domenica 10 aprile 2016

Dimenticavo


Ma naturalmente ascolto anche le due rockers italiane per eccellenza:


Loredana Berté
Non sono una signora
Gianna Nannini
America




Marisa Cappelletti



Sotto il sole della Lombardia


Beh no, con tutto il rispetto per Botero, fortunatamente non con questo fisico!
Ascoltando vecchie canzoni, in allegria
Cher
Dov'è l'Amore?
Geri Halliwell
Mi chico latino

E Buona Domenica a tutti!



C'era una volta...

Una qualità unica.  Di spirito, di pensiero, di presenza: 

L'eleganza!

L'eleganza, questa sconosciuta!
Ha dovuto cedere il passo alla cialtroneria,
alla mancanza di buongusto, alla maleducazione,
a chi si confronta con le sciagurate presenze televisive,
a chi non avendo cervello nè dubbio che tale massa possa
esistere e pensare, si affida agli stereotipi imperanti di cafonaggine
dilagante ed infettiva senza nessuna possibilità di un salvifico antidoto.
L'eleganza questa qualità unica!
Innata predisposizione alla leggerezza dell'incedere in senso lato,
al garbo della parola cercata e ricercata, sempre appropriata
al momento e alla persona, all'educazione del saluto
e del ringraziamento per quello che non è dovuto,
al saper ascoltare senza prevaricare nessuno,
alla consapevolezza di quel che si è.
L'eleganza, quanta nostalgia!


Marisa Cappelletti

sabato 9 aprile 2016

Tante storie


Ho la fortuna di abitare in un luogo abbellito da grandi parchi dove tantissimi alberi si riempiono di gemme e poi di foglioline nuove, alcuni di fiori, tutti di foglie verdissime o rosse o argentee.
Non saprei piu' vivere altrove. Ho imparato ad amare tutto questo verde, le decine e decine di uccelli che lo popolano ed anche tutti gli altri animali ed animaletti, pennuti ed anche mustelidi, ricci e farfalle che arricchiscono il luogo. Ogni mattina accompagno Agata, la mia cagnona, a spasso nel verde e nel silenzio e mi sento tutt'uno con la natura, che piova o ci sia il sole, che nevichi o tiri vento, che sia inverno od estate, ogni giorno mi reputo una persona fortunata ad avere tutto questo.




La mia storia

La mia storia è tra i rami legnosi
ancora capaci di verde
tra i fiori schiusi  ad ogni sole d'aprile
tra le radici piantate
là in fondo nella terra che mi sa dissetare.
Eccola la mia storia
é tutta qui la puoi vedere
nella corteccia solcata da rughe profonde
di vita e di fatica di vivere.
Ma sono qui a raccontare
e dare rifugio a chi vuole sentirsi sicuro nel buio.
Abbracciami e senti la linfa
che scorre veloce  nell’anima
di un tronco segnato  da annosi solchi concentrici
che scandiscono i decenni vissuti.
Riparati dal temporale, dalla pioggia che scende scrosciante
 o leggera: mi bagnero’  io per te.
E quando sarà giunto il  momento
la fine  del mio ciclo vitale
non  rimarro’ spogliato e solo non saro’ morto invano .
i miei rami le foglie secche il tronco svuotato
nella fredda stagione in un grande camino ti sapran riscaldare.



Marisa Cappelletti

giovedì 7 aprile 2016

Ancora Poesia!

Mi piace scrivere poesie: mi solleva l'anima, mi alleggerisce il cuore, mi libera la mente.
Spero che  anche chi legge possa provare almeno una piccola emozione.

I Ricordi


Caroselli perpetui
di pagliacci e di musici
tristi parodie di un tempo
sfuggito alla ragione.

Girotondi fanciulli
di memorie rimaste
come zucchero e miele
in un amaro caffè.

Attori smemorati
di sgangherate commedie
e di quotidiani drammi.

Guitti girovaghi
su carrozze perdute
in strade sconnesse: ricordi.



Marisa Cappelletti

mercoledì 6 aprile 2016

Ora che

Si puo' e si deve rinascere, sempre.



Anni passati a non ricordare
a sopravvivere in cerchi d'inferno.
Lacrime scacciate con la volontà
raccolta lungo strade abbandonate
da chi non voleva sapere e vedere.
Luccichio improvviso nel nero
mano che afferra il pugno nascosto
in tasche bucate dall'infelicità.
Salto dal buio in un inatteso presente
incerto sorriso ad un alito di futuro.
Ora che sei qui.


Marisa Cappelletti




martedì 5 aprile 2016

La morte e la vita


Certo non è il modo migliore per iniziare la giornata! Ma, se volete, leggete fino in fondo: un tocco di speranza, come in tutte le mie poesie anche le piu' catastrofiche, affiora sempre.




Un sapore dolce a cullarmi il cuore
la carità di una miserabile illusione:
cosi la fatale signora mi danza intorno
relegandomi, muto residuo di anima,
all'interno di me stessa, groviglio indistricabile
di cupo dolore e lontani echi di voci scomparse.
La rassegnazione mi spinge nel vuoto
delle sue ingannevoli braccia, le ferite
che ho dentro la reclamano quale ultima
panacea di una esistenza senza piu' ragione.
Ma una folata del vento che tutto lenisce
mi trascina oltre, lontano da cupi sepolcri
dal tempo scuriti, lontano da morti residui
di un amore svanito, cancella il dolore
che non vuole finire, mi prende la mano
e, soffiando un sospiro di dolce esistenza,
mi socchiude ancora una volta la porta
di una umana, vitale speranza.


Marisa Cappelletti


lunedì 4 aprile 2016

Viaggi

Non ho fatto grandi viaggi nel corso della mia vita, non ho voluto, non ho potuto. 
Quand'ero giovane i ragazzi non giravano il mondo: non c'erano i mezzi (faccio parte della generazione nata subito dopo la guerra), non c'erano le condizioni, non c'era l'usanza. 
E poi eravamo impegnati a cambiare il mondo, cominciando da casa nostra. 
Ora che vorrei non posso.
Troppi legami, troppe ragioni, troppi anni.
Viaggio con la fantasia. Forse questi sono i viaggi piu' belli.

Viaggiare?

Non ho viaggiato, non voglio e non so partire.
Non riuscirei a tornare.
Viaggio coi libri, la fantasia, con il cuore.
Viaggio intorno a me, intorno a te,
intorno a chi mi dà, a chi io dò.
Mi basta la città con le sue vie conosciute,
l'aria pesante, i rumori molesti.
Mi basta la campagna intorno
con l'erba bruciata, le lucciole sparite.
Mi basta ogni giorno qui,
ogni attimo é un viaggio.

Il mio viaggio

Emozioni, temporali, colori, odori, sapori.
Amici di un giorno, amori mai nati, gente,
strade, templi e chiese, lingue sconosciute,
musiche e nenie, poesie e chiacchere.
Erba che danza, fiori che sbocciano, distese di mare
freddo o caldo, d'accaio e di smeraldo.
Soli stranieri, stelle lontane, lune beffarde,
corsa di nuvole, pioggia che accarezza il viso
bruciato e stanco. Occhi pieni di lacrime amare,
bocche che ridono, zaini colmi di speranze,
scarpe coperte dalla polvere del tempo,
eterno viaggio che non finirà con me.




Marisa Cappelletti

sabato 2 aprile 2016

Buongiorno

Un bel week-end di primavera.
Dovrebbe.
Qui a Milano il tempo é incerto: nuvole basse, cielo grigio, promesse di pioggia. 
Insomma il solito.
Tante opportunità da cogliere in questo fine settimana, se si vuole. Prima fra tutte



La XXI Esposizione Internazionale della Triennale di Milano dal titolo

21st Century. Design After Design. 

Dopo 20 anni dall’ultima edizione, torna la grande manifestazione che per oltre 5 mesi racconterà la storia, il presente e il futuro del design, di cui Milano è capitale internazionale, creativa e produttiva.

La XXI edizione si svolgerà in modo inedito, non solo in Triennale, ma anche in moltissimi altri spazi della città che ospiteranno mostre, eventi, festival e convegni: dal Palazzo dell’Arte in viale Alemagna alla Fabbrica del Vapore , dall'Hangar Bicocca  ai campus universitari del Politecnico  e dello Iulm, dal Museo della Scienza e della Tecnologia al Mudec, dal Palazzo della Permanente al Museo Diocesano, da Base Milano nello spazio Ex Ansaldo  fino alla Villa Reale di Monza.
La manifestazione, che è stata realizzata grazie al sostegno del Bie (Bureau International des Exposition), si allargherà anche al Parco Sempione, dove le passate edizioni della Triennale hanno lasciato segni importanti come la Torre del Parco, il Teatro Continuo di Burri, il Bar Bianco, la Biblioteca, i Bagni Misteriosi di Giorgio De Chirico.

Poi, per riposare un po' e rifocillarsi una bella cena in uno dei tantissimi locali sul Naviglio Grande.
Infine musica live sempre sui Navigli.

E dunque 
Buon week-end a tutti.

Max Gazzè
La vita com'è


Marisa Cappelletti





venerdì 1 aprile 2016

Mai!

Tocca, inevitabilmente, a tutti. E fa male, sempre.


Inevitabile

Mai.
Piccolo definitivo avverbio che cambia
Ogni umana prospettiva di vita.
Mai.
Si insinua lentamente nella ragione
O precipita improvviso nel cuore.
Mai.
Sentenza categorica senza appello
Che distrugge speranze inutilmente cullate.
Mai.
Eco perverso di un pensiero conosciuto
Ma respinto ai margini della coscienza.
Mai.
Elaborazione forzata di un futuro diverso
Reso orfano di una parte importante di sé.
Mai.
Strada pensata e tracciata distrutta
Prima ancora di essere percorsa.
Mai.
Piccolo terribile proiettile che ferisce
senza alcuna possibilità di guarigione.
Mai.
Si deve ricominciare, ancora e come sempre
Privati di un altro frammento di noi.
Mai.
E si va avanti, di corsa o con lentezza
Verso l’ennesima amara salita.
Al prossimo bivio
un altro inevitabile
Mai.



Marisa Cappelletti




 

Eccolo!

Ed infine eccolo:
Aprile!



Credo che questa sia la canzone perfetta per oggi
April fool
Patty Smith


Marisa Cappelletti


mercoledì 30 marzo 2016

Tutto è possibile!

Si può essere tristi, stanchi, ma soprattutto delusi alla mia età? 

                                        Si può, si può!

Questo è solo per me:



Che sia una buona serata, almeno per voi.


Marisa Cappelletti




martedì 29 marzo 2016

Racconto di primavera

                                            Gli Angeli della Città



Quando la città si quieta ed il buio inizia il suo lavoro su strade, giardini e persone, quando i lampioni si accendono ed i fantasmi escono dagli angoli nascosti dove sono rimasti per tutta la caotica giornata, allora e solo allora inizia la vita degli angeli metropolitani.
Non sono angeli qualsiasi, sono quelli esperti, quelli che sanno cosa significa​ essere disperati, non avere piu' nulla se non un cartone come tetto e come letto, quelli che, in quanto angeli, si sacrificano per gli altri.
Gregorio era uno di quelli. Ogni notte lasciava a casa la sua vita ed usciva in cerca delle altre, quelle buttate via.
Angela (a volte le coincidenze...) era un fantasma. Il fantasma di sé stessa, il fantasma della donna che era stata un tempo. Un guscio rotto e vuoto che si aggirava nei pressi della Stazione Centrale cercando di passare inosservata a chi arrivava e partiva, ai gruppi di delinquenti che li' stazionavano in attesa delle loro vittime, ai piccoli spacciatori, forse piu' disperati di lei.
Un barbone vecchio e puzzolente la afferro' da dietro e con violenza cerco' di strapparle il cappotto enorme e liso che la infagottava. Tento' una debole difesa, ma l'uomo le sferro' un pugno sulla testa facendola stramazzare al suolo svenuta.
Si riprese poco dopo, tremando dal freddo ed incontrando sopra di lei due occhi straordinariamente azzurri che la stavano scrutando con preoccupazione. Penso' di essere finalmente morta e filata dritta in Paradiso. Nessuno, da decenni, l'aveva piu' guardata interessandosi a lei, quello doveva essere un angelo. 
In fondo aveva ragione.

-Coraggio- disse l'angelo - ora chiamo un'ambulanza cosi' passerai almeno una notte al coperto, ora bevi questo caffé caldo, ti farà bene- Lei cerco' di metterlo a fuoco, ma il colpo in testa e le diottrie mancanti le impedivano di vedere quel ragazzo che le parlava come se lei fosse ancora una persona. Gregorio stava tentando di ignorare il cattivo odore che la donna emanava e la crosta di sudiciume che le nascondeva il viso e le mani. Cercava di rimandare giu' la pietà per quel povero essere umano abbandonato a sé stesso, la rabbia e la nausea verso quel prossimo che voltava sempre la testa dall'altra parte. Chiese al suo compagno di chiamare l'ambulanza ed avvolse con tenerezza Angela in una coperta, circondandole per un momento le spalle ossute. Lo sguardo di lei lo ripago' dell'amarezza che gli stringeva il cuore. La donna provo' per un attimo una punta di un sentimento sconosciuto che forse si poteva chiamare felicità. Poi due volontari la aiutarono a stendersi sulla barella e lei se ne ando' riconoscente verso un letto pulito, un bagno e forse una nuova sistemazione.
Gregorio la saluto' come si saluta un'amica e riprese la sua ronda da angelo della notte.

Mariami un tempo, quando era bambina, viveva in un villaggio del Kenya, in una casa fatta di paglia e lamiera che si surriscaldava al sole ed aiutava la madre e le sorelle a coltivare una terra povera e severa. Un giorno, aveva 14 anni ed ormai era una donna, parti' sola e spaventata, con una signora che non conosceva, per l'Eldorado. Cioè l'Italia. Avrebbe avuto un lavoro dignitoso, guadagnato una montagna di soldi, mangiato due o forse anche tre volte al giorno. Sei fortunata, le aveva detto la madre.
Le aveva creduto ed era partita con quella donna.
La sua fortuna fu quella di arrivare in un Paese sconosciuto, non capire una parola, venire caricata con altre due ragazze su una vecchia auto da due uomini che puzzavano di vino ed aglio ed essere rinchiusa tra quattro mura. Tre brande, una finestrella in alto ed una porta sempre sbarrata. Fu cosi' che Mariami conobbe la bestialità degli uomini, le botte, rincontro' la fame e capi' cosa significasse essere quello che i suoi avi furono: una schiava.
Ogni sera alle 22 precise veniva scaricata con le altre due vittime nei pressi del Cimitero Monumentale, famigerato e molto frequentato luogo di domanda ed offerta incessanti e lei, notte dopo notte, offriva il suo corpo e la sua anima in cambio di sudicio denaro che le veniva prontamente sequestrato dai suoi aguzzini. Aveva imparato quel poco di italiano che bastava per condurre le necessarie trattative, per il resto dell'esistenza, se cosi' la si poteva chiamare, non parlava perchè ormai non aveva piu' nulla da dire, nemmeno a sé stessa.

Un'auto anonima, come anonime erano tutte le altre, si fermo' vicino a lei ed una voce maschile la chiamo'. Una voce che non la insultava, gentile, che lasciava trasparire comprensione e pietà.
Ma lei ormai non si lasciava piu' ingannare dalle voci e dagli uomini, percio' si avvicino' guardinga e sciorino' il suo menu'.
-Non mi interessa- disse la voce -ma se vuoi salire io ti paghero' solo per parlare con me-
Mariami si giro' verso l'angolo in cui, al buio, stava la loro, di loro tre, "guardia del corpo". Lui le fece cenno di salire in fretta. Lei ubbidi'. L'uomo parti' con calma e si fermo' non lontano dal viale, in una bella via con tante case di gente normalmente felice. Lei , come d'abitudine, allungo' le mani, lui la fermo' dicendo -No, non mi devi nulla, sono io che devo a te. Ti devo un'altra vita, la tranquillità, quella fiducia che hai disimparato ad avere, la tua adolescenza rubata. Mi chiamo Paolo, ma per tutti sono Don Paolo e sono un prete. Rappresento quel padre che hai perduto o che forse non hai mai avuto, posso essere la tua salvezza, lo strumento che ti porterà via da questa strada per insegnarti un'altra volta a vivere.
La ragazza lo guardo' stranita, faticava a capire. Poi abbasso' la testa, gli occhi pieni di lacrime e mormoro' -Si' padre, portami via-.
Non sarebbe stato semplice, non lo é mai, ma quello era il suo lavoro ed anche la sua missione.
Un prete di strada, uno dei tanti anonimi angeli.

Alice era una ragazza qualsiasi. Non ordinaria no, anzi quasi bella. Di quella bellezza sottile e discreta che oggi giorno passa inosservata. Piuttosto intelligente, sfortunata in amore e con un lavoro precario. Una ragazza come tante. Viveva sola in una piccola casa in affitto, una casa che amava, con un terrazzino riempito di verde e di fiori. A tenerle compagnia due gatte tanto affettuose quanto dispettose. Ma lei le amava per quel che erano: la sua compagnia migliore.
Il suo cuore era momentaneamente libero e tutto sommato andava bene cosi'. Usciva con gli amici, non aveva orari da rispettare né fidanzati da accontentare e sopportare.
Quella sera era uscita : la cena con le amiche di sempre, il locale alla moda. Si erano divertite, avevano riso, parlato, bevuto. Poi, mentre si stava dirigendo al parcheggio in sosta vietata come spesso succedeva, era successo. A lei che non se l'aspettava, a lei che tra le tante era la meno appariscente. Le era arrivato alle spalle silenzioso e silenziosamente l'aveva stretta in un abbraccio che l'aveva paralizzata. La mano sulla bocca per impedirle di gridare. Non lo avrebbe fatto perché la paura cieca le aveva tolto la parola e la facoltà di pensare razionalmente. L'aveva buttata sul selciato sporco e se l'era sentito addosso: una mano sempre sulla bocca l'altra che frugava e strappava, il respiro pesante, l'odore sgradevole. Aveva chiuso gli occhi, animale in trappola reso inerme dal terrore. Aveva pensato, chissà perché, alla nonna che le aveva fatto da seconda madre o, piu' precisamente, da padre. Cosi' simile a lei, cosi' rimpianta, piccola donna forte e sicura, appoggio insostituibile. Aveva invocato la nonna, chissà perché, aveva sentito la sua presenza, chissà come.  

Non voleva sentire, non voleva pensare, un peso insopportabile addosso,la mente altrove, il cuore che batteva forte contro la gabbia toracica, come se volesse scappare anche lui. Poi, all'improvviso, si era sentita libera: piu' niente che la schiacciava a terra, l'aria divenuta respirabile, i rumori che piano piano tornavano . Non voleva aprire gli occhi, convinta fosse solo una reazione della mente, una difesa estrema del corpo prigioniero di una bestia predatrice. Una voce la stava chiamando: -E' finita, non aver paura, é finita! Avanti apri gli occhi, dimmi come stai, dammi la mano, non devi aver paura di me. Ecco guarda, vedi il tesserino? Sono un ragazzo ma anche un poliziotto, non ti farà piu' del male, non aver paura! - Alice apri' gli occhi pieni di lacrime e vide davanti a sé, accucciato vicino, un ragazzo che le porgeva la mano. La afferro' esitante e scoppio' in un pianto liberatorio. Lui, Nicola, la abbraccio' con circospezione e la tenne cosi' per un tempo che a lei parve interminabile. Intanto era arrivata una pattuglia della Polizia che aveva preso in consegna la bestia, strappatale di dosso ed atterrata quindi ammanettata da Nicola. Anche un'ambulanza stava arrivando per lei, per prestarle le cure del caso. Lui la aiuto' ad alzarsi e lei cerco' di rimettere insieme quel che restava dei suoi indumenti. Barcollo' lui la sorresse. Aveva bisogno di sentire la vicinanza di un essere umano, di una persona, del suo salvatore. Lui le passo' un braccio intorno alle spalle, lei senti' il suo calore e ne fu confortata. Cerco' di far uscire un sorriso dalle labbra sanguinanti, lui le sorrise e l'accompagno' adagio verso l'ambulanza. Gli infermieri l'aiutarono a salire, lei si volto' un'ultima volta a guardare con riconoscenza il giovane poliziotto, angelo salvatore, che la stava salutando con la mano. Dietro di lui la nonna sorrise, si aggiusto' le ali , diede una carezza  a Nicola e spari' nella notte.

                                                           Fine

Marisa Cappelletti

                                                                                                                           

lunedì 28 marzo 2016

Pasquetta


Festa religiosa
Il Lunedì dell’Angelo, detto anche Lunedì di Pasqua, Lunedì dell’Ottava di Pasqua o Pasquetta, è il giorno successivo alla Pasqua e prende il suo nome dal fatto che in questo giorno si ricorda l’incontro dell’Angelo con le donne giunte al Sepolcro. Il Vangelo racconta che Maria di Magdala, Maria madre di Giacomo e Giuseppe, e Salòme andarono al sepolcro, dove Gesù era stato sepolto, con degli olii aromatici per imbalsamare il corpo di Gesù. Vi trovarono il grande masso che chiudeva l’accesso alla tomba spostato; le tre donne erano smarrite e preoccupate e cercavano di capire cosa fosse successo, quando apparve loro un angelo che disse: “Non abbiate paura, voi! So che cercate Gesù il crocifisso. Non è qui! È risorto come aveva detto; venite a vedere il luogo dove era deposto”
Festa civile
Civilmente il lunedì di Pasqua è un giorno festivo, introdotto dallo Stato italiano nel dopoguerra, e che è stato creato per allungare la festa della Pasqua.
Tradizioni
Nel nostro Paese si trascorre generalmente con parenti o amici con una tradizionale gita o scampagnata, pic-nic sull’erba e attività all’aperto.

Dunque Buona Pasquetta a tutti!

Marisa Cappelletti



domenica 27 marzo 2016

Auguri!

Buona Pasqua!
Che siano giorni sereni per tutti.
Marisa Cappelletti

Poesie di Pasqua


L’ulivo benedetto

Oh, i bei rami d’ulivo! chi ne vuole?
Son benedetti, li ha baciati il sole.
In queste foglioline tenerelle
vi sono scritte tante cose belle.
Sull’uscio, alla finestra, accanto al letto
metteteci l’ulivo benedetto!
Come la luce e le stelle serene:
un po’ di pace ci fa tanto bene.

Giovanni Pascoli


L’uovo di Pasqua

Dall’uovo di Pasqua è
uscito un pulcino di gesso arancione
col becco turchino.
Ha detto:
“Vado mi metto
in viaggio e porto a tutti
un gran messaggio!”
E svolazzando di qua e di là,
attraversando
paesi e città
ha scritto sui muri, nel cielo e per terra:
Viva la pace, abbasso la guerra.

Gianni Rodari








sabato 26 marzo 2016

Buona notte!

E poi fate l'amore.
Niente sesso, solo amore.
E con questo intendo i baci lenti sulla bocca,
sul collo,  sulla pancia, sulla schiena, i morsi sulle labbra, 
le mani intrecciate, e occhi dentro occhi.
Intendo abbracci talmente stretti da diventare una cosa sola, 
corpi incastrati e anime in collisione, carezze sui graffi, 
vestiti tolti insieme alle paure, baci sulle debolezze, sui segni di una vita 
che fino a quel momento era stata un po’ sbagliata. 
Intendo dita sui corpi, creare costellazioni, inalare profumi,
cuori che battono insieme, respiri che viaggiano allo stesso ritmo, 
e poi sorrisi, sinceri dopo un po’ che non lo erano più.

Ecco, fate l'amore e non vergognateve, perché l'amore è arte, e voi i capolavori.

Alda Merini



Sabato pre-pasquale


Nonostante tutto e tutti
Che sia un buon sabato pieno di sole.
Meteorologicamente e metaforicamente.


Marisa Cappelletti



War
Bruce Spingsteen




venerdì 25 marzo 2016

25 Marzo 2016 Venerdi' Santo

Il Venerdi' Santo é il venerdi' che precede la Pasqua nella religione cristiana.
Caravaggio - La flagellazione di Cristo

In questo giorno i cristiani commemorano la passione e la crocifissione di Gesù Cristo. Questa ricorrenza viene osservata con speciali pratiche e riti dai fedeli di molte confessioni cristiane.
Come nel Mercoledì delle ceneri, i fedeli  sono invitati all'astinenza dalla carne e/o al digiuno. Il digiuno si compie in segno di penitenza per i peccati di tutti gli uomini, che Gesù è venuto ad espiare nella passione, ed assume inoltre il significato mistico di attesa dello Sposo, secondo le parole di Gesù (Matteo 9,15); lo Sposo della Chiesa, cioè Cristo, viene tolto dal mondo a causa del peccato degli uomini, ma i cristiani sono invitati a preparare con il digiuno l'evento del suo ritorno e della liberazione dalla morte; questo evento si attua nel memoriale della sua resurrezione, la domenica di Pasqua.
Non si celebra l'eucaristia: durante la celebrazione liturgica pomeridiana del Venerdì santo si distribuisce infatti l'eucaristia consacrata il giorno precedente, nella messa vespertina in Cena Domini del Giovedì santo, in cui si ricorda l'ultima cena del Signore con i discepoli e il tradimento di Giuda. La liturgia inizia nel silenzio, come si era chiusa quella del giorno precedente e come si apre quella della veglia di Pasqua nella notte del Sabato santo, quasi a sottolineare come il Triduo pasquale sia un'unica celebrazione per i cristiani.
Solitamente, poi, in ogni parrocchia si effettua la Via Crucis o più in generale la processione devozionale con il crocifisso, le statue del Cristo morto e della Madonna addolorata, o le statue che rappresentano i misteri, ossia le stazioni della Via Crucis. Il papa celebra quest'ultimo rito presso il Colosseo.
Il Venerdì santo le campane, che tradizionalmente richiamano i fedeli alla celebrazione dell'eucaristia, in segno di lutto non suonano.
Secondo il rito romano le campane suonano per l'ultima volta la sera del Giovedì santo, e precisamente al canto del Gloria della messa vespertina, per poi tornare a suonare a festa durante la Veglia Pasquale, sempre al canto del Gloria, come segno dell'annuncio dei cristiani della resurrezione di Gesù.
Nel rito ambrosiano, invece, le campane suonano sino all'annuncio della morte del Signore: le ore tre del pomeriggio del Venerdì santo. Dopodiché tacciono fino alla veglia pasquale.


Marisa Cappelletti


giovedì 24 marzo 2016

In una sera cosi'...

Pensieri liberi

Non dormo e non voglio sognare
non penso perché mi fa male.
Stanotte ho letto di certe parole
arrivate dritte nel fondo a ferire
chi ancora credeva, sperava di avere
pezzetti di cuore da poter donare
a chi nulla potrà mai meritare.

Non penso perché mi fa male
non dormo e non voglio sognare.
Stanotte ho ascoltato una musica strana
che arriva da dentro, la musica arcana
di un mondo perduto lasciato al di 
di quello che è stato e mai tornerà,
di un'alba nuova che ancora verrà.

Ed io sarò qui tra il sonno e la veglia
con antiche parole fuggite, a scriver di nulla.




Marisa Cappelletti

Tempo


Il tempo di una vita

Hai ancora tutto il tempo.
Il tempo comincia a scorrere.
Attento, il tempo passa.
Sei a metà del tuo tempo.
Non so se sei ancora in tempo.
Tutto il tempo trascorso.
Non c'é più tempo.
Tempo scaduto.
Dissolvenza.....


Marisa Cappelletti