martedì 30 aprile 2019

1 Maggio



La Festa del lavoro ha una lunga tradizione: il primo "Primo Maggio" nasce infatti a Parigi nel 1889, durante i lavori del congresso della Seconda Internazionale.

Venne scelto il 1° maggio perché tre anni prima, nel 1886, una manifestazione operaia a Chicago era stata repressa nel sangue. A metà del 1800, infatti, i lavoratori non avevano diritti: lavoravano anche 16 ore al giorno e spesso morivano sul luogo di lavoro.

Il 1° maggio 1886 fu indetto uno sciopero generale in tutti gli Stati Uniti per ridurre la giornata lavorativa a 8 ore. La protesta durò 3 giorni e culminò, il 4 maggio, col massacro di Haymarket: una vera e propria battaglia in cui morirono 11 persone.

L’iniziativa superò i confini nazionali e divenne il simbolo delle rivendicazioni degli operai che in quegli anni lottavano per avere diritti e condizioni di lavoro migliori. Così il 1° maggio del 1890 registrò un’altissima adesione.

Oggi quella data è festa nazionale in molti Paesi. Cuba, Russia, Cina, ma anche Messico, Brasile, Turchia e itutti i  Paesi dell’Ue.


Marisa Cappelletti

mercoledì 24 aprile 2019

Robots

Ci sono angoli incredibili in cui far fiorire un sentimento cosi' umano come l'amore.

https://www.intertwine.it/it/read/VgZEUvUE/sorpresa



Sorpresa!


Lei noto’ il leggero stridore metallico nella voce di Omicron44.
Lui senti’ una vibrazione in piu’ nel microcontrollore posizionato nel petto di Sigma46.
Un attimo, soltanto un attimo poi le mani d'acciaio si unirono e gli algoritmi genetici di entrambi impazzirono.
Inspiegabilmente l’apprendimento automatico aggiunse d’iniziativa una rete neurale artificiale.
Fortunato, stupefatto ingegnere robotico, la chiamo' Amore.


Marisa Cappelletti




martedì 16 aprile 2019

Notre Dame de Paris

Mes souvenirs et mon coeur sont là

Sono sicura che tornerà ad essere la splendida cattedrale gotica che è sempre stata, uno dei  simboli cristiani piu' importanti d'Europa, la storia di Parigi.
Risorgerà dalle sue ceneri e presto la rivedremo in tutta la sua imponenza e spiritualità.


Marisa Cappelletti

lunedì 15 aprile 2019

L'air du temps



Ascoltando una vecchia bellissima canzone francese, ho colto una strofa
“je t'ai perdue dans l’air du temps" ed improvvisamente si è aperta una finestra
chiusa e dimenticata, una finestra sulla mia giovinezza.

Avevo un profumo, in un tempo lontano, un profumo particolare, quasi unico:
L’air du temps.

Ecco questo è esattamente cio’ che mi manca: l’aria del tempo. Non la sento piu’
l’aria che mi abbracciava, mi spingeva avanti, che mi avvolgeva con il suo futuro
misterioso, che mi solleticava il cuore con piume ingannevoli , la brezza che con me
ballava le lunghe ore del giorno e di brevissime notti.

Non mi sfiora piu’ quel tempo fatto di amicizie indissolubili , dissolte e sciolte
al caldo della prima estate d’amore, sento la mancanza delle lacrime disperate
piante per qualcuno che se ne andava, piante tutte sull’onda di canzoni che non
scordo ma non mi commuovono piu'.

Il fumo di mille sigarette riempiva l'aria coprendo il profumo, discussioni senza
approdi possibili si trascinavano irruenti ed inutili fino alle prime ore di albe
rivoluzionarie.

Ho nostalgia delle incertezze sovrane che camminavano con me; ora che qualche
certezza ce l’ho e qualche sicurezza l’ho raggiunta, vorrei essere ancora in bilico
sul filo sottile della insicurezza dei vent’anni.

La fretta di vivere ha ceduto il passo a giorni tranquilli di sentimenti che non ci sono piu’,
a porte aperte su consapevolezze consolidate ed incertezze affrontate con la serenità
della vecchiaia.

- Non soffrire, non piangere- diceva mia madre carezzandomi i capelli ricci –Tutto passa,vedrai.-
Si aveva ragione: tutto passa, è passato e se ne è andato: gli affetti, rimasti soltanto nel cuore,
 i grandi amori che tali non erano, i dispiaceri ed i grandi dolori, le gioie improvvise,
le grandi attese concretizzate.

Si’ è quasi tutto passato ed io, purtroppo, non ballo piu’ nell’aria dei tempi perché questi tempi ormai non mi appartengono piu’.


Marisa Cappelletti







domenica 14 aprile 2019

Poesia senza pretese in una fredda Domenica delle Palme



Ed io saro' li'

Prendi l'attimo che passa
e nascondilo nelle tasche bucate
scivolerà in silenzio giu' nelle scarpe
stanche di inutili strade che ti han regalato
sudore e polvere stanchezza e fantasmi di sogni.

Afferra l'attimo che non tornerà
rubalo prima che qualcun altro lo colga
al posto tuo, conservalo nel pugno chiuso
tienilo con te per un tempo migliore se arriverà
oppure gettalo al vento, io saro' davanti a te per viverlo.


Marisa Cappelletti




mercoledì 10 aprile 2019

Fantascienza


Il 6 aprile del 1920 moriva a Brooklyn, New York, Isaac Asimov il padre della letteratura di fantascienza.

Non amo particolarmente il genere, ma Asimov è un classico che va letto. Ricordo di aver conosciuto i suoi romanzi quando, io ragazzina e lui sconosciuto, pubblicava su Urania, mitica collana Mondadori di fantascienza. Mio padre ne era appassionato. Lessi anche, sempre rubando a papà uno dei suoi libri, se non ricordo male perchè il tempo passato è moltissimo, Blade runner!

I suoi 5 racconti piu' conosciuti sono:

1. Notturno
Pubblicato nel 1941, Nightfall, questo il titolo originale di Notturno, è forse in assoluto il racconto più noto dello scrittore americano.

2. Robbie
Insieme a Notturno, Robbie è un racconto molto noto del 1940 perché è il primo in cui Asimov introduce il concetto di robot positronico.

3. L’ultima domanda
The Last Question è uno dei racconti preferiti dal good doctor ed è la storia di un computer super evoluto che però non sa rispondere ad una domanda: ”Può l’entropia dell’universo essere invertita”.

4. L'uomo bicentenario
L'uomo bicentenario (The Bicentennial Man in originale) è anch'esso un racconto, lungo questa volta, molto famoso e pubblicato nel 1976 in occasione del bicentenario degli Stati Uniti.

5. Nove volte sette
Il titolo originale di questo racconto è Feeling of Power, e narra di un mondo dominato dai computer e dalle macchine, tant'è che gli uomini hanno dimenticato del tutto la matematica, anche quella di base che serve per fare una semplice moltiplicazione.


Marisa Cappelletti





domenica 7 aprile 2019

Buona domenica!

Buongiorno a tutti.
Partecipo al concorso on line  di poesia di Dantebus ed ho bisogno di like. Se volete questo è il link dove votare la mia poesia

https://strumenti.dantebus.com/contest/artwork/8274.

Grazie. 

opera in garaConcorso Nazionale di Poesia "Dantebus" - I edizione

autoreMarisa Cappelletti

3 voti attuali
Ode al mal di testaArriva in punta di piedi e s’insinua subdolo nei pensieri che frullano e spingono gridano e si perdono. Li confonde con leggerezza cattiva . Picchia piano sulle meningi affaticate ed aumenta improvviso il tono. Colori fluorescenti ed onde puntute si rincorrono maligni. Come un moro che batte sul bronzo veneziano cosi’ il martello cadenza il tempo e si ferma nel dolore che avanza. Ballerino con scarpe chiodate musico con tamburi sfondati. Girotondi inarrestabili di sguaiati e urlanti pagliacci calpestano perfidi le tempie che scoppiano. Mani disperate stringono invano un capo che piu’ capo non ha. Le ore passano cavalcando dolorosi eterni momenti di antico marasma e novella speranza che il sabba si plachi e svanisca nell’acquosa effervescenza di una agognata calma chimica.

martedì 2 aprile 2019

Giornata mondiale della consapevolezza dell'autismo


Una storia d'amore




Un bellissimo bambino


Francesco è un bellissimo bambino di otto anni: ha capelli ed occhi scuri che esprimono intelligenza, ha guanciotte rotonde che fanno tenerezza.

Francesco è autistico.

Francesco ha un fratello minore molto attivo, chiacchierone, simpatico, che lo tratta come dev'essere, cioè da fratello e lo protegge spiegando agli altri le sue esigenze, le sue paure, i suoi silenzi.

Cristina si prende cura di Francesco nei pomeriggi di scuola, dopo l'intervallo del pranzo, quando gli altri bambini sciamano urlando in giardino a giocare. Francesco non partecipa, ma ha alcuni amici che lo vanno a trovare nel rifugio costruito per lui: c'è Wendy già materna a nove anni che gli prende la mano, gli parla dolcemente e se ne va. C'è Angelica, la sua bambina preferita: bionda, diafana, tranquilla. Francesco ha un debole per Angelica e quando lei gli si siede vicino in silenzio, lui la bacia sulle guance. E per lui è un evento eccezionale.

Francesco solitamente se ne sta seduto nella sua tenda, allestita nel luogo di ricreazione. Gliel'ha costruita la mestra del mattino cosi' lui se ne puo' stare tranquillo, chiuso nel suo mondo a parte, mondo in cui tutto puo' fargli paura: dai suoni alle voci, dai gesti agli abbracci.

Cristina lo segue con affetto, lo lascia giocare con il pongo che a volte, mai prima di averla guardata con un sorrisino furbo, tenta di mangiare. Cristina lo sgrida con dolcezza, lui, mani a tapparsi le orecchie, esclama "no no no..." Allora lei per rincuorarlo gli fabbrica strani nasi di pongo e lui batte le mani e ride contento, lampi d'intelligenza ad illuminargli gli occhi.
Francesco a volte si arrabbia e pizzica Cristina. Lei lo guarda severa, lui si ferma dispiaciuto.

Ci sono giorni in cui Francesco è stanco di rumori, di voci, di cose che solo lui sa ed allora si 
sdraia su una panchina appartata in giardino, appoggia la testa sulle ginocchia di Cristina e chiude gli occhi. Lei gli accarezza piano i capelli con il cuore che si scioglie e se ne stanno cosi', fino alla fine del doposcuola.

A volte, la mattina, Francesco sente la mancanza di Andrea ed allora si alza e parte spedito per la classe del fratello. Certo interrompe le lezioni, ma in fondo tutti gli altri ragazzini sono contenti di vederlo e lo accolgono sempre con allegria, attenti a non fare troppo rumore.

Il papà di Francesco è un giovane uomo che adora i figli e che Francesco ricambia con tutto il suo timido cuore. Recentemente ha confidato a Cristina la sua felicità e l'orgoglio per quel figlio tanto amato che, ora che frequenta tra gli altri specialisti anche un logopedista, ha iniziato a balbettare, lui che non parla e non ha mai voluto parlare, mamma e papà.

Cristina spera ardentemente, anzi ne è sicura, che Francesco farà grandi progressi e che, in un futuro nemmeno troppo lontano, sarà perfettamente in grado di interagire con gli altri, se non con tutti, se non con abbracci e risate, almeno con tutti coloro e già da ora sono tantissimi, che gli vogliono bene.

​​​​​​​"La Giornata mondiale di oggi presso la sede centrale dell'ONU a New York si concentrerà sull'utilizzo delle tecnologie di assistenza alle persone con autismo come strumento per rimuovere le barriere alla loro piena partecipazione sociale, economica e politica nella società e per promuovere l'uguaglianza, l'equità e l'inclusione"


Marisa Cappelletti




domenica 31 marzo 2019

La Poesia

Quella con la P maiuscola
https://www.intertwine.it/it/read/mgGEuvUJ/la-poesia



"Addosso al viso mi cadono le notti
e anche i giorni mi cadono sul viso.
Io li vedo come si accavallano
formando geografie disordinate:
il loro peso non è sempre uguale,
a volte cadono dall’alto e fanno buche,
altre volte si appoggiano soltanto
lasciando un ricordo un po’ in penombra.
Geometra perito io li misuro
li conto e li divido
in anni e stagioni, in mesi e settimane.
Ma veramente aspetto
in segretezza di distrarmi
nella confusione perdere i calcoli,
uscire di prigione
ricevere la grazia di una nuova faccia".

Ho avuto l’onore e la fortuna di leggere, ascoltare, conoscere una grande Poetessa contemporanea: Patrizia Cavalli.


  
Splendida  donna, poetessa, traduttrice, regista,  dotata di un’ironia  pungente, di una vena di deliziosa stramberia e mia coetanea (unica cosa che mi accomuna a lei).
Le poesie della Cavalli possono apparire a volte troppo semplici, ma la tecnica poetica è complessa , la metrica da lei usata è quella classica, mentre il lessico e la sintassi sono prettamente contemporanei,  privi di manierismi e di ricerca di poeticismi,  il linguaggio è quello usato quotidianamente.

"Di essere ormai adulta l’ho capito
da come la notte vado al gabinetto.
Sicura di tornare al grande caldo, prima
era un’interruzione quasi a occhi chiusi,
veloce e trasognata. Ora è un viaggio lento
e freddo, staccato dal sonno, dove guardo
sapendo di guardare le stesse mattonelle
lo stesso muro screpolato, lo stesso secchio
lasciato in mezzo al corridoio,
e confusa nell’estatico disordine
riconosco il percorso in un codice
di piccoli sussulti finché mi riconsegno
a un tiepido torpore castigato."

Ha pubblicato negli anni con Einaudi molte raccolte di successo tra cui:  Le mie poesie non cambieranno il mondo (1974), Il cielo (1981), Poesie 1974-1992 (1992), L'io singolare proprio mio (1992) e Sempre aperto teatro (1999): L’ultima raccolta è Datura del 2013.


Leggere le sue poesie mi ha arricchito la mente e l’anima, insegnato la semplicità  e la complicanza dei sentimenti  e ne ho ricavato  una grade  lezione: non serve trovare la parola migliore, il vocabolo piu’ ricercato, tornare ai manierismi ottocenteschi od usare ermetismi  risultanti sconosciuti persino a noi stessi: la poesia siamo noi, è nata e vive con noi ed intorno a noi,  e se vogliamo esprimerla in qualche modo, dobbiamo trovare la via piu’ semplice.




 

martedì 26 marzo 2019

Riassumendo una lunga storia d'amore

Bastano poche parole per una romantica storia che non è mai finita.

Romanticamente


Era l'istante piu' felice della mia vita.
Dopo cinquant’anni  ci ritrovammo una di fronte all’altro. 
Il mio  nord che gli aveva fatto paura, il suo sud che non avevo avuto il coraggio di raggiungere. Ciascuno di noi con il proprio bagaglio pesante d’esperienza e di vita e, occhi negli occhi, con un’ultima speranza nel cuore.  


Marisa Cappelletti





lunedì 25 marzo 2019

Il mio compagno piu' fedele

E chi non lo conosce?

Ode al mal di testa

Arriva in punta di piedi e s’insinua subdolo
nei pensieri  che frullano e spingono gridano e si perdono.
Li confonde con leggerezza cattiva.
Picchia piano sulle meningi affaticate ed aumenta improvviso il tono.
Colori fluorescenti  ed onde  puntute si  rincorrono  maligni.    
 
Come un moro che batte sul bronzo veneziano
cosi’ il martello cadenza il tempo e si ferma nel dolore che avanza.
Ballerino con scarpe chiodate musico con tamburi sfondati.
Girotondi inarrestabili di sguaiati e urlanti pagliacci
calpestano perfidi le tempie che scoppiano.

Mani disperate stringono invano un capo che piu’ capo non  ha.

Le ore passano cavalcando dolorosi eterni momenti
di antico marasma e novella speranza che il sabba si plachi e svanisca
nell’acquosa effervescenza  di una agognata calma chimica.


Marisa Cappelletti

sabato 23 marzo 2019

La verde stagione







Marzo

Quello che non vedi è l'anima pesante
che hai trovato un giorno tanto tempo fa
e l'hai presa per mano, l'hai cambiata
riconducendola alle origini del tempo,
verniciandola del bianco che si era perso
nei magazzini chiusi di sentimenti morti
lungo strade con sassi appuntiti e vuoti abissi.
Quello che non vedi ma sai bene che esiste
dentro me é la montagna altissima di alberi
e foreste e sorgenti e fiori che hai fatto nascere
da un terreno riarso e sterile ormai,
risvegliato dal sole e dalla pioggia gentile
di un tiepido marzo che non aspettavamo piu'.

Verde stagione fuori tempo massimo
quella che percepiamo ogni momento,
che si stende serena intorno a noi.


Marisa Cappelletti


Full immersion





Blu

Immersa nel blu
cosi' ero allora.
Nuotavo nel tempo
senza mete né appigli
ignara e infelice
di tutto e di niente.

Il tempo ha sbiadito
tutti quanti i colori
la camicia azzurra
é un dolce ricordo.
Ma gli echi lontani
mi parlano ancora.

Immersa nel blu
cosi' come allora
riesco a volare
le ali spiegate
in odierne certezze .
Il blu dei tuoi occhi
accompagna il mio viaggio.


Marisa Cappelletti




giovedì 14 marzo 2019

Racconti



Dalla redazione de  Il Libraio, tratto da “10 libri di racconti da leggere nella vita”

Nikolaj Gogol, Racconti di Pietroburgo, traduzione di Tommaso Landolfi, ET Classici, Einaudi, Torino 2015.

Cosa succede se un giorno ci si sveglia e si scopre di essere senza naso? (Chiedere a Michael Jackson.) Oppure se il mantello nuovo di zecca che abbiamo comprato con tanto sudore ci viene rubato?

 Nei Racconti di Pietroburgo ne capitano di tutti i colori, tutto è illusione e nulla è come sembra. In particolare, bisogna diffidare della realtà cangiante della Nevskij Prospekt, la via principale di Pietroburgo, fitta di nebbie e misteri che spesso finiscono per sciogliersi in una bella risata, nient’affatto rinfrancante. 

Nabokov dice: “Se vi interessano le idee, i fatti, i messaggi, state lontani da Gogol’”.
Ma a chi interessano in fondo?




martedì 12 marzo 2019

Esagerando...


Across the Universe


Quel che resta


Nell'immortalità dell'universo tutto
una sottile vibrazione resterà di noi
sperduta nei silenzi dell'eterno.
Infinitesimale ricordo di un amore
che non conobbe limiti mortali.


Marisa Cappelletti



sabato 9 marzo 2019

Sabato di Carnevale




Il Carnevale Ambrosiano, contrariamente a quello tradizionale, termina esattamente il giorno prima della Domenica di Quaresima perché  la tradizione vuole che il Santo patrono di Milano, Sant’Ambrogio,  fosse impegnato in un pellegrinaggio e per questo chiese ai milanesi di aspettare il suo ritorno per iniziare le liturgie quaresimali, che avrebbero dovuto aver luogo subito dopo martedì grasso. Così  il festeggiamento del Carnevale fu ritardato di qualche giorno e oggi  coincide con l’inizio del periodo della Quaresima.
   
Dunque oggi per Milano è l’ultimo giorno di Carnevale, che finirà  definitivamente dopo i festeggiamenti del sabato sera da parte degli adulti . I quali,  qualunque sia la ricorrenza o la stagione, il sabato sera festeggiano sempre.

La mia impressione è che non sia piu' sentito come anni fa. Anche ai bambini non importa piu' molto di festeggiare in maschera, lanciare coriandoli e stelle filanti salire su carri che piacciono soltanto agli adulti.

Ormai c'è Halloween, l'America ha colpito ancora! Ed a soppiantare i vari e teneri Zorri e Fatine turchine, sono prepotentemente avanzate a passo di marcia orde di zombi e di mostri piu' mostri che si siano mai visti!
Parliamo poi di quel tormento di "dolcetto o scherzetto" ? Frotte di bambini voraci che suonano con insistenza alla porta dalle 17 del pomeriggio a sera inoltrata e ti rapinano in un attimo di cioccolato caramelle e dolcetti vari?
L'ultimo Halloween mi sono ritrovata con cinque o sei ragazzi dai quattordici ai sedici anni che volevano sigarette!

Vi prego, ridatemi il Carnevale della mia infanzia, quando la mamma (non la mia) confezionava in casa il vestitino da contadinella, fatina, damina dell'ottocento e Biancaneve!
Quando si mangiavano chiacchiere, chiacchiere tout court no al forno, vegane, integrali, senza zucchero, senza nemmeno le chiacchiere e tortelli rigorosamente vuoti perchè a nessuno era ancora venuto in mente di farcirli con la Nutella che, tanto per la storia,  non era stata ancora inventata nè con creme varie che ora ti restano sullo stomaco per giorni e giorni.

Ridatemi i cartolai che vendevano i sacchettini di coriandoli e le confezioni da dieci stelle filanti, le bombette puzzolenti ed i cuscini che emettevano rumori imbarazzanti.
Quelli erano i nostri scherzetti, non come quelli di oggi che se non gli dai dolci caramelle o sigarette, a secondo dell'età dei richiedenti, ti inondano gli zerbini di casa  di farina e liquidi sconosciuti su cui non voglio indagare!

Insomma, ridatemi il vecchio, caro ed un po' sgangherato Carnevale! 


Marisa Cappelletti

lunedì 4 marzo 2019

Attenuanti "generiche"




Una «tempesta emotiva» determinata dalla gelosia può attenuare la responsabilità di chi uccide. 
Anche sulla base di questo ragionamento la Corte di appello di Bologna ha quasi dimezzato la pena a Michele Castaldo, 57 anni, omicida reo confesso di Olga Matei, la donna con cui aveva una relazione da un mese e che strangolo’ a mani nude il 5 ottobre 2016 a Riccione (Rimini). 
In primo grado era stato condannato a 30 anni dal Gup di Rimini, per omicidio aggravato dai motivi abietti e futili. 
Davanti alla Corte di assise di appello di Bologna il pg Paolo Giovagnoli, nell’udienza del 16 novembre, aveva chiesto la conferma della sentenza. 
Ma i giudici, pur riconoscendo l’aggravante, hanno ridotto la pena a 16 anni, concedendo le attenuanti generiche.



Il delitto d’onore è rimasto in vigore nel codice penale fino al 5 settembre 1981, data in cui il Parlamento decide finalmente di abrogare la «rilevanza penale della causa d’onore» come una disposizione retriva e umiliante in stridente contraddizione con i diritti civili conquistati nel corso degli anni Settanta.
Ora la Corte d'Assise e d'Appello del Tribunale di Bologna ha in qualche modo ripristinato, con motivazioni diverse ma nemmeno tanto, l'obbrobrio del delitto d'onore.
Fortunatamente la Procura Generale farà ricorso in Cassazione contro questa inqualificabile sentenza.


Marisa Cappelletti




mercoledì 27 febbraio 2019

Un grande amore

Nacque di marzo, quando inizio' a sorridere.

Mi trovate anche  qui:
https://www.intertwine.it/it/read/62VzIRUV/giulia




Giulia
Nata di marzo  - prima parte -

In una fredda mattina di febbraio dei primi anni di questo nuovo secolo, mi fermai davanti al cancello del vecchio Canile di Milano. Era una grande struttura bisognosa di ristrutturazione, ai margini della periferia nord.
Ero emozionata: non ero mai stata in un canile, non avevo mai scelto un cane perché i due precedenti mi erano stati regalati e l’idea di preferire un essere bisognoso di affetto ad un altro mi inquietava.
Passai davanti a gabbie che ospitavano vecchi cani impauriti, altri decisamente arrabbiati, poi mi fermai davanti ad un enorme naso umido e due occhi dorati che mi dicevano: "Guardami, dietro questa massa enorme c’è una creatura che ti potrebbe amare".
Era davvero mastodontico: un alano molto cresciuto e leggermente mischiato con chissà chi. Allungai la mano tra le sbarre, senza dar retta ad un incaricato del canile che mi invitava a non farlo, ed il gigante poso’ il muso sul mio palmo. Ma realizzai che non potevo portarmi a casa un cavallo, avrei avuto bisogno non di un appartamento ma di una fattoria. Non che mi sarebbe dispiaciuto, ma no, non potevo.
Lascia li’ il cuore ed ancora oggi, dopo quasi 20 anni rivedo quegli occhi e mi sento in colpa.
Incontrai una pittbull sospettosa ed incinta che veniva da una brutta storia di combattimenti ed una rottweiller spaesata perché appena trovata vagante sulla circonvallazione.
Poi il mio sguardo si poso’ su un boxer tutto nero con grandi occhi altrettanto neri e per niente rassicuranti. Se ne stava in disparte, in un angolo, seduto dritto a sfidarmi.
Si’ la mia prima impressione fu di sfida.
Arrivo’ un ragazzo, apri’ la gabbia, gli mise collare e guinzaglio e se lo porto’ via. Proseguii nel mio giro e devo confessare che me li sarei portati tutti a casa: grandi e piccoli, mansueti ed aggressivi. Tutti.
Poi il boxer nero torno’. Il ragazzo mi sorrise e racconto’ la sua storia. Del cane, intendo.
Lei, era una femmina, era stata trovata qualche mese prima sui Navigli. Viveva li’, in un angolo riparato dal traffico e dagli sguardi degli uomini. Pareva aggressiva ma, se la si conosceva solo per un momento, era la boxer piu’ dolce di questo mondo. L’aveva chiamata Giulia, come la sua ragazza che viveva lontana, in un posto di mare. Lui era un obiettore di coscienza che faceva il servizio civile li’ nel vecchio canile.
Intanto Giulia mi si era appoggiata contro e mi annusava come fossi stata un succulento pezzo di manzo. Non ero convinta. Il ragazzo praticamente me la stava raccomandando, ma io tentennavo. Risolse la situazione mia figlia che mi impose: o lei o nessuna. Va bene, scegliemmo lei!
Il ragazzo ci accompagno’ agli uffici per le pratiche necessarie e poi all’auto, abbraccio’ Giulia e comincio’ a piangere silenziosamente.
Anche quello era amore: separarsi da una creatura a cui era molto affezionato per garantirle un futuro che sperava migliore mi parve un bellissimo gesto. Mi commosse.
Lei, nera ed inquietante, per quindici giorni mangio’ e dormi’ e se ne stette buona senza guardare nessuno, indifferente alle lusinghe della famiglia.
Poi in un giorno di sole in cui me ne stavo seduta sulla panca del terrazzo a leggere, si avvicino’, agilissima salto’ su vicino a me, si sdraio’ ed appoggio’ la bella testa sulle mie gambe. La accarezzai e lei li’ inizio’ molto rumorosamente a fare le fusa. Ed a sorridere.
La nostra lunga storia d’amore comincio’ proprio in quel momento, sotto il sole di marzo.