lunedì 4 luglio 2016

Un nuovo giorno

Sarà cosi'
Verrà il sole

Verrà il giorno
Verrai da me
E sarà il sole.

Marisa Cappelletti




domenica 3 luglio 2016

Domenica

Poche parole per una domenica di lutto

Silenzio

Nell'eco del tempo pensieri gridati
fuggono ancora
lontano da noi.

Nell'ora dell'oggi
da bocche ormai chiuse
parole spezzate non escono piu'.


Marisa Cappelletti



sabato 2 luglio 2016

2 Luglio 2016 Un'altra strage.


Con infinito cordoglio


Questa é la nostra vita, questo é il nostro grande Paese, questo é il nostro Credo, questi sono i nostri sacrosanti indiscussi ed indiscutibili valori.
Non sarà una follia assoluta ed inaccettabile a distruggere la nostra civiltà.


Marisa Cappelletti



Racconto della notte

Perché non é mai finita.
I volti della notte

Sono stanca non ho piu’ stimoli né desideri, non ho piu’ nulla da dare né voglio ricevere niente, il vuoto mi stringe  il sonno mi manca.
Esco nella notte. Devo respirare, devo raccogliere i pensieri, decidere se qui deve terminare questa inutile lotta contro fantasmi che mi sopraffanno.
La città non dorme,  ma qui in questo scorcio di viale tutto è silenzio, c’è una tranquillità strana, densa,  i miei passi rimbombano,  una risata lontana disturba il silenzio.
A terra una figura scura, avvolta in qualche cosa che non so definire, fa un movimento lento, il mio cuore fa un balzo, ma l’istinto mi spinge ad allungare una mano verso il fagotto buttato li’ contro il muro.
 Si gira di scatto, come un animale indifeso attaccato da un altro in caccia. Due occhi scuri che alla luce delle vetrine sempre illuminate del centro città hanno ancora il coraggio di brillare, un volto accartocciato dalle difficoltà,  un taglio dove dovrebbero esserci le labbra, ed una voce raschiante, senza sesso che chiede sgarbata:
-E tu che vuoi? Qui é casa mia, vattene!-
La sua casa. Sotto una galleria di gelido marmo, contro gli scalini di un negozio che offre abbigliamento caldo che mai potrà possedere, in balia di chiunque e di qualunque cosa possa succederle.
-Scusami, non voglio nulla, solo accertarmi che tu stia bene, che non ti serva niente-
Mi sento stupida, inopportuna, inadeguata. Come posso pensare che la donna sia sana, che abbia quello di cui ha bisogno, che non le serva niente?
Lo sguardo si fa penetrante, la voce un sussurro:
-Vieni, siedi qui vicino ed ascolta, ti racconto una storia-
-Tanti anni fa c'era una donna. Sì, anche se ora può sembrare impossibile, ero una donna!
Una famiglia con un marito e due figli. Non ricordo e non voglio ricordare i nomi né le età perché fa male, troppo male ed io voglio solo il vuoto.
Il marito un giorno se ne andò lasciandola in balia di tempi duri che non seppe affrontare, di responsabilità che lei ritenne più grandi delle sue possibilità, di giovani vite da crescere che lei fu incapace di gestire. Debole? Sì, debole e stupida, illusa e succube di una vita passata alle dipendenze di un re e despota, incapace di organizzarsi una nuova esistenza.
Così arrivò il bicchiere di alcool per rinfrancarsi, poi i bicchieri si moltiplicarono regalandole l'oblio delle giornate pesanti, i bicchieri divennero bottiglie, l'oblio diventò totale: niente più responsabilità, niente più figli, niente più vita.
Tutto , dimenticato, svanito, perduto. Fine.-
Gli occhi, come spilli infuocati, mi entrano dentro, l'angoscia la sua, mi contagia, la disperazione diventa palpabile, la notte mi soffoca.
Non ci sono sogni quieti qui, solo attimi vuoti.
Mi siedo sul gradino sporco del negozio e le prendo la mano.
Si tira indietro, come investita da un soffio troppo caldo per lei, non sa più che cosa sia il contatto fisico con un altro essere umano, non conosce altro che gli insulti.
Della vita, dei compagni di strada, di chi passa, la guarda con disprezzo e se ne va voltandosi dall'altra parte perché la miseria umana fa paura, può contagiare lo stupido che ci crede!
Ma non mi lascio intimorire dal rifiuto. Con estrema gentilezza le riprendo la mano sporca e la tengo tra le mie, senza stringere, senza dire nulla.
Mi guarda stupita ma lascia che il mio calore passi al suo gelo e piano piano la mano si riscalda ed un sorriso storto le trasforma il viso.
Questa mia ultima notte mi sta regalando la consapevolezza della fortuna di essere quel che sono, di vivere come vivo, di avere quello che ho.
Mi sta donando la gioia immensa di un sorriso di un essere umano che più non credeva di esserlo, la certezza di avere ancora un'anima.
E ringrazio la donna che ha permesso che questo giorno così pesante e pieno di propositi bui, finisca con queste ultime ore straordinarie e accompagni la mia rinascita verso il chiarore che si profila in fondo alla strada.
Prendo il cellulare dalla borsa e compongo un numero di emergenza.
Anche per lei non deve essere finita qui.
Mi guarda impaurita, non dice più una parola.
I volontari la fanno alzare con delicatezza e lei deperita, gelata e rattrappita com'è fatica a stare in piedi. Poi, aiutata, sale sull'ambulanza. I suoi occhi dicono -non lasciarmi-
No, non ti lascio.
Quando starai meglio ti dovrò raccontare io una storia. La storia di una donna disperata, che voleva rinunciare ad una vita fortunata, ma che ti ha incontrata in una notte in cui la depressione stava spingendo forte verso il buio.
E tu le hai aperto uno spiraglio. Tu, con il tuo dolore l'hai salvata.
Prendo ancora il cellulare dalla borsa mentre salgo anche io sull'ambulanza.
Compongo un numero noto.
-Sì, sto bene ma ora non posso tornare. Devo accompagnare un'amica all'ospedale ma poi verrò a casa e non ti lascerò più. Sì, sto bene, ora che ho capito sto bene.
La mia e la sua notte sfumano nell'alba. Le siedo accanto e le prendo la mano.

No, non ti lascio.


Marisa Cappelletti

lunedì 27 giugno 2016

Ore 20

Adios Espagna!!!
Italia 2 Spagna 0
Queen
We will rock you!


Marisa Cappelletti



Ore 18

Vai Italiaaaa!!!!




Racconto

Ho appena terminato questo racconto per un contest di 20Lines. Piacerà?


Gli Elementi della passione

In un mondo appena nato dalla morte recente di una stella senza piu' voglia di brillare, Fuoco se ne stava nascosto nel cuore di quel grumo ancora fumante ed inconsapevole di essere divenuto una probabile fonte di vita, pago di aver illuminato per un tempo immemorabile la notte dell'Universo.
Acqua scorreva con grande fatica su rocce calde e poco disposte a lasciar passare un simile elemento fresco e dolce, ed in quanto tale sconosciuto, in un posto cosi' avaro ed aspro.
Vento soffiava con rabbia sulla polvere rossa della crosta formatasi di recente, quasi a testimoniare una sorta di lenta guarigione dalla furia di Fuoco.
I giorni passavano e la crosta si consolidava, assumeva forme sinuose. Mentre Acqua, a volte, riusciva a riposare in qualche avvallamento formatosi tra la polvere. Vento, ormai esausto, non era piu' rabbioso, ma aveva assunto una certa qual dolcezza che rinfrescava la desolazione.
Tempo aveva iniziato a scorrere impaziente.
Un mattino uguale a tutti gli altri la crosta si risveglio' cambiata: era divenuta Terra, Acqua in alcuni punti subi' una metamorfosi blu e si ritrovo' Mare e, sotto i raggi caldi di una stella che schiariva l'orizzonte di Terra, evaporo'. Cielo, che c'era sempre stato, se ne ebbe a male ed inizio' a protestare con violenza. Tutto all'improvviso precipito' e cosi' Pioggia cadde con mille gocce d'argento su Terra e su Mare, che l'accolsero con gratitudine.
Solo Fuoco rimase nascosto, subdolo ed incandescente nel centro del grumo che si stava evolvendo.
Terra, in una notte silenziosa e tiepida, avverti' nel profondo un movimento, un palpito. Le sue sorelle rimaste a splendere lassu' la osservarono preoccupate, un sussurro lontano la fece tremare, Mare all'improvviso si alzo', Vento trasporto' da un altrove sconosciuto un brontolio sordo, Aria divenne bollente.
Tempo si fermo'.
E Fuoco, liberatosi dall'inerzia che lo incatenava, emerse maestoso e potente da una delle cime formatesi su Terra.
Fu un attimo ed un fiume di rossa lava la investi', travolgendola in un abbraccio ardente ed assoluto che le tolse ogni capacità di percezione trasformandola, lei ancora vergine di flora e di fauna, non ancora madre dell'umanità, in un piccolo mondo innocente completamente in balia della passione impossibile a spegnersi di Fuoco.
Si lascio' invadere, possedere, bruciare dal magma che le serpeggiava addosso; e piu' Fuoco ruggiva piu' Terra si sottometteva, piu' bruciava piu' lei gli donava parte di sé.
Finalmente Fuoco, cosi' com'era divampato, si quieto', all'improvviso, come pago di vedere Terra distrutta dal suo abbraccio mortale.
L'aveva provocata, illusa, invasa e posseduta, si era imposto con la forza sulla sua innocenza, l'aveva costretta con la prepotenza ad accettarlo, amarlo, volerlo, l'aveva annientata.
Ora, come un re che dopo la vittoria riportata su un nemico imbelle si abbandona soddisfatto sul proprio talamo, si stava mollemente lasciando scivolare in Mare.
Acqua lo accolse con indignazione, sfrigolando al suo impatto, urlando tutta la sua compassione per l'ingenua giovane Terra.
Vento soffio' fresco sulle ferite fumanti provocate dalla violenza di Fuoco, Pioggia pianse tutte le sue lacrime per dare sollievo e mischiarle a quelle amare di Terra.
Tempo aspetto'.
Terra lo aspetto'.
Mare copri' la lava fredda e nera lasciata da Fuoco, cosi' che lei non potesse piu' vedere la parte impietrita di sé che lui aveva lasciato quando, cosi' com'era arrivato, improvvisamente se n'era andato .
Tempo lentamente passo'.
Le ferite guarirono, Terra riprese la sua evoluzione, fino a coprirsi di uno splendido manto verde,
accogliendo su di sé animali ed uomini e con questi ultimi tutto il bene ed il male che Destino aveva loro riservato.
Ma Fuoco a volte torno'. Senza preavviso e senza rispetto e Terra lo accolse sempre, stregata ed affascinata, vittima e carnefice di sé stessa.
Terra era Madre amorevole e severa come tutte le madri, anche se consapevolmente sapeva che i suoi figli, come tutti i figli, l'avrebbero sfruttata e forse distrutta.
Terra era la Vita, ma dentro di sé, al centro del suo essere, conservava ancora una fiamma ardente, un amore sconsiderato e trascinante per Fuoco che le bruciava dentro, l'eterno amante che la faceva vivere.

Marisa Cappelletti






sabato 25 giugno 2016

Musica del sabato


Sono una rockettara della prima ora e lo saro' anche a 117 anni (spero) ed anche una fan del metal. Si'. Vorrei pero' lasciare da parte per un momento Mick, Bruce, ACDC, ma anche Gianna e Vasco per parlarvi di musica e canzoni tradizionali ma altrettanto famose in tutto il mondo.
Adoro le canzoni napoletane antiche e quelle di un certo spessore sia di testo che di musica. Devo confessare che pur capendo il senso della canzone, non sempre capisco i termini, o almeno alcuni termini, usati. Sono milanese, per me il napoletano é un dialetto difficile. I Napoletani mi scuseranno se ho chiamato dialetto una vera e propria lingua. Musicale, melodiosa, colorata.
Una lingua a cui sono legata da un bellissimo ed emozionante periodo della mia gioventu' che ancora oggi mi fa battere il cuore.
Vi propongo quattro canzoni per me molto intense e particolari. Ciascuna mi trasmette un sentimento diverso, ma mi trasmette tanto.

Non posso iniziare  senza
O' sole mio
(il mio sole é sulla tua fronte...). 
Pura gioia.

Luciano Pavarotti
Madison Square Garden, 1987

Altra canzone  di cui non si puo' fare a meno, scritta nel 1915
parla di un giovanissimo soldato che dal fronte scrive all'innamorata.
O' surdato nnammurato.
(scrivi sempre sii contenta, io non penso che a te sola...)
Tanti ricordi, tanti rimpianti.
Massimo Ranieri

La terza  ha una melodia ed un testo splendidi ed io la preferisco cantata da una strepitosa Mia Martini.
Cu'mme
(...scendi con me in fondo al mare a trovare quello che qui non c'é...). Giu' fino in fondo e poi su su, per ritrovare la vita. Cambiamento.Speranza.
Mia Martini Roberto Murolo Enzo Gragnaniello

Ultima ma solo nell'elenco, perché per me ha un significato profondo una delle piu' belle canzoni di Domenico Modugno.  Tutti i grandi artisti italiani almeno per una volta nella loro carriera si sono cimentati nell'interpretazione di questa melodia. A me piace anche la versione di Segio Cammariere. Ma non posso non pubblicare Domenico Modugno. Dunque eccole entrambe. Scegliete voi.
Tu si 'na cosa grande
(tu sei una cosa grande per me, una cosa che tu stesso non sai, una cosa che non ho avuto mai: un amore cosi' cosi' grande...)
Il sentimento? Amore. Amore assoluto.
Domenico Modugno
1964

Sergio Cammariere
2009



Marisa Cappelletti



Poesia del sabato

In questo sabato bollente (stamani ha provato a consolarci con un accenno di nuvole e vento, ma poi ci ha ripensato) difficile anche solo pensare con l'anima. Se non la trovate di vostro gusto perdonate, l'afa mi uccide i pensieri.


Pagine

Ho riempito la mia vita di pagine voltate:
"chissà, forse dopo dieci altre pagine
la storia cambierà!" Un capitolo ancora
ed eccoci qua, la storia torna e si ripete
senza un pizzico di pietà, uguale come sempre,
gli stessi personaggi l'ormai nota crudeltà.
"Basta, non voglio piu' conoscere come finirà
tanto  so che la protagonista di nuovo soffrirà
per quante pagine ancora la storia scorrerà
sul filo del rasoio di una precaria realtà?"
Ho abbandonato le pagine a voltarsi con il vento
ho liberato il dolore che stava chiuso dentro
un cuore ormai d'acciaio senza piu' sentimento.
Sono quasi alla fine di quel componimento
fatto di pagine strappate e poi incollate per
poterle sfogliare ancora, per non dimenticare
quello che é stato allora, non ho capito mai
né lo capisco ora come potrà finire ma voltero'
ancora con passione e con speranza fino
all'ultima pagina poi tornero' a rileggere, ancora e ancora e ancora....

Marisa Cappelletti





venerdì 24 giugno 2016

Beatles


Il 24 Giugno del 1965 i Beatles arrivarono a Milano per un concerto al Vigorelli. Il velodromo in zona Fiera che allora ospitava i campionati di ciclismo su pista ma anche i concerti di artisti famosi come Antonello Venditti e Francesco De Gregori.
Ecco alcuni estratti dell’articolo che il giornalista Alfonso Madeo pubblico’  Sul Corriere della Sera del 24 Giugno 1965:
Che delusione quest’arrivo dei Beatles a Milano: proprio non valeva la pena che si mobilitassero tanti fanatici per tributare ai cavalieri dell’urlo il primo applauso italiano. Saranno state duemila persone, uomini e donne, tutti molto giovani, zazzeruti, accaldati, frenetici e pronti alla bagarre per stringersi intorno ai loro idoli. I Beatles li hanno giocati con un trucchetto banale (...) Il treno da Lione, sul quale erano attesi gli “scarafaggi”, era atteso al marciapiede 16 per le 23.30. Poco dopo mezzanotte, l’altoparlante ha avvertito che il Lione era arrivato al marciapiede 3. La folla ha avuto un sussulto, c’è stato un gran correre di marciapiede in marciapiede, qualcuno è caduto, qualche altro è finito dritto filato al commissariato: tutto i Conferenza stampa a mezzogiorno in un albergo del centro.
Ecco un campionario di domande e risposte. Serviranno a far capire chi sono questi Beatles
Vi considerate ragazzi felici?
«Molto felici».
Cos’altro vi aspettate dalla vita?
«La possibilità di dormire molto».
Se vi accorgeste di perdere i capelli?
«Ricorreremmo alle parrucche».
Per quanto tempo prevedete di stare sulla cresta dell’onda?
«Finché dura. Durerà parecchio».
Pensate che esista qualcuno più grande o più importante di voi?
«La regina».
Conoscete le poesie di Evtuschenko?
«Chi è? »
Ammirate Shakespeare almeno?
«Certo, è inglese. Però lui non ha venduto tanti dischi».
I Beatles arrivano al Velodromo Vigorelli a bordo di un camioncino rinforzato all’interno da stanghe di ferro massiccio. Due le esibizioni. La prima di pomeriggio, alle 17. Fa un gran caldo, intorno ai 37 gradi. Al primo concerto assistono 7 mila persone, 20 mila a quello delle 21. In tutto, novantasei minuti di esibizione. Costo dei biglietti: da 750 a 3.000 lire (un giornale costa 50 lire, un caffè 60, per comprare un lp ne occorrono 1.800). Incasso: 18 milioni nel pomeriggio più 40 la sera.
Quando sul palco arrivano i Beatles, giacche attillate scure, camicie bianche coi collettoni, chitarre che luccicano al sole, dalla massa degli spettatori sale un urlo. Paul MacCartney, idolo delle tredicenni, dice «ciao» al microfono e questo fa impazzire di gioia le gradinate. «Strillano le ragazzine, dimenandosi come ossessi. Tutti in piedi sulle sedie. È un crescendo che mette i brividi. La polizia fa cordone, accorre dove può, calma, minaccia, picchia.
Per trentacinque minuti, quanto è durata l’esibizione, un fragore assordante, disumano, ininterrotto, ha coperto le voci e gli strumenti del quartetto, nonostante le decine e decine di amplificatori sparsi dappertutto. Tutti hanno visto i Beatles, nessuno li ha uditi. (... ) In mezzo a tanto fragore, i più composti erano proprio i Beatles. Imperterrito, uno di loro annunciava in italiano il prossimo pezzo e subito tutti insieme attaccavano qualcosa che probabilmente era una canzone magari anche bella, ma che le invocazioni a Ringo, o a Paul o a John, delle ragazze con il volto rigato di lacrime e le urla e gli applausi ritmati dei loro coetanei impedivano di seguire.

E per non farsi mancare niente:
Giudizio di un sociologo americano sull’ammiratrice tipo dei Beatles: «È una ragazza da 13 a 16 anni, di estrazione modesta, di razza bianca, di intelligenza inferiore alla media.

Ma, nonostante quest'ultima valutazione sociologicamente assai stupida e sbagliata,
Bei tempi quelli  ragazzi, credetemi, davvero bei tempi!


Marisa Cappelletti

Brexit

E cosi' con tutte le conseguenze che ne deriveranno e che già stanno facendo stragi in Borsa...

Bye Bye Baby!
#Hallone....


Marisa Cappelletti

Libri&Libri

C’è chi, fortunato, è già in vacanza e chi, la maggior parte di noi, ha progettato o sta progettando le ferie per questa estate che pare sia arrivata e con una certa prepotenza.
Una delle migliori occasioni, la vacanza, per dedicarsi con calma alla lettura. Come piu’ vi piace. Libri con copertine accattivanti, profumati  di quell’odore di carta stampata che i lettori accaniti adorano, oppure tablet con romanzi o saggi, tanti o pochi, ma scaricati da internet  per non aggiungere peso ai bagagli.
Per chi ama la lettura tradizionale e vuol rileggere libri indimenticabili segnalo l’uscita dei nuovi Oscar Mondadori.
Dal 1965, dal primo titolo, Addio alle armi, sono stati pubblicati a oggi più di 13.000 Oscar Mondadori. I volumi, messi  idealmente uno sull’altro, raggiungerebbero 224 metri d’altezza, competendo con il grattacielo di Unicredit in piazza Gae Aulenti a Milano.
Oggi gli Oscar si rinnovano, partendo ancora da Addio alle armi, a cui si affiancheranno cinquanta anni di un catalogo impareggiabile che mette insieme classici e contemporaneità: da Calvino a G.R.R. Martin.
Gli Oscar, dunque, mettono da sempre in connessione libri e lettori, facendo incontrare il gusto e la sensibilità di pubblici diversi e in continua evoluzione con la profondità di uno dei più straordinari cataloghi editoriali del mondo, denso di capolavori di genere, classici e contemporanei.
Il catalogo si riorganizza principalmente attorno a tre grandi famiglie: Bestsellers, Classici e Saggi e saranno oltre 200 i titoli che  vestiranno i nuovi abiti editoriali degli Oscar.
Ecco i primi titoli in uscita  in libreria:
Roberto Saviano, Gomorra 2006-2016
Una nuova edizione negli Oscar Absolute con uno scritto inedito dell’autore in cui racconterà cosa hanno significato per lui e per noi questi 10 anni di Gomorra.
Ernest Hemingway, Addio alle armi
Nuova edizione con i 47 finali scartati dall’autore.
Ray Bradbury, Fahrenheit 451
Nuova traduzione; introduzione inedita in Italia di Neil Gaiman.
Gabriel García Márquez, Cent’anni di solitudine
In vista dei 50 anni della pubblicazione di un romanzo che è stato un grande successo planetario.
Ho amato Addio alle armi cosi’ come Cent’anni di solitudine e li aggiungero’ alle mie letture d’estate.
                        

Marisa Cappelletti


martedì 21 giugno 2016

Milano

Cambio della guardia a Palazzo Marino: esce Giuliano  Pisapia entra Beppe Sala.
In fondo il Sindaco uscente durante i suoi cinque anni di mandato ha fatto un buon lavoro, con i limiti imposti dalla burocrazia, dalla politica e da tutti gli enormi impegni che una città come Milano comporta.
Beppe Sala ha raddrizzato i lavori di Expo e, con i suoi collaboratori ed anche con Pisapia, ha fatto un ottimo lavoro. Tutti noi milanesi siamo stati e continuiamo ad essere orgogliosi dell'Expo 2015.
Dunque confidiamo nel nuovo Sindaco e salutiamo con gratitudine il Sindaco uscente. 
Ecco la mail che Pisapia ha inviato ai Milanesi tutti:

 
Cara cittadina, caro cittadino,  
si chiudono cinque anni straordinari e si apre una nuova stagione per Milano. Vi vorrei ringraziare uno ad uno per aver portato la nostra città a scalare le classifiche nazionali e internazionali, superando con forza e orgoglio prove non sempre facili. Oggi Milano è una città al centro dell’attenzione del mondo e il merito è soprattutto delle milanesi e dei milanesi che si sono impegnati per il bene della nostra comunità.
Da parte mia posso solo dire che ci ho messo tutto l’impegno, con la testa e con il cuore, e che esco da questa esperienza eccezionale con grande soddisfazione e serenità, soprattutto perché in questo cammino ho incontrato tante persone straordinarie, sia sul piano professionale sia su quello umano.
Al nuovo Sindaco Beppe Sala faccio i miei migliori auguri. Sono certo che con il vostro appoggio, così com’è successo in questi anni, Milano proseguirà sulla strada tracciata.
Auguro a tutti voi di continuare ad amare la nostra Milano e a farla crescere a vantaggio di tutti. Soprattutto di chi ha più bisogno di solidarietà.
Giuliano Pisapia


Marisa Cappelletti

domenica 19 giugno 2016

Di Domenica


Domanda esistenziale. Senza risposta.


Nessuno

E tu, tu che ti arroghi il diritto di voler conoscere,
chi sei tu?
Non sai che ognuno é? Ti piaccia o meno il modo
od il pensiero,
l'incedere e la strada percorsa le lacrime o il sorriso
noi siamo qui.
Schiera di anime in un mondo che si sta perdendo,
combattenti stremati.
Poco importa chi siamo e come siamo o saremo,
noi pensiamo, dunque.....
Non ti riconosco perciò dimmi
e tu, tu chi sei?


Marisa Cappelletti



venerdì 17 giugno 2016

Concorsi letterari


Tra tanti ho scelto due concorsi letterari tradizionali ed un terzo veramente curioso, interessante ed estremamente stimolante. Forse anche piuttosto difficile, ma a me ha molto incuriosito. Mi piacerebbe provarci.
Inutile ribadire di non rinunciare mai a partecipare.

I due tradizionali
Concorso Letterario AG Noir II Edizione
Scadenza iscrizione: 03 Luglio 2016

Concorso nazionale di poesia e narrativa "Guido Gozzano" XVII Edizione

La sfida (leggete attentamente tutto, mi raccomando)
8 Corde Tese
Scadenza iscrizione: 22 Luglio 2016

Buon lavoro!


Marisa Cappelletti






E adesso...

Silenzio. Si gioca!
Italia  - Svezia
ore 15







giovedì 16 giugno 2016

Se potessi

E con questo aforisma che condivido pienamente, chiudo la giornata.
Se potessi darti una cosa nella vita, mi piacerebbe darti la capacità di vedere te stesso attraverso i miei occhi. Solo allora ti renderesti conto di quanto sei speciale per me.

 Frida Kahlo


Buonanotte!
Marisa Cappelletti




Buongiorno!

Anche se meteorologicamente non é una bella giornata, almeno al Nord, anche se da queste parti l'estate ha perso la strada, non lasciamoci condizionare ed iniziamo la mattina con amore!



Come


Spogliami subito con le tue grandi mani
poi accarezzami fammi tremare
regalami attimi immensi da non scordare
insegnami e mostrami come mi sai amare.


Marisa Cappelletti



mercoledì 15 giugno 2016

Nell'aria



Ci sono fantasmi e fantasmi. 
Oggi vorrei parlare in versi di quelli che ossessionano l'uomo, dell'eco che resta di chi ha faticato a vivere.

Fantasmi

Vecchi  sogni  ormai abbandonati
A morire nel ricordo sfumato
Di inutili speranze mai realizzate.

Bagliori fugaci di chi se n’è andato
Lasciando soltanto la nebbia di passi
Lentamente scanditi  dalla mediocrità.

Note sperdute  di canzoni mai scritte
Melodie dimenticate su pentagrammi
Di artisti  fuggiti  da un mondo stonato.

Resti di vite passate a lottare contro
Eterni giganti  armati di spade forgiate
Nelle incandescenti  fucine dell’indifferenza.

Anime  vaganti in cerca di riscatto
Da un’esistenza resa dannata
Da sconsiderati  ed umani demoni.  


Fantasmi 


Marisa Cappelletti






martedì 14 giugno 2016

Piccolo racconto del martedi'

Se sapeste che tempi quei tempi!

Era d'estate
(tanto tempo fa)

1 Agosto 1965
La pensione si chiamava Esedra, non era proprio nel centro del paese ma era vicino al mare.
La signora Irma, piacente casalinga milanese bionda e minuta, era arrivata con Enrichetta, sarta pour dames a Milano, la figlia Maria Luisa ed il figlio dell'amica Giuseppe.
Irma, che dolce non lo era per niente, si sentiva un po' spaesata.
Per la prima volta da che si era sposata, nel '45 pochi soldi e niente casa, andava in vacanza senza la sua adorata metà Riccardo, atletico Vigile Urbano dagli occhi verdi.
Quindici giorni sull'Adriatico era tutto quello che la famiglia poteva permettersi e, visto che il marito non aveva ferie in quel periodo, ci era venuta sola con la Maria Luisa.
Si era fatta confezionare tre vestitini estivi, aveva comperato un costume, intero certo, lei era una seria signora sposata, aveva raccomandato al parrucchiere un taglio fresco e giovanile perchè in fondo aveva 42 anni ma molto ben portati, raccomandato alla figlia di comportarsi bene, come si conveniva ad una diciassettenne di buona famiglia come lei, chiuso un occhio sui tre due pezzi che la ragazza avevo voluto e sul quel vestito cortissimo, sopra il ginocchio. Ma in fondo era la moda, le chiamavano minigonne, e poi qualche soddisfazione alla bambina bisognava pur darla, era così a modo e brava a scuola! Era anche bellina, con quegli occhioni verdi come quelli del suo papà.

8 Agosto 1965
La signora Irma se ne stava seduta sulla sdraio, naturalmente con un asciugamano a righe tra lei ed il telo ruvido della sedia perchè così era più igienico, sola, sconvolta e sull'orlo di una crisi di pianto.
La Maria Luisa, come al solito, era sparita con quella compagnia di ragazzi che lei e Giuseppe avevano preso a frequentare il giorno dopo il loro arrivo.
Come era cambiata la sua bambina! Aveva preso una sbandata colossale per un tipo più grande di tre anni. Bel ragazzo questo sì anzi, pareva un attore del cinema! Ma santo cielo, lei era così piccola ed ingenua.
La sera, verso le 21 se ne andava con il bello e gli altri , l'avesse saputo suo padre, a ballare o al cinema e fino a mezzanotte non si ritirava! Aveva un bel raccomandarle di mettere la maglietta della salute che la sera al mare fa umido e di portarsi il golfino, non si sa mai. Non le dava retta e scappava via e chissà cosa facevano tutti quelli lì, Giuseppe compreso. Una sera, le aveva confessato, erano andati persino al Piper di Riccione a sentire quella mezza matta della Patti Pravo, figurarsi.
Stava perdendo la Maria Luisa, se lo sentiva, non la capiva più!
Ed Enrichetta? Invece di starsene seduta a leggere Annabella o qualche bel libro giallo di Scerbanenco, se ne andava su e giù per la spiaggia per farsi ammirare dai giovanotti ed anche dagli ammogliati, metteva in mostra il generoso decollté, si muoveva in modo indecoroso! Era vedova da cinque anni poverina, ma insomma, un po' di decenza poteva almeno dimostrarla.
La sera dopo cena, quando si sedevano nel dehors della pensione Esedra a prendere il caffé con gli altri ospiti, lei cercava sempre di farsi notare, rideva forte e gesticolava, insomma non si comportava certo da signora.

10 Agosto 1965
Come se tutto questo non bastasse lei, la signora Irma Rossetti in Mascherpini, aveva uno che le stava dietro. Un giovanotto un po' sovrappeso, capelli rossi sigaretta sempre in mano, una leggera scia di sudore, neanche tanto affascinante. Certo non c'era paragone con il suo Riccardo!
Il bellimbusto stava anche lui, con un amico, nella stessa pensione e tutte le volte che si riunivano alle 12,15 ed alle 19,15 per i pasti, tra parentesi non si mangiava poi male: c'era una seconda scelta sia per i primi che per i secondi ed in più sempre insalata fresca in una ciotola sul tavolo, tutte le volte dunque che scendevano per i pasti, lui la guardava fisso, senza mai distrarsi.
Era imbarazzante e persino Enrichetta ogni tanto si riprendeva dalle sue moine e chiedeva, un pò gelosa,
-Ma se pò savé quel lì s'el voer?- (E’ possibile sapere cosa vuole questo qui?)
Lo sapeva lei cosa voleva, glielo aveva detto una volta inseguendola su per le scale dell'Esedra.
Lei gli aveva dato dello screanzato che se ne approfittava di una donna sola ed era scappata.
Ci fosse stato il suo Riccardo!
Giuseppe, il figlio diciottenne della sua amica, intanto si divideva beato tra due tedescotte poco serie, non come la Maria Luisa.
Anche se, negli ultimi due giorni, le era venuto qualche dubbio: quando la sera tornava era sempre tutta rossa, nonostante il bel colorito preso sulla spiaggia, con i capelli mezzi raccolti e mezzi sciolti ed un'arietta talmente trasognata che lei aveva paura di chiedere.

15 Agosto 1965
Ultima sera! Nel pomeriggio le signore erano state lontano dalla spiaggia perchè quello era il giorno canonico dei gavettoni e non volevano rovinarsi la pettinatura. Avevano chiacchierato, scambiato ricette e pettegolezzi e poi erano salite in camera per prepararsi alla cena di Ferragosto, c'era anche il dolce, ed alla festa danzante con musica dal vivo. Musica suonata da tre simpatici romagnoli più una cantante dalle forme strabordanti e da una voce che neanche la Carla Boni quando era nella sua forma migliore.
L'Enrichetta era arrivata con un vestito in pizzo nero da mezza sera, se non ce l'aveva lei che era sarta...e con uno chignon fermato da una broche di strass. Strabiliante. Lei invece era vestita normale, abitino a fiori senza maniche e collana di perle coltivate. Semplice sì, ma tanto chic.
Aveva avuto il suo bel daffare a respingere l'invadente spasimante che voleva ballare a tutti i costi con lei ma che, per sua fortuna, se ne era andato vero le 23, trascinato via dall'amico che voleva andare a ballare "in un locale serio" .
Sua figlia era volata via con la minigonna ed il principe azzurro e fino alla 1 di notte non ne aveva saputo più nulla. Quando era tornata, si era infilata a letto senza una parola e lei aveva sentito che piangeva.
Eh, il primo amore si sa...
La mattina presto del 16 erano partite con armi bagagli, Enrichetta immusonita e mal truccata, Giuseppe dispiaciuto di perdere la sua parte di Germania e la Maria Luisa disperata che non voleva andare via, piangeva che pareva un temporale di fine estate e sospirava in continuazione tra una soffiata di naso e l'altra -Amilcare, amor mio-
Sempre il primo amore, si sa...

1 Settembre 1965
- Cara la mia sciùra Franca, cosa vuole, certo il posto era bello, la pensione di classe, guardi ad ogni pasto c'era sempre in più l'insalata mista, la Maria Luisa un angelo, povera bambina. Stava vicino alla sua mamma, la sera alle dieci a dormire perchè la mattina sù presto ,che é tutta salute,
L'Enrichetta di compagnia, per carità, ma sa, essendo vedova insomma, la se guardava in gir, si guardava intorno con molta discrezione, per dirla tutta, ma sa com'é. Il Giuseppe poi, un vero giovane cavalier servente per la mia Luisina. Impeccabile, sempre ad accompagnarla quelle rare volte che andavano a prendere un gelato in piazza.
Siam venute via proprio perchè non avevamo prenotato per altri giorni, ma con un dispiacere, la savess, sapesse.
La pensa che il Ferragosto ci hanno fatto anche la serata danzante e di prima qualità né, con musica dal vivo.
I ragazzi si sono divertiti tantissimo.
Ah, una vacanza me- ra- vi- glio-sa!
Però ho detto al mé Riccardo che io senza di lui non vado più da nessuna parte, la famiglia la gà de stà insema, deve rimanere unita.
E poi voglio cambiare: basta mare che la Luisina, povera stella si è tanto stufata. Sempre  li’ pensione-spiaggia, spiaggia-pensione.
L'anno prossimo tutti al Tonale!-


Marisa Cappelletti


E questa colonna sonora é irrinunciabile!

Sapore di sale
Gino Paoli 1963