domenica 1 dicembre 2019

Sabato




Il sabato è riservato a me ed a mia figlia. 
A nessun altro.

Si esce la mattina tardi, si sceglie il ristorante, mai classico no, ma a volte caratteristico a volte easy ed alla moda, a volte intimo e nascosto in qualche vietta della Milano piu' caratteristica. 

Ed il nostro rendez-vous è un puro piacere. Per il palato ed il cuore. Si chiacchiera e tanto, anzi tantissimo, noi non conosciamo pause di silenzio. Le nostre chiacchierate spaziano da dissertazioni filosofiche al piu' bieco gossip, da consigli materni-filiali a lamentele discrete o sciocchezze che ci fanno divertire.
Siamo due donne fortunate l'una ad avere l'altra e viceversa.

Ieri avevamo fame (provate a stare a dieta tutta la settimana!) e la scelta è caduta su un bel piatto di stracotto con polenta, che come lo fanno da Luca ed Andrea sul Naviglio Grande non lo fanno da nessun'altra parte. 
 
Il locale è molto piccolo con un banco bar bellissimo, tavolini davvero troppo piccoli e fortunatamente hanno cambiato le sedie perchè starci seduti per piu' di un'ora era un vero supplizio. 

Ma ha un grande dehor sul fiume che scorre tranquillo e sul passaggio ininterrotto di stranieri in visita a questa città divenuta una delle mete piu' desiderate al mondo. 

Noi non frequentiamo i tavolini esterni: ora che l'inverno si avvicina rapidamente fa freddo e sinceramente mangiare con indosso i piumini o il cappotto  è veramente scomodo; ma anche d'estate non si scherza per il caldo, dunque la scelta cade sul microscopico interno dai muri costellati di opere, che vengono cambiate ogni mese,  di giovani artisti in cerca di fama e di visibilità.


Dunque questo è stato il nostro pranzo di ieri, accompagnato da parte mia da un bicchiere di ottimo Morellino di Scansano.

Poi una bella passeggiata sul Corso di Porta Ticinese, con i suoi innumerevoli negozietti molto interessanti e particolari, quasi tutti con abbigliamento vario e gioielli artigianali a buon mercato ma assolutamente originali.


 Mi piace sentirmi  parte di Milano, essere come si dice, nonostante l'età (ma attenzione: il milanese doc non invecchia) into the mood, mi piace stare con mia figlia, godermi l'aria del tempo della mia metropoli.




Marisa Cappelletti






martedì 26 novembre 2019

Due righe

Incipit di RAI Radio1 Plot Machine:
E com'era l'astronave?


Le mie righe:
E com'era l'astronave, scomoda come al solito! 
Te l'avevo detto di prendermi un biglietto per la business class!


Marisa Cappelletti


 

domenica 24 novembre 2019

Poesia rivisitata per una domenica buia



A volte, per colpa o per merito non so, non resta nulla se non una voluta effimera ed evanescente di fumo. 
 Fumo  


E quando quello

che ti sei raccontato

non ce la farà piu’

a restare aggrappato

a giorni dipinti di

azzurro squillante cosi’

disturbante e falso

persino per te?

Quando l’illusione spezzata

frantumerà l’ultimo sbaffo

colorato dal niente

di cio’ che hai creduto

avrebbe colmato la tela

grigia d’attesa e anni buttati?

Ti troverai a vagare

per universi paralleli,

mondi già esplorati

da conquistatori di sogni

scoppiati, naufraghi perduti

in mari asciugati.

Sarai circondato da echi

ossessivi di parole scontate

ed inutili grida di bocche

serrate, sarai solo

con la solitudine imposta

da chi ti stava vicino

e fuggiva, inutile voluta

di fumo spazzata via

dal vento della verità.

Marisa Cappelletti


lunedì 11 novembre 2019

Tutti al mercato!

C'è chi compra e c'è chi vende, 
chi tradisce e chi attende...


Al mercato.


In mano il cartoccio dei  miei sogni,
immobile davanti al banco di
speranze tradite tratti, maschera
di cera, l’ultima occasione per una
esistenza sprecata di rimanere
nel buio della tua finzione di vita.
Trenta soldi di ipocrisia il prezzo
pattuito e intascato e poi lasci
ancora una volta l’immenso mercato
dei sentimenti usati e buttati,
trascinando quei passi pesanti di
ricordi rimorsi e promesse mancate.


Marisa Cappelletti


Mi vendo
Renato Zero 




martedì 5 novembre 2019

Al Lago di Como



E' il mio lago preferito, soprattutto il ramo di Lecco, che ho frequentato ogni domenica d'estate quando mia figlia era piccola e passava i mesi estivi a casa dei nonni.
Con sincerità devo ammettere di non amare molto le acque lacustri: le trovo scure, dai fondali misteriosi, persino inquietanti. Ma, nei giorni di sole l'acqua schiarisce e si unisce al cielo, il verde brilla ed i paesini in riva al lago sono bellissimi.
Dunque ecco la mia ultima poesia che si riferisce ad un altro lago, quello amato da Catullo dove, si dice ma non è certo, pare abbia avuto una magnifica villa. La poesia è obbligatoriamente dedicata a Sirmione, splendida cittadina, perchè partecipante ad un concorso indetto in quel luogo. 
Ma io la dedico al Lago di Como. 
Senza se e senza ma.


Ascolta il silenzio

In questa notte di lago e profumo,
nella solitudine di una luna beffarda
che accompagna l’argento in una strada
tracciata sul lucido blu sorridente,
fammi volare.

Dammi le ali che non conosco,
portami piu’ su, oltre la rocca,
solitaria signora del castello,
oltre il mio qui.
Insegnami la gioia dei sentimenti,
trovami un posto in te.
Fammi volare.

Come araba fenice risorta
dalle ceneri di un gelido ieri,
accarezzami le piume arruffate,
asciuga lacrime che le incollano.
Io, uccello di fuoco nell’ombra serena,
in ascolto della quiete lacustre.
Fammi volare.

Aprimi la vita come novello Catullo
all’amata Lesbia, ed io mi alzero’
sul velo fermo e sottile della notte,
ascoltero’ il silenzio addormentata
tra le braccia della brezza
incantata del tempo.
E, per un’ultima volta, io volero’ .


Marisa Cappelletti











domenica 3 novembre 2019

Autunno milanese


E finalmente è autunno: piove, fa piuttosto fresco, le piante iniziano a perdere le foglie, quelle rimaste si tingono di vari colori dal giallo al ramato dall'arancio al rosso e si inizia già a vedere nei centri commerciali le luminarie natalizie ed i vari prodotti di ogni genere che riguardano il Natale.

Troppo presto? Ma no, per noi milanesi non è mai troppo presto! Ai primi di novembre abbiamo già prenotato il pranzo di Natale (non esiste il cenone della vigilia, per noi pochi Milanesi d'O.C. e purtroppo non d'O.P., c'è soltanto il pranzo natalizio), la settimana bianca a Courma, programmato i regali e fra un po' scriveremo anche gli auguri di Buon Anno.

Noi adoriamo le atmosfere d'autunno, i viali tappezzati di foglie che diventano scivolose di umidità e ci fanno fare a volte delle belle slittate a piedi od in bicicletta con conseguenze imprevedibili e,a volte capita, con soste forzate nei vari Pronto Soccorso cittadini.

Noi non vediamo l'ora di indossare impermeabili, giacche e piumini, cappelli, stivali e sciarpe, di perderci nel traffico che in giornate di pioggia o di nebbia e piu' avanti di neve, diventa problematico ma, lasciatemelo dire con orgoglio, mai caotico.



Noi amiamo la nebbia. Senza eccezioni. La nebbia ci appartiene e, quando una mattina ci alziamo e non riusciamo a vedere quel che c'è oltre i vetri di casa, pensate che la situazione ci spaventi? Certamente no anzi, possiamo esclamare con soddisfazione: "Ueilà, l'è rivada!" (Eilà, è arrivata)  
Noi siamo felici di fermarci a far quattro chiacchiere al bar con un cappuccino fumante davanti e poter dire "che frecc!" (che freddo)



Le caldarroste che una volta erano cosi' popolari, cotte su quel braciere bucherellato trasportato su un carrettino e distribuite in cartocci avvolti a bussolotto, le caldarroste purtroppo, simbolo dell'autunno
milanese, sono quasi del tutto scomparse. Non le voleva piu' nessuno: erano talmente care che si risparmiava andando da Mc Donald per un pranzo veloce completo di brownie e caffè. Ah questa americanizzazione forzata!

Vorrei aprire una parentesi per un elogio particolare alla pizzeria e rosticceria da asporto di Gino che, oltre ad essere un'istituzione per tante generazioni di studenti compresa mia figlia e fare una delle migliori pizze di Milano, conserva le tradizioni della mia città senza cedere ad hamburger vari e patatine fritte. Ieri, uscita dal mio amato parrucchiere che in quel Corso si trova, mi sono fermata davanti alla vetrina invitantissima di Gino e sapete cosa ho visto? La "cassoeula" si' proprio quel povero ma fantastico piatto. Ed io, che sono a dieta stretta, ho chiesto a chi mi accompagnava di lasciarmi li' un po'. Cosi', tanto per soddisfare almeno la vista se non il palato!


Chiusa la parentesi, anche se con rimpianto.

Noi aspettiamo l'autunno, intendo noi milanesi diversamente giovani (il milanese non invecchia), per poter andare la sera a teatro, scegliendo tra le tantissime rappresentazioni, per tutti i gusti, che ci offre la città e poi una bella cena in un ristorante elegante o easy, tradizionale o  alla moda, ma ristorante caldo, rumoroso e pieno zeppo, purtroppo sempre pieno zeppo.

Insomma, per concludere, noi milanesi non amiamo l'estate metropolitana con il caldo soffocante, l'aria condizionata gelida, l'asfalto che si scioglie, le strade nude, le aiuole sofferenti e le case deserte.

Noi siamo per l'autunno e poi, tanto arriva quasi subito, per l'inverno.






Lassa pur (ch'el mund el disa)
Giovanni Danzi




Marisa Cappelletti    



giovedì 31 ottobre 2019

Halloween night

Happy halloween!!





Ora è nella notte il momento delle streghe, quando i cimiteri sbadigliano e l’inferno stesso alita il contagio su questo mondo.

(William Shakespeare)

Divertitevi streghe e spettri, la notte è vostra!
              

Marisa Cappelletti





martedì 22 ottobre 2019

Cosi'

Potrei essere cosi'.
Forse.
Oppure no.
Chissà.


Sono quella che sono.
Sono lo sbaglio ed il difetto
l'addio e l'improvviso ritorno.
Sono l'offesa e la scusa
la dolcezza e l'amore offerto.
Sono la donna e la bambina
l'inganno e l'impensata purezza.
Sono quella che sono.
L'irraggiungibile sogno e la realtà
la giovinezza e la maturità sofferta.
Il sentimento dimenticato e offeso
il cuore buttato e poi raccolto.
Il pensiero costante nella tua mente
il bacio mai dato il desiderio irrisolto.
Sono il tutto e sono il niente.
Soltanto  quella che sono.


Maisa Cappelletti


Oggi sono io
Mina 

giovedì 17 ottobre 2019

A Sirmione


Sirmione è una cittadina in provincia di Brescia affacciata sul Lago di Garda, il piu' esteso dei laghi italiani e terzo in profondità. 
Avamposto militare per secoli, in epoca napoleonica fu assegnata  definitivamente al territorio bresciano. 
Importante centro urbano all'epoca romana, famosi sono i resti di una villa di quel  periodo denominata  Grotte di Catullo, una delle ville piu' grandi d'Italia con i suoi 2 ettari di estensione, oggi aperta al pubblico con un museo ed un grande antico giardino che ospita piu' di 1500 ulivi che ancora oggi permettono di avere un raffinato olio.  
Pare che Catullo, o meglio Gaio Valerio Catullo, poeta romano noto per i suoi versi d'amore appassionati, versi d'amore espressi per la prima volta nella letteratura latina nel Catulli Veronensis Liber, soggiorno' per lungo tempo a Sirmione.  
Bellissimo ed imponente  il Castello Scaligero, circondato dal lago.



Odi et amo.
Quare id faciam, fortasse requiris.
Nescio, sed fieri sentio et excrucior.

Odio e amo.
Tu forse me ne chiedi come io faccia.
Non lo so. ma sento che ciò accade
ed è la mia tortura.

Gaio Valerio Catullo

E, scusandomi e con tutta la modestia possibile, la mia poesia:

Ascolta il silenzio

In questa notte di lago e profumo,
nella solitudine di una luna beffarda
che accompagna l’argento in una strada
tracciata sul lucido blu sorridente
ammi volare.

Dammi le ali che non conosco
E portami piu’ su, oltre la rocca,
solitaria signora del castello,
oltre il mio qui.
Insegnami la gioia dei sentimenti,
trovami un posto in  te,
fammi volare.

Come l’araba fenice risorta
dalle ceneri di un gelido ieri,
accarezzami le piume arruffate
asciuga le lacrime che le incollano;
io uccello di fuoco nell’ombra
serena, in ascolto della quiete lacustre,
fammi volare.

Aprimi la vita come novello Catullo
all’amata Lesbia,  ed io mi alzero’
sul velo fermo e sottile della notte
ed ascoltero’ il silenzio, 
addormentata tra le braccia della brezza
incantata del tempo,
fammi volare.
Ed io per l’ultima volta, volero’ .


Marisa Cappelletti




 




domenica 13 ottobre 2019

La prima volta

La mia prima pubblicazione, una delle prime poesie scritte, il primo concorso vinto.
Ed è passato tanto tempo!


Naufragio  

Cullata da fredde correni
che tutto portano via,
illusa dagli occhi splendenti
che passano lungo la scia
lasciata da morti vascelli
che vagano sopra di me.
Perduta in grotte profonde 
nel buio di mille tranelli
orditi da sirene e serpenti
tritoni e fantasmi di mare,
aspetto tremante ed illusa
lo squalo che ancora mi tiene
legata quaggiu' negli abissi
che piu' non so risalire.
In questo silenzio d'angoscia
che sempre di piu' m'appartiene,
lo squalo che mi gira intorno,
che aspetta la resa totale
crudele nel fascino arcano,
io, io posso soltanto morire.


Marisa Cappelletti

Avion Travel
Sentimento






giovedì 10 ottobre 2019

Malinconico autunno




Somiglianze

Rumore di foglie cadute,
ombra d’un albero secco
in un giorno gonfio di pioggia.

Frasi d’amore stampate
su pagine di libri bruciati.

un giorno qualunque del mese
cancellato dall’estate passata: 
ecco il nulla che resta di me.


Marisa Cappelletti




martedì 8 ottobre 2019

Guardando il cielo



Orizzonti diversi

Questo è il momento perfetto.
L’orizzonte diviso in due parti nette:
sotto un pallido tramonto
piu’ su il nero denso delle nubi
che, come un fosco presagio,
annunciano l’incombere del temporale.

Un rombo lontano avanza nell’aria,
un’aria che si trasforma piano
in vento freddo profumato
di terra e  foglie d’autunno,
mentre uccelli gridano cercando riparo.

Pensieri speranze illusioni  e ricordi
formano mulinelli impossibili
nel cielo che ha perso
il suo blu per far posto
a tragici lampi d’ira e di sogni  perduti.

Questo è il momento perfetto.
Il silenzio improvviso
rivela l’attesa dello scoppio
del tuono e del pianto che lava
fiori sfaldati e rimpianti da poco scordati.

Poi cala il silenzio sul cielo placato
Su nidi bagnati e tetti brillanti,
sul momento perfetto sfumato
nel giorno d’un solitario equinozio 
passato a cercare bugiarde risposte mai date.

Autunno 
di Francesco Guccini
Un grande autore,
Un testo straordinario, 
una splendida ed emozionante poesia.



Marisa Cappelletti








domenica 6 ottobre 2019

Inizio

Vorrei scrivere una storia e queste sono le prime righe.
Non sono mai completamente di fantasia i miei personaggi, infatti Paola ed Alessandro erano i miei nonni e di conseguenza Elettra la bisnonna che ho avuto la fortuna di conoscere da bambina.
 Nonna Paola

La Casa

Paola ed Alessandro la videro per la prima volta nel 1916, quando lui torno’ per una licenza di tre giorni dal fronte, ma  lei esisteva già da tempo: dipinta di bordeaux ed ocra,  2 piani che si affacciavano su una piccola piazza e 3 su due vie laterali che portavano ai magazzini della Stazione Centrale.

L’appartamento da affittare era al secondo piano. Due  stanze enormi,  una dentro l’altra, un lavandino in pietra, il grande camino ed  il wc in comune con gli altri appartamenti del piano. Che allora era davvero un lusso! Due piccoli balconcini con parapetti lavorati a fiori che si affacciavano sulla via piu’ trafficata : il tram passava direttamente li’ sotto e lo sferragliare delle ruote di ferro infastidiva non poco.

Le scale erano bellissime: salivano in semicerchi formati da gradini in marmo grigio fino al terzo ed ultimo piano, ci si poteva appoggiare a corrimani in legno lucido e guardare su o giu’ attraverso  ringhiere formate da volute di foglie e fiori in ferro battuto.  Il soffitto dell’ultimo piano dominava la casa tutta con un affresco  a colori tenui e delicati raffigurante cherubini paffuti e rosei con piccole ali di piume, corolle di rose tutt’attorno e soffici nuvole bianche sullo sfondo di un cielo turchino.

Paola rimase incantata ed  intimidita dalla casa: troppo elegante, silenziosa. Ed anche il piccolo giardino con due imponenti magnolie e piante di rose ovunque, una panchina per sedersi a leggere,  un lavandino in pietra, tutto l’aveva lasciata senza fiato.

Lei veniva da Gorla,  un quartiere popolare li’ vicino, dove tutti si conoscevano, entravano ed uscivano in continuazione da porte sulla strada lasciate sempre aperte, i bambini correvano ovunque schiamazzando, la nonna, la mamma e le zie andavano insieme alle altre donne a lavare i panni  nella Martesana, gli uomini, primo fra tutti zio Angelo, il gagà, quando il lavoro in fabbrica era finito, si trovavano all’Osteria del Binari per un bicchiere  di rosso  in compagnia, mentre papà Alfredo tornava a casa, sedeva al tavolo di cucina silenzioso e timidissimo, la testa tra le mani e se ne stava li’ fino all’ora di cena. 

Era il suo modo di riposare.
Parlava pochissimo 
: era un uomo gentile, i figli sapevano che voleva loro molto bene, ma che  era incapace di dirlo né di dimostrarlo con qualche affettuosità, era troppo timido.
 
Mamma Rosa invece era la classica massaia milanese: sempre in movimento, sempre a sgridare qualcuno, figli o nipoti o vicini che fossero, lei gestiva la casa, il marito. la famiglia ed anche il vicinato: la crocchia di capelli biondi stretta sulla nuca, il grembiule teso sul seno florido, gli occhi penetranti sempre all’erta. Era lei il capo! 

Alessandro era invece orgogliosissimo di essere riuscito a trovare quella casa. Lui era nato a Firenze da una famiglia importante che, poco dopo la sua nascita era caduta in disgrazia, come si diceva, aveva perso le proprietà in campagna ed anche il bel palazzo vicino a Ponte Vecchio, come se non bastasse il padre s’era ammalato ed era morto a soli quarant’anni. Mamma Elettra aveva fatto le valigie, preso i due figli e si era trasferita a Milano, da una prozia che le aveva ceduto un bell’appartamento in Via Padova. 


Prima o poi continuero'...





Marisa Cappelletti