare
E poi riaddormentarci
Svegliarci soffrire invecchiare
Addormentarci ancora
Sognarci della morte
Ringiovanire
E svegli sorridere ridere
Il nostro amore non si muove
Testardo come un mulo
Vivo come il desiderio
Crudele come la memoria
Stupido come i rimpianti
Tenero come il ricordo
Freddo come il marmo
Bello come il giorno
Fragile come un bambino
Ci guarda sorridendo
Ci parla senza dire
E io l’ascolto tremando
E grido
Grido per te
Grido per me
Ti supplico
Per te per me per tutti quelli che si amano
E che si sono amati
Oh sì gli grido
Per te per me per tutti gli altri
Che non conosco
Resta dove sei
Non andartene via
Resta dov’eri un tempo
Resta dove sei
Non muoverti
Non te ne andare
Noi che siamo amati noi t’abbiamo
Dimenticato
Tu non dimenticarci
Non avevamo che te sulla terra
Non lasciarci morire assiderati
Lontano sempre più lontano
Dove tu vuoi
Dacci un segno di vita
Più tardi, più tardi, di notte
Nella foresta del ricordo
Sorgi improvviso
Tendici la mano
Portaci in salvo.

Jacques Prevert

Marisa Cappelletti


Tributo a Maggio


Tra le tante poesie per il mese di maggio ne ho scelte quattro.

 La prima é di Rabindranath Tagore (1861-1941), Premio Nobel per la letteratura nel 1913, nella raccolta Il Giardiniere ha una poesia sul mese di maggio:

Era di maggio. Il pomeriggio afoso
sembrava interminabile. La terra riarsa
si spaccava nel gran caldo, assetata.
Dalla riva del fiume udii una voce
che gridava: “Vieni, tesoro mio”.
Chiusi il libro e aprii la finestra
per guardare fuori.
Vidi presso il fiume un grande bufalo, coperto di fango,
che guardava in giro con occhi placidi e pazienti;
un ragazzo, nell’acqua fino al ginocchio, lo chiamava
per farlo bagnare.
Sorrisi compiacente ed ebbi un senso di dolcezza
che m’invase il cuore.

Un’altra poesia sul mese di maggio è di James Joyce (1882-1941) ed è tratta dalla raccolta Musica da camera:

Brezze di maggio, danzanti sul mare!
Via che danzate di solco in solco
il girotondo esultante, mentre in alto
vola la spuma a farsi ghirlanda
d’argentei archi gettati sull’aria,
vedete l’amor mio da qualche parte?
Ahimè! Ahi!
Brezze di maggio!
Amore è misero se il suo amore è assente.


Maggiolata è il titolo di questa semplice poesia di Giosué Carducci (1835- 1907) Giosuè Alessandro Giuseppe Carducci è stato un poeta e scrittore italiano. Fu il primo italiano a vincere il Premio Nobel per la letteratura nel 1906

Maggio risveglia i nidi,
maggio risveglia i cuori;
porta le ortiche e i fiori,
i serpi e l’usignol.
Schiamazzano i fanciulli
in terra, in ciel gli augelli,
le donne han nei capelli
rose, negli occhi il sol.
Tra colli, prati e monti,
di fior tutto è una trama;
canta, germoglia ed ama
l’acqua, la terra, il ciel.


L’ultima poesia è di Giorgio Caproni (1912-1990) e ha per titolo semplicemente Maggio:

Al bel tempo di maggio le serate
si fanno lunghe; e all’odore del fieno
che la strada, dal fondo, scalda in pieno
lume di luna, le allegre cantate
dall’osterie lontane, e le risate
dei giovani in amore, ad un sereno
spazio aprono porte e petto. Ameno
mese di maggio! E come alle folate
calde dall’erba risollevi i prati
ilari di chiarore, alle briose
tue arie, sopra i volti illuminati
a nuovo, una speranza di grandiose
notti più umane scalda i delicati
occhi, ed il sangue, alle giovani spose.





E per terminare questo piccolo omaggio ad uno splendido mese, una delle piu’ belle canzoni napoletane  dell’ottocento:   Era de maggio

E’ una canzone in lingua napoletana, basata sui versi di una poesia del 1885 di Salvatore Di Giacomo e messa in musica da Mario Pasquale Costa.

I versi sono quelli di una canzone d'amore. Nella prima parte viene narrato l'addio, durante il mese di maggio, tra due amanti, i quali si ripromettono di ritrovarsi negli stessi luoghi, ancora a maggio, per rinnovare il loro amore. La seconda parte della canzone è incentrata sul nuovo incontro tra i due innamorati.



Massimo Ranieri canta
Era de Maggio 
di Salvatore Di Giacomo



Marisa Cappelletti





venerdì 27 maggio 2016

Amo lui

Secondo brano pubblicato nella raccolta
Amo Lui di Montegrappa edizioni.


Cosi'

.....E chiuderò la porta, qualsiasi sia il posto,
dritta davanti a te mi spoglierò piano fino a restare nuda.
Ti guarderò negli occhi con sicurezza:
-Sono così, sono quella che sono con tutti gli anni
le ingiurie, i problemi e l'esperienza addosso.
Ecco, sono qui-
Piangerò dentro per l'emozione, gli inganni e la bellezza persa :
-Puoi lasciarmi sola ed uscire, se vuoi, ti saprò capire.-
Ma se resterai questo giorno non ce lo dimenticheremo più
perché dovrai amarmi, lasciarti amare, con il corpo e con il cuore,
oltre la nostra età, oltre il reale, senza respiro.
Ti verrò incontro, ti metterò le braccia intorno al collo e ti bacerò
di un bacio leggero poi mi stringerò così forte a te che sentirai ogni battito attraverso i vestiti, attraverso i desideri.
Non avremo più parole né pensieri.
Mi accarezzerai con dolcezza e tremerò sotto le tue mani,
mi bacerai sempre più impaziente, sentirò sotto le dita
la tua pelle ancora giovane e calda solo per me.
E poi, poi non so.
Lasciamo al caso, al momento, all'intensità di tutto,
so soltanto che sarà come non è mai stato, per me e per te.............


Marisa Cappelletti



mercoledì 25 maggio 2016

Scrivere!



Concorsi Letterari Gratuiti
Un concorso semplice, un concorso intrigante, un concorso impegnativo.
Cimentatevi!

Premio Letterario Internazionale Terra d'Aspromonte  II Edizione
Scadenza iscrizione: 05 Giugno 2016

Concorso Letterario La Bugia V Edizione
Scadenza iscrizione: 09 Luglio 2016


Concorso Nazionale Premio di Prosa Lirica inedita in occasione del Centenario del “viaggio
chiamato amore” di Dino Campana e Sibilla Aleramo II Edizione
Scadenza iscrizione: 09 Agosto 2016


Marisa Cappelletti


martedì 24 maggio 2016

Tanto tempo fa

Per tutti e per ogni cosa, situazione, esperienza, vita, per tutto c'é una prima volta. 
Ecco tre delle mie prime volte, in ordine inverso:



La prima volta (avevo...non ricordo piu')


E' stato niente ma é stato tutto.
Quel tutto che ci ritrova a ricordare,
ancora qui, tra sorrisi e lacrime, l'amore che non fu.
Il niente di quel giorno di un'estate lontana,
scandito da desideri inesperti
caduti ai piedi di un letto troppo grande per noi.
La prima volta di due anime spaventate
davanti alla realtà della vita,
una volta soltanto per capire che la fine era li'
in quella stanza orfana di respiri e sospiri.
Ma il vento gira portando i ricordi mai scordati
gli amori non confessati, le prime volte fallite.
Adesso, adesso é tutto nel vento che ci separa e ci unisce,
prima volta dopo tante volte, unica perfetta volta
di due cuori riuniti nel sogno della vita.

Marisa Cappelletti





La prima volta (avevo 10 anni)

Avevo 10 anni e già mi piaceva scrivere; cercavo di metterci del mio nei temi di allora.
I titoli avrebbero scoraggiato anche Pirandello ma non me che, cocciuta, continuavo a lottare contro la matita rossa della maestra Rovati (la blu era per gli errori gravi, quelli di grammatica)la quale, pur apprezzando, non ammetteva alcun volo, anche basso, di fantasia.
Ma un giorno, prima di un Natale anni '50 , probabilmente scrissi un capolavoro perchè
improvvisamente risalii la china della stima della mia insegnante. Mandò il tema ad un concorso indetto dal Comune di Milano e, sorpresa per me e la mia famiglia tutta, lo vinsi!
Fu la mia prima volta come scrittrice ufficialmente riconosciuta.
Non ricordo il premio, ma ricordo la mia emozione e l'orgoglio del babbo che con un
sorriso enorme mai visto prima, quando salii sul palco del teatro Manzoni, sirivolse praticamente a tutta la platea continuando a ripetere -E' mia figlia, è mia figlia! -
Frequentavo la seconda media e, modestamente, nelle materie letterarie ero bravissima.
Meno in matematica. Non mi sono mai piaciuti i calcoli, di nessun genere.
La professoressa di lettere, di cui non ricordo e non ho mai voluto ricordare il nome tanto ci eravamo antipatiche a vicenda, doveva per forza di cose, anche se riluttante, darmi voti alti nei temi e fu così che un giorno la preside ne lesse uno ed eccomi ancora lì, ad un altro concorso. Indovinate? Lo vinsi! Papà era ancora molto orgoglioso, ma cominciava ad abituarsi alle premiazioni.
Il mio percorso scolastico fu un susseguirsi di misere sufficienze nelle materie scientifiche ed ottimi voti per ottimi temi e riassunti vari. Ma a diciotto anni, dopo la maturità tutto finì.
Che successe?
Mi successe la vita!

Marisa Cappelletti






La prima volta (avevo pochi minuti)

Sono nata in un gennaio freddissimo alla fine degli anni quaranta.  Nevicava e papà, preoccupato per le strade pericolose, penso’ bene di chiamare l’ambulanza dei suoi colleghi. Fu cosi’ che arrivammo,  io e mamma,  trionfalmente sulla rampa dell’Ospedale Regina Elena di Milano a bordo di una fiammante  e urlante rossa ambulanza dei Vigili del Fuoco.  Non so bene come fu, ma mi riferirono anni dopo,  che nacqui quasi subito dopo l’arrivo, tranquillamente e serenamente, con un gran ciuffo di capelli ed un piccolo sorriso di gratitudine per il Corpo dei Vigili del Fuoco che se ne stava sulla soglia della stanza imbarazzato ed orgoglioso di aver contribuito in qualche modo alla mia venuta al mondo.   
Fu anche la prima volta, purtroppo, di nonna Alice che, impayiente di vedere la sua prima nipotina, si precipito' fuori casa, scivolo' sulla neve ghiacciata e si ruppe, per la prima volta, una gamba.
Fortunatamente ricordo' sempre l'episodio con grande allegria.          



Marisa Cappelletti                                                

lunedì 23 maggio 2016

Generazioni

Vorrei farvi conoscere questa poesia che a me piace e che in parte mi riguarda, non foss'altro che per ragioni di età:
Discorso alla gioventu'

All'età vostra il mio futuro era a forma di flipper,
una molla mi buttava in salita
nel corridoio di lancio.
Sbucavo sulla pista, partivano i rimbalzi.
Poi nella ressa dei minuti primi
il futuro non somiglio? piu? a niente.

All'età vostra una mano di ragazza
tenuta sotto il tavolo
mi faceva immaginare i figli.
Le ore della scuola erano un carro,
io un cavallo da tiro,
le redini nel pugno di un cocchiere alle spalle.
I capelli sbiancati degli anziani
era neve perenne,
spettava a loro un'epoca glaciale.

All'età vostra la parola oceano
mi riempiva la bocca di saliva.
Era diverso il pianto dei bambini,
senza capriccio, stizza, serviva a riscaldare,
anche al dolore serve una temperatura.
All'età vostra il secolo chiudeva
i battenti ed i battuti,
malgrado l'avviso di chiusura
sono rimasto dentro,
é da li' che vi sbircio.

All'età vostra c'erano le navi con i viaggiatori,
andavano lontano.
Quelle di ora girano una pista,
vanno in crociera, fanno il girotondo.
All'età vostra si partiva di schiena
sulla strada sterrata della fine
dei film di Charlot:
Spedivano denari da laggiu', nessuna cartolina.
Ritornavano in pochi.
Non vi offendete per le differenze,
servono a misurare il tempo
meglio di calendari e di orologi.

All'età vostra: formula balorda,
si é coetanei solo di se stessi:
Non ho avuta la vostra,
c'é stata un'età mia,
una camicia di cotone blu,
si macchio' di vernice
da non poterla mettere.
Non l'ho data via, sta nell'armadio
appesa con le altre.
Sulle spalle sarebbe l'abbraccio di mio padre.
E' stata cosi' tanto tempo fa,
quella camicia, età,
da essere suo figlio.

E' durata qualche viaggio notturno
nello scompartimento affumicato,
Torino Porta Nuova-Napoli Centrale,
per un appuntamento
col terremoto dell'autunno '80.

E' durata una notte di maggio del '69,
l'amore avuto senza sapere che farci.
E' stato migliore di ogni sapere che farci.
Ancora mi lodo per l'incompetenza
di avere lasciato l'amore dov'era.

Vi saluto
dal basso e non dall'alto,
dalla distanza che non é esperienza,
dallo schiaffo del flipper
per non andare in buca.

Erri De Luca
Da "Il piu' e il meno"
Edizioni Feltrinelli, ottobre 2015


domenica 22 maggio 2016

Calda domenica di nostalgia


I ricordi, a volte, prendono possesso delle nostre menti e ci trascinano dove non pensavamo piu' di tornare. I ricordi, spesso, portano con sé una struggente nostalgia di quel che é stato sull'onda di una vecchia canzone ascoltata per caso o di una frase letta distrattamente. Ma i ricordi ci rendono consapevoli della vita passata e donano speranza in quel che verrà.


Portami con te

Portami con te a quel mare lontano
Dei nostri pochi anni.
Mostrami  il sole che ci scoppiava dentro
Con l’agosto dei sorrisi.
Prendimi  la mano, raccontami il gusto di sale
Sulla pelle della gioventu’.
Siedi qui vicino  davanti al nostro tramonto
Che ci trova uniti nei cuori.
Resta con me nell’aria che porta lontano
Sull’onda della musica muta
Che ci suona dentro.
Balliamo un’ultima volta la dolce danza
Di un assurdo sconosciuto amore
Che ci trascina, melodia  assoluta,
Verso la consapevole felicità che ci aspetta.



Marisa Cappelletti 

sabato 21 maggio 2016

Erri De Luca


Ieri era il compleanno di uno degli scrittori italiani che piu' mi piacciono: Erri De Luca.
Poeta, scrittore, giornalista, traduttore, saggista, attore teatrale, autore di cinema e di teatro
e probabilmente molto altro.
Enrico De Luca, detto Erri, é nato a Napoli il 20 maggio 1950,
Ha pubblicato quattro raccolte poetiche e ben sessantadue romanzi.
Personalmente amo la sua capacità di sintesi (i suoi libri  non superano mai 150 pagine comprensive di introduzione e sommario) e la sua scrittura che mi riporta spesso a grandi scrittori sudamericani primo fra tutti Garcia Marquez.
Ho amato molto Tu, mio, Storia di Irene e Il peso della farfalla. Sto leggendo Il piu' e il meno, in cui De Luca si racconta, una sorta di autobiografia socialmente impegnata. Come sempre scritta in modo esemplarmente semplice e con un linguaggio molto piu' che gradevole, con un uso magistrale della lingua italiana.

« Considero valore ogni forma di vita, la neve, la fragola, la mosca. Considero valore il regno minerale, l'assemblea delle stelle. Considero valore il vino finché dura il pasto, un sorriso involontario, la stanchezza di chi non si è risparmiato, due vecchi che si amano. »

(Erri De Luca, Valore, da Opera sull'acqua e altre poesie, Einaudi, Torino, 2002)


Marisa Cappelletti