Sarà cosi'
Verrà il sole
Verrà il giorno
Verrai da me
E sarà il sole.
Marisa Cappelletti
Scrivo racconti e poesie. Leggo tutto e di tutto. Amo la musica. Vivo i miei anni intensamente. Inutile ma doveroso aggiungere che tutti i diritti dei racconti e delle poesie pubblicati a mio nome sono coperti da Copywrite e quindi di mia esclusiva proprietà. La riproduzione è vietata.
lunedì 4 luglio 2016
domenica 3 luglio 2016
Domenica
Poche parole per una domenica di lutto
Silenzio
Nell'eco del tempo pensieri gridati
fuggono ancora
lontano da noi.
Nell'ora dell'oggi
da bocche ormai chiuse
parole spezzate non escono piu'.
Marisa Cappelletti
Silenzio
Nell'eco del tempo pensieri gridati
fuggono ancora
lontano da noi.
Nell'ora dell'oggi
da bocche ormai chiuse
parole spezzate non escono piu'.
Marisa Cappelletti
sabato 2 luglio 2016
2 Luglio 2016 Un'altra strage.
Con infinito cordoglio
Questa é la nostra vita, questo é il nostro grande Paese, questo é il nostro Credo, questi sono i nostri sacrosanti indiscussi ed indiscutibili valori.
Non sarà una follia assoluta ed inaccettabile a distruggere la nostra civiltà.
Marisa Cappelletti
Racconto della notte
Perché non é mai finita.
I volti della notte
I volti della notte
Sono stanca non ho piu’ stimoli né desideri, non ho piu’
nulla da dare né voglio ricevere niente, il vuoto mi stringe il sonno mi manca.
Esco nella notte. Devo respirare, devo raccogliere i
pensieri, decidere se qui deve terminare questa inutile lotta contro fantasmi
che mi sopraffanno.
La città non dorme, ma qui in questo scorcio di viale tutto è silenzio,
c’è una tranquillità strana, densa, i
miei passi rimbombano, una risata
lontana disturba il silenzio.
A terra una figura scura, avvolta in qualche cosa che non so
definire, fa un movimento lento, il mio cuore fa un balzo, ma l’istinto mi
spinge ad allungare una mano verso il fagotto buttato li’ contro il muro.
Si gira di scatto,
come un animale indifeso attaccato da un altro in caccia. Due occhi scuri che
alla luce delle vetrine sempre illuminate del centro città hanno ancora il
coraggio di brillare, un volto accartocciato dalle difficoltà, un taglio dove dovrebbero esserci le labbra,
ed una voce raschiante, senza sesso che chiede sgarbata:
-E tu che vuoi? Qui é casa mia, vattene!-
La sua casa. Sotto una galleria di gelido marmo, contro gli
scalini di un negozio che offre abbigliamento caldo che mai potrà possedere, in
balia di chiunque e di qualunque cosa possa succederle.
-Scusami, non voglio nulla, solo accertarmi che tu stia
bene, che non ti serva niente-
Mi sento stupida, inopportuna, inadeguata. Come posso
pensare che la donna sia sana, che abbia quello di cui ha bisogno, che non le
serva niente?
Lo sguardo si fa penetrante, la voce un sussurro:
-Vieni, siedi qui vicino ed ascolta, ti racconto una storia-
-Tanti anni fa c'era una donna. Sì, anche se ora può
sembrare impossibile, ero una donna!
Una famiglia con un marito e due figli. Non ricordo e non
voglio ricordare i nomi né le età perché fa male, troppo male ed io voglio solo
il vuoto.
Il marito un giorno se ne andò lasciandola in balia di tempi
duri che non seppe affrontare, di responsabilità che lei ritenne più grandi
delle sue possibilità, di giovani vite da crescere che lei fu incapace di
gestire. Debole? Sì, debole e stupida, illusa e succube di una vita passata alle
dipendenze di un re e despota, incapace di organizzarsi una nuova esistenza.
Così arrivò il bicchiere di alcool per rinfrancarsi, poi i
bicchieri si moltiplicarono regalandole l'oblio delle giornate pesanti, i
bicchieri divennero bottiglie, l'oblio diventò totale: niente più responsabilità,
niente più figli, niente più vita.
Tutto , dimenticato, svanito, perduto. Fine.-
Gli occhi, come spilli infuocati, mi entrano dentro,
l'angoscia la sua, mi contagia, la disperazione diventa palpabile, la notte mi
soffoca.
Non ci sono sogni quieti qui, solo attimi vuoti.
Mi siedo sul gradino sporco del negozio e le prendo la mano.
Si tira indietro, come investita da un soffio troppo caldo
per lei, non sa più che cosa sia il contatto fisico con un altro essere umano,
non conosce altro che gli insulti.
Della vita, dei compagni di strada, di chi passa, la guarda
con disprezzo e se ne va voltandosi dall'altra parte perché la miseria umana fa
paura, può contagiare lo stupido che ci crede!
Ma non mi lascio intimorire dal rifiuto. Con estrema
gentilezza le riprendo la mano sporca e la tengo tra le mie, senza stringere,
senza dire nulla.
Mi guarda stupita ma lascia che il mio calore passi al suo
gelo e piano piano la mano si riscalda ed un sorriso storto le trasforma il
viso.
Questa mia ultima notte mi sta regalando la consapevolezza
della fortuna di essere quel che sono, di vivere come vivo, di avere quello che
ho.
Mi sta donando la gioia immensa di un sorriso di un essere
umano che più non credeva di esserlo, la certezza di avere ancora un'anima.
E ringrazio la donna che ha permesso che questo giorno così
pesante e pieno di propositi bui, finisca con queste ultime ore straordinarie e
accompagni la mia rinascita verso il chiarore che si profila in fondo alla
strada.
Prendo il cellulare dalla borsa e compongo un numero di
emergenza.
Anche per lei non deve essere finita qui.
Mi guarda impaurita, non dice più una parola.
I volontari la fanno alzare con delicatezza e lei deperita,
gelata e rattrappita com'è fatica a stare in piedi. Poi, aiutata, sale
sull'ambulanza. I suoi occhi dicono -non lasciarmi-
No, non ti lascio.
Quando starai meglio ti dovrò raccontare io una storia. La
storia di una donna disperata, che voleva rinunciare ad una vita fortunata, ma
che ti ha incontrata in una notte in cui la depressione stava spingendo forte
verso il buio.
E tu le hai aperto uno spiraglio. Tu, con il tuo dolore
l'hai salvata.
Prendo ancora il cellulare dalla borsa mentre salgo anche io
sull'ambulanza.
Compongo un numero noto.
-Sì, sto bene ma ora non posso tornare. Devo accompagnare
un'amica all'ospedale ma poi verrò a casa e non ti lascerò più. Sì, sto bene,
ora che ho capito sto bene.
La mia e la sua notte sfumano nell'alba. Le siedo accanto e
le prendo la mano.
No, non ti lascio.
Marisa Cappelletti
lunedì 27 giugno 2016
Racconto
Ho appena terminato questo racconto per un contest di 20Lines. Piacerà?
Gli Elementi della passione
In un mondo appena nato dalla morte recente di una stella
senza piu' voglia di brillare, Fuoco se ne stava nascosto nel cuore di quel
grumo ancora fumante ed inconsapevole di essere divenuto una probabile fonte di
vita, pago di aver illuminato per un tempo immemorabile la notte dell'Universo.
Acqua scorreva con grande fatica su rocce calde e poco
disposte a lasciar passare un simile elemento fresco e dolce, ed in quanto tale
sconosciuto, in un posto cosi' avaro ed aspro.
Vento soffiava con rabbia sulla polvere rossa della crosta
formatasi di recente, quasi a testimoniare una sorta di lenta guarigione dalla
furia di Fuoco.
I giorni passavano e la crosta si consolidava, assumeva
forme sinuose. Mentre Acqua, a volte, riusciva a riposare in qualche
avvallamento formatosi tra la polvere. Vento, ormai esausto, non era piu'
rabbioso, ma aveva assunto una certa qual dolcezza che rinfrescava la
desolazione.
Tempo aveva iniziato a scorrere impaziente.
Un mattino uguale a tutti gli altri la crosta si risveglio'
cambiata: era divenuta Terra, Acqua in alcuni punti subi' una metamorfosi blu e
si ritrovo' Mare e, sotto i raggi caldi di una stella che schiariva l'orizzonte
di Terra, evaporo'. Cielo, che c'era sempre stato, se ne ebbe a male ed inizio'
a protestare con violenza. Tutto all'improvviso precipito' e cosi' Pioggia
cadde con mille gocce d'argento su Terra e su Mare, che l'accolsero con
gratitudine.
Solo Fuoco rimase nascosto, subdolo ed incandescente nel
centro del grumo che si stava evolvendo.
Terra, in una notte silenziosa e tiepida, avverti' nel
profondo un movimento, un palpito. Le sue sorelle rimaste a splendere lassu' la
osservarono preoccupate, un sussurro lontano la fece tremare, Mare
all'improvviso si alzo', Vento trasporto' da un altrove sconosciuto un
brontolio sordo, Aria divenne bollente.
Tempo si fermo'.
E Fuoco, liberatosi dall'inerzia che lo incatenava, emerse
maestoso e potente da una delle cime formatesi su Terra.
Fu un attimo ed un fiume di rossa lava la investi',
travolgendola in un abbraccio ardente ed assoluto che le tolse ogni capacità di
percezione trasformandola, lei ancora vergine di flora e di fauna, non ancora
madre dell'umanità, in un piccolo mondo innocente completamente in balia della
passione impossibile a spegnersi di Fuoco.
Si lascio' invadere, possedere, bruciare dal magma che le
serpeggiava addosso; e piu' Fuoco ruggiva piu' Terra si sottometteva, piu'
bruciava piu' lei gli donava parte di sé.
Finalmente Fuoco, cosi' com'era divampato, si quieto',
all'improvviso, come pago di vedere Terra distrutta dal suo abbraccio mortale.
L'aveva provocata, illusa, invasa e posseduta, si era
imposto con la forza sulla sua innocenza, l'aveva costretta con la prepotenza
ad accettarlo, amarlo, volerlo, l'aveva annientata.
Ora, come un re che dopo la vittoria riportata su un nemico
imbelle si abbandona soddisfatto sul proprio talamo, si stava mollemente
lasciando scivolare in Mare.
Acqua lo accolse con indignazione, sfrigolando al suo
impatto, urlando tutta la sua compassione per l'ingenua giovane Terra.
Vento soffio' fresco sulle ferite fumanti provocate dalla
violenza di Fuoco, Pioggia pianse tutte le sue lacrime per dare sollievo e
mischiarle a quelle amare di Terra.
Tempo aspetto'.
Terra lo aspetto'.
Mare copri' la lava fredda e nera lasciata da Fuoco, cosi'
che lei non potesse piu' vedere la parte impietrita di sé che lui aveva
lasciato quando, cosi' com'era arrivato, improvvisamente se n'era andato .
Tempo lentamente passo'.
Le ferite guarirono, Terra riprese la sua evoluzione, fino a
coprirsi di uno splendido manto verde,
accogliendo su di sé animali ed uomini e con questi ultimi
tutto il bene ed il male che Destino aveva loro riservato.
Ma Fuoco a volte torno'. Senza preavviso e senza rispetto e
Terra lo accolse sempre, stregata ed affascinata, vittima e carnefice di sé
stessa.
Terra era Madre amorevole e severa come tutte le madri,
anche se consapevolmente sapeva che i suoi figli, come tutti i figli,
l'avrebbero sfruttata e forse distrutta.
Terra era la Vita, ma dentro di sé, al centro del suo
essere, conservava ancora una fiamma ardente, un amore sconsiderato e
trascinante per Fuoco che le bruciava dentro, l'eterno amante che la faceva
vivere.
Marisa Cappelletti
sabato 25 giugno 2016
Musica del sabato
Sono una rockettara della prima ora e lo saro' anche a 117 anni (spero) ed anche una fan del metal. Si'. Vorrei pero' lasciare da parte per un momento Mick, Bruce, ACDC, ma anche Gianna e Vasco per parlarvi di musica e canzoni tradizionali ma altrettanto famose in tutto il mondo.
Adoro le canzoni napoletane antiche e quelle di un certo spessore sia di testo che di musica. Devo confessare che pur capendo il senso della canzone, non sempre capisco i termini, o almeno alcuni termini, usati. Sono milanese, per me il napoletano é un dialetto difficile. I Napoletani mi scuseranno se ho chiamato dialetto una vera e propria lingua. Musicale, melodiosa, colorata.
Una lingua a cui sono legata da un bellissimo ed emozionante periodo della mia gioventu' che ancora oggi mi fa battere il cuore.
Vi propongo quattro canzoni per me molto intense e particolari. Ciascuna mi trasmette un sentimento diverso, ma mi trasmette tanto.
Non posso iniziare senza
O' sole mio
(il mio sole é sulla tua fronte...).
Pura gioia.
Madison Square Garden, 1987
Altra canzone di cui non si puo' fare a meno, scritta nel 1915
parla di un giovanissimo soldato che dal fronte scrive all'innamorata.
O' surdato nnammurato.
(scrivi sempre sii contenta, io non penso che a te sola...)
Tanti ricordi, tanti rimpianti.
La terza ha una melodia ed un testo splendidi ed io la preferisco cantata da una strepitosa Mia Martini.
Cu'mme
(...scendi con me in fondo al mare a trovare quello che qui non c'é...). Giu' fino in fondo e poi su su, per ritrovare la vita. Cambiamento.Speranza.
Ultima ma solo nell'elenco, perché per me ha un significato profondo una delle piu' belle canzoni di Domenico Modugno. Tutti i grandi artisti italiani almeno per una volta nella loro carriera si sono cimentati nell'interpretazione di questa melodia. A me piace anche la versione di Segio Cammariere. Ma non posso non pubblicare Domenico Modugno. Dunque eccole entrambe. Scegliete voi.
Tu si 'na cosa grande
(tu sei una cosa grande per me, una cosa che tu stesso non sai, una cosa che non ho avuto mai: un amore cosi' cosi' grande...)
Il sentimento? Amore. Amore assoluto.
1964
2009
Marisa Cappelletti
Poesia del sabato
In questo sabato bollente (stamani ha provato a consolarci con un accenno di nuvole e vento, ma poi ci ha ripensato) difficile anche solo pensare con l'anima. Se non la trovate di vostro gusto perdonate, l'afa mi uccide i pensieri.
Pagine
Pagine
Ho riempito la mia vita di pagine voltate:
"chissà, forse dopo dieci altre pagine
la storia cambierà!" Un capitolo ancora
ed eccoci qua, la storia torna e si ripete
senza un pizzico di pietà, uguale come sempre,
gli stessi personaggi l'ormai nota crudeltà.
"Basta, non voglio piu' conoscere come finirà
tanto so che la
protagonista di nuovo soffrirà
per quante pagine ancora la storia scorrerà
sul filo del rasoio di una precaria realtà?"
Ho abbandonato le pagine a voltarsi con il vento
ho liberato il dolore che stava chiuso dentro
un cuore ormai d'acciaio senza piu' sentimento.
Sono quasi alla fine di quel componimento
fatto di pagine strappate e poi incollate per
poterle sfogliare ancora, per non dimenticare
quello che é stato allora, non ho capito mai
né lo capisco ora come potrà finire ma voltero'
ancora con passione e con speranza fino
all'ultima pagina poi tornero' a rileggere, ancora e ancora
e ancora....
Marisa Cappelletti
venerdì 24 giugno 2016
Beatles
Il 24 Giugno del 1965 i Beatles arrivarono a Milano per un concerto al Vigorelli. Il velodromo in zona Fiera che allora ospitava i campionati di ciclismo su pista ma anche i concerti di artisti famosi come Antonello Venditti e Francesco De Gregori.
Ecco alcuni estratti dell’articolo che il giornalista Alfonso Madeo pubblico’ Sul Corriere della Sera del 24 Giugno 1965:
Che delusione quest’arrivo dei Beatles a Milano: proprio non
valeva la pena che si mobilitassero tanti fanatici per tributare ai cavalieri
dell’urlo il primo applauso italiano. Saranno state duemila persone, uomini e
donne, tutti molto giovani, zazzeruti, accaldati, frenetici e pronti alla
bagarre per stringersi intorno ai loro idoli. I Beatles li hanno giocati con un
trucchetto banale (...) Il treno da Lione, sul quale erano attesi gli
“scarafaggi”, era atteso al marciapiede 16 per le 23.30. Poco dopo mezzanotte,
l’altoparlante ha avvertito che il Lione era arrivato al marciapiede 3. La
folla ha avuto un sussulto, c’è stato un gran correre di marciapiede in
marciapiede, qualcuno è caduto, qualche altro è finito dritto filato al
commissariato: tutto i Conferenza stampa a mezzogiorno in un albergo del
centro.
Ecco un campionario di domande e risposte. Serviranno a far
capire chi sono questi Beatles
Vi considerate ragazzi felici?
«Molto felici».
Cos’altro vi aspettate dalla vita?
«La possibilità di dormire molto».
Se vi accorgeste di perdere i capelli?
«Ricorreremmo alle parrucche».
Per quanto tempo prevedete di stare sulla cresta dell’onda?
«Finché dura. Durerà parecchio».
Pensate che esista qualcuno più grande o più importante di
voi?
«La regina».
Conoscete le poesie di Evtuschenko?
«Chi è? »
Ammirate Shakespeare almeno?
«Certo, è inglese. Però lui non ha venduto tanti dischi».
I Beatles arrivano al Velodromo Vigorelli a bordo di un
camioncino rinforzato all’interno da stanghe di ferro massiccio. Due le
esibizioni. La prima di pomeriggio, alle 17. Fa un gran caldo, intorno ai 37
gradi. Al primo concerto assistono 7 mila persone, 20 mila a quello delle 21.
In tutto, novantasei minuti di esibizione. Costo dei biglietti: da 750 a 3.000
lire (un giornale costa 50 lire, un caffè 60, per comprare un lp ne occorrono
1.800). Incasso: 18 milioni nel pomeriggio più 40 la sera.
Quando sul palco arrivano i Beatles, giacche attillate
scure, camicie bianche coi collettoni, chitarre che luccicano al sole, dalla
massa degli spettatori sale un urlo. Paul MacCartney, idolo delle tredicenni,
dice «ciao» al microfono e questo fa impazzire di gioia le gradinate.
«Strillano le ragazzine, dimenandosi come ossessi. Tutti in piedi sulle sedie.
È un crescendo che mette i brividi. La polizia fa cordone, accorre dove può,
calma, minaccia, picchia.
Per trentacinque minuti, quanto è durata l’esibizione, un
fragore assordante, disumano, ininterrotto, ha coperto le voci e gli strumenti
del quartetto, nonostante le decine e decine di amplificatori sparsi
dappertutto. Tutti hanno visto i Beatles, nessuno li ha uditi. (... ) In mezzo
a tanto fragore, i più composti erano proprio i Beatles. Imperterrito, uno di
loro annunciava in italiano il prossimo pezzo e subito tutti insieme
attaccavano qualcosa che probabilmente era una canzone magari anche bella, ma
che le invocazioni a Ringo, o a Paul o a John, delle ragazze con il volto
rigato di lacrime e le urla e gli applausi ritmati dei loro coetanei impedivano
di seguire.
E per non farsi mancare niente:
Giudizio di un sociologo americano sull’ammiratrice tipo dei
Beatles: «È una ragazza da 13 a 16 anni, di estrazione modesta, di razza
bianca, di intelligenza inferiore alla media.
Ma, nonostante quest'ultima valutazione sociologicamente assai stupida e sbagliata,
Bei tempi quelli ragazzi,
credetemi, davvero bei tempi!
Marisa Cappelletti
Brexit
E cosi' con tutte le conseguenze che ne deriveranno e che già stanno facendo stragi in Borsa...
Bye Bye Baby!
#Hallone....
Marisa Cappelletti
Bye Bye Baby!
#Hallone....
Marisa Cappelletti
Libri&Libri
C’è chi, fortunato, è
già in vacanza e chi, la maggior parte di noi, ha progettato o sta progettando
le ferie per questa estate che pare sia arrivata e con una certa prepotenza.
Una delle migliori occasioni, la vacanza, per dedicarsi con
calma alla lettura. Come piu’ vi piace. Libri con copertine accattivanti,
profumati di quell’odore di carta
stampata che i lettori accaniti adorano, oppure tablet con romanzi o saggi,
tanti o pochi, ma scaricati da internet per non aggiungere peso ai bagagli.
Per chi ama la lettura tradizionale e vuol rileggere libri
indimenticabili segnalo l’uscita dei nuovi Oscar Mondadori.
Dal 1965, dal primo
titolo, Addio alle armi, sono stati pubblicati a oggi più di 13.000 Oscar
Mondadori. I volumi, messi idealmente
uno sull’altro, raggiungerebbero 224 metri d’altezza, competendo con il
grattacielo di Unicredit in piazza Gae Aulenti a Milano.
Oggi gli Oscar si rinnovano, partendo ancora da Addio alle
armi, a cui si affiancheranno cinquanta anni di un catalogo impareggiabile che mette
insieme classici e contemporaneità: da Calvino a G.R.R. Martin.
Gli Oscar, dunque, mettono da sempre in connessione libri e
lettori, facendo incontrare il gusto e la sensibilità di pubblici diversi e in
continua evoluzione con la profondità di uno dei più straordinari cataloghi
editoriali del mondo, denso di capolavori di genere, classici e contemporanei.
Il catalogo si riorganizza principalmente attorno a tre
grandi famiglie: Bestsellers, Classici e Saggi e saranno oltre 200 i titoli che
vestiranno i nuovi abiti editoriali
degli Oscar.
Ecco i primi titoli in uscita in libreria:
Roberto Saviano, Gomorra 2006-2016
Una nuova edizione negli Oscar Absolute con uno scritto
inedito dell’autore in cui racconterà cosa hanno significato per lui e per noi
questi 10 anni di Gomorra.
Ernest Hemingway, Addio alle armi
Nuova edizione con i 47 finali scartati dall’autore.
Ray Bradbury, Fahrenheit 451
Nuova traduzione; introduzione inedita in Italia di Neil
Gaiman.
Gabriel García Márquez, Cent’anni di solitudine
In vista dei 50 anni della pubblicazione di un romanzo che è
stato un grande successo planetario.
Ho amato Addio alle armi cosi’ come Cent’anni di solitudine
e li aggiungero’ alle mie letture d’estate.
Marisa Cappelletti
martedì 21 giugno 2016
Milano
Cambio della guardia a Palazzo Marino: esce Giuliano Pisapia entra Beppe Sala.
In fondo il Sindaco uscente durante i suoi cinque anni di mandato ha fatto un buon lavoro, con i limiti imposti dalla burocrazia, dalla politica e da tutti gli enormi impegni che una città come Milano comporta.
Beppe Sala ha raddrizzato i lavori di Expo e, con i suoi collaboratori ed anche con Pisapia, ha fatto un ottimo lavoro. Tutti noi milanesi siamo stati e continuiamo ad essere orgogliosi dell'Expo 2015.
Dunque confidiamo nel nuovo Sindaco e salutiamo con gratitudine il Sindaco uscente.
Ecco la mail che Pisapia ha inviato ai Milanesi tutti:
In fondo il Sindaco uscente durante i suoi cinque anni di mandato ha fatto un buon lavoro, con i limiti imposti dalla burocrazia, dalla politica e da tutti gli enormi impegni che una città come Milano comporta.
Beppe Sala ha raddrizzato i lavori di Expo e, con i suoi collaboratori ed anche con Pisapia, ha fatto un ottimo lavoro. Tutti noi milanesi siamo stati e continuiamo ad essere orgogliosi dell'Expo 2015.
Dunque confidiamo nel nuovo Sindaco e salutiamo con gratitudine il Sindaco uscente.
Ecco la mail che Pisapia ha inviato ai Milanesi tutti:
Cara cittadina, caro cittadino,
si chiudono cinque anni straordinari e si apre una nuova
stagione per Milano. Vi vorrei ringraziare uno ad uno per aver portato la
nostra città a scalare le classifiche nazionali e internazionali, superando con
forza e orgoglio prove non sempre facili. Oggi Milano è una città al centro
dell’attenzione del mondo e il merito è soprattutto delle milanesi e dei
milanesi che si sono impegnati per il bene della nostra comunità.
Da parte mia posso solo dire che ci ho messo tutto
l’impegno, con la testa e con il cuore, e che esco da questa esperienza
eccezionale con grande soddisfazione e serenità, soprattutto perché in questo
cammino ho incontrato tante persone straordinarie, sia sul piano professionale
sia su quello umano.
Al nuovo Sindaco Beppe Sala faccio i miei migliori auguri.
Sono certo che con il vostro appoggio, così com’è successo in questi anni,
Milano proseguirà sulla strada tracciata.
Auguro a tutti voi di continuare ad amare la nostra Milano e
a farla crescere a vantaggio di tutti. Soprattutto di chi ha più bisogno di
solidarietà.
Giuliano Pisapia
Marisa Cappelletti
domenica 19 giugno 2016
Di Domenica
Domanda esistenziale. Senza risposta.
Nessuno
chi sei tu?
Non sai che ognuno é? Ti piaccia o meno il modo
od il pensiero,
l'incedere e la strada percorsa le lacrime o il sorriso
noi siamo qui.
Schiera di anime in un mondo che si sta perdendo,
combattenti stremati.
Poco importa chi siamo e come siamo o saremo,
noi pensiamo, dunque.....
Non ti riconosco perciò dimmi
e tu, tu chi sei?
Marisa Cappelletti
Marisa Cappelletti
venerdì 17 giugno 2016
Concorsi letterari
Tra tanti ho scelto due concorsi letterari tradizionali ed un terzo veramente curioso, interessante ed estremamente stimolante. Forse anche piuttosto difficile, ma a me ha molto incuriosito. Mi piacerebbe provarci.
Inutile ribadire di non rinunciare mai a partecipare.
I due tradizionali
Concorso Letterario AG Noir II Edizione
Scadenza iscrizione: 03 Luglio 2016
Concorso nazionale di poesia e narrativa "Guido Gozzano"
XVII Edizione
http://www.concorsiletterari.it/concorso,6111,Concorso%20nazionale%20di%20poesia%20e%20narrativa20%22Guido%20Gozzano%22Scadenza iscrizione: 07 Luglio 2016
La sfida (leggete attentamente tutto, mi raccomando)
8 Corde Tese
Scadenza iscrizione: 22 Luglio 2016
giovedì 16 giugno 2016
Se potessi
E con questo aforisma che condivido pienamente, chiudo la giornata.
Se potessi darti una cosa nella vita, mi piacerebbe darti la capacità di vedere te stesso attraverso i miei occhi. Solo allora ti renderesti conto di quanto sei speciale per me.
Se potessi darti una cosa nella vita, mi piacerebbe darti la capacità di vedere te stesso attraverso i miei occhi. Solo allora ti renderesti conto di quanto sei speciale per me.
Frida Kahlo
Buonanotte!
Marisa Cappelletti
Buongiorno!
Anche se meteorologicamente non é una bella giornata, almeno al Nord, anche se da queste parti l'estate ha perso la strada, non lasciamoci condizionare ed iniziamo la mattina con amore!
Come
Come
Spogliami subito con le tue grandi mani
poi accarezzami fammi tremare
regalami attimi immensi da non scordare
insegnami e mostrami come mi sai amare.
Marisa Cappelletti
mercoledì 15 giugno 2016
Nell'aria
Ci sono fantasmi e fantasmi.
Oggi vorrei parlare in versi di quelli che ossessionano l'uomo, dell'eco che resta di chi ha faticato a vivere.
Fantasmi
Vecchi sogni ormai abbandonati
A morire nel ricordo sfumato
Di inutili speranze mai realizzate.
Bagliori fugaci di chi se n’è andato
Lasciando soltanto la nebbia di passi
Lentamente scanditi dalla mediocrità.
Note sperdute di canzoni
mai scritte
Melodie dimenticate su pentagrammi
Di artisti fuggiti da un mondo stonato.
Resti di vite passate a lottare contro
Eterni giganti armati
di spade forgiate
Nelle incandescenti fucine
dell’indifferenza.
Anime vaganti in
cerca di riscatto
Da un’esistenza resa dannata
Da sconsiderati ed
umani demoni.
Fantasmi
Marisa Cappelletti
martedì 14 giugno 2016
Piccolo racconto del martedi'
Se sapeste che tempi quei tempi!
Era d'estate
(tanto tempo fa)
Era d'estate
(tanto tempo fa)
1 Agosto 1965
La pensione si chiamava Esedra, non era proprio nel centro
del paese ma era vicino al mare.
La signora Irma, piacente casalinga milanese bionda e
minuta, era arrivata con Enrichetta, sarta pour dames a Milano, la figlia Maria
Luisa ed il figlio dell'amica Giuseppe.
Irma, che dolce non lo era per niente, si sentiva un po'
spaesata.
Per la prima volta da che si era sposata, nel '45 pochi
soldi e niente casa, andava in vacanza senza la sua adorata metà Riccardo,
atletico Vigile Urbano dagli occhi verdi.
Quindici giorni sull'Adriatico era tutto quello che la famiglia
poteva permettersi e, visto che il marito non aveva ferie in quel periodo, ci
era venuta sola con la Maria Luisa.
Si era fatta confezionare tre vestitini estivi, aveva
comperato un costume, intero certo, lei era una seria signora sposata, aveva
raccomandato al parrucchiere un taglio fresco e giovanile perchè in fondo aveva
42 anni ma molto ben portati, raccomandato alla figlia di comportarsi bene,
come si conveniva ad una diciassettenne di buona famiglia come lei, chiuso un
occhio sui tre due pezzi che la ragazza avevo voluto e sul quel vestito
cortissimo, sopra il ginocchio. Ma in fondo era la moda, le chiamavano
minigonne, e poi qualche soddisfazione alla bambina bisognava pur darla, era
così a modo e brava a scuola! Era anche bellina, con quegli occhioni verdi come
quelli del suo papà.
8 Agosto 1965
La signora Irma se ne stava seduta sulla sdraio,
naturalmente con un asciugamano a righe tra lei ed il telo ruvido della sedia
perchè così era più igienico, sola, sconvolta e sull'orlo di una crisi di pianto.
La Maria Luisa, come al solito, era sparita con quella
compagnia di ragazzi che lei e Giuseppe avevano preso a frequentare il giorno
dopo il loro arrivo.
Come era cambiata la sua bambina! Aveva preso una sbandata
colossale per un tipo più grande di tre anni. Bel ragazzo questo sì anzi,
pareva un attore del cinema! Ma santo cielo, lei era così piccola ed ingenua.
La sera, verso le 21 se ne andava con il bello e gli altri ,
l'avesse saputo suo padre, a ballare o al cinema e fino a mezzanotte non si
ritirava! Aveva un bel raccomandarle di mettere la maglietta della salute che
la sera al mare fa umido e di portarsi il golfino, non si sa mai. Non le dava
retta e scappava via e chissà cosa facevano tutti quelli lì, Giuseppe compreso.
Una sera, le aveva confessato, erano andati persino al Piper di Riccione a
sentire quella mezza matta della Patti Pravo, figurarsi.
Stava perdendo la Maria Luisa, se lo sentiva, non la capiva
più!
Ed Enrichetta? Invece di starsene seduta a leggere Annabella
o qualche bel libro giallo di Scerbanenco, se ne andava su e giù per la
spiaggia per farsi ammirare dai giovanotti ed anche dagli ammogliati, metteva
in mostra il generoso decollté, si muoveva in modo indecoroso! Era vedova da
cinque anni poverina, ma insomma, un po' di decenza poteva almeno dimostrarla.
La sera dopo cena, quando si sedevano nel dehors della
pensione Esedra a prendere il caffé con gli altri ospiti, lei cercava sempre di
farsi notare, rideva forte e gesticolava, insomma non si comportava certo da
signora.
10 Agosto 1965
Come se tutto questo non bastasse lei, la signora Irma
Rossetti in Mascherpini, aveva uno che le stava dietro. Un giovanotto un po'
sovrappeso, capelli rossi sigaretta sempre in mano, una leggera scia di sudore,
neanche tanto affascinante. Certo non c'era paragone con il suo Riccardo!
Il bellimbusto stava anche lui, con un amico, nella stessa
pensione e tutte le volte che si riunivano alle 12,15 ed alle 19,15 per i
pasti, tra parentesi non si mangiava poi male: c'era una seconda scelta sia per
i primi che per i secondi ed in più sempre insalata fresca in una ciotola sul
tavolo, tutte le volte dunque che scendevano per i pasti, lui la guardava
fisso, senza mai distrarsi.
Era imbarazzante e persino Enrichetta ogni tanto si
riprendeva dalle sue moine e chiedeva, un pò gelosa,
-Ma se pò savé quel lì s'el voer?- (E’ possibile sapere cosa
vuole questo qui?)
Lo sapeva lei cosa voleva, glielo aveva detto una volta
inseguendola su per le scale dell'Esedra.
Lei gli aveva dato dello screanzato che se ne approfittava
di una donna sola ed era scappata.
Ci fosse stato il suo Riccardo!
Giuseppe, il figlio diciottenne della sua amica, intanto si
divideva beato tra due tedescotte poco serie, non come la Maria Luisa.
Anche se, negli ultimi due giorni, le era venuto qualche
dubbio: quando la sera tornava era sempre tutta rossa, nonostante il bel
colorito preso sulla spiaggia, con i capelli mezzi raccolti e mezzi sciolti ed
un'arietta talmente trasognata che lei aveva paura di chiedere.
15 Agosto 1965
Ultima sera! Nel pomeriggio le signore erano state lontano
dalla spiaggia perchè quello era il giorno canonico dei gavettoni e non
volevano rovinarsi la pettinatura. Avevano chiacchierato, scambiato ricette e
pettegolezzi e poi erano salite in camera per prepararsi alla cena di
Ferragosto, c'era anche il dolce, ed alla festa danzante con musica dal vivo.
Musica suonata da tre simpatici romagnoli più una cantante dalle forme
strabordanti e da una voce che neanche la Carla Boni quando era nella sua forma
migliore.
L'Enrichetta era arrivata con un vestito in pizzo nero da mezza
sera, se non ce l'aveva lei che era sarta...e con uno chignon fermato da una
broche di strass. Strabiliante. Lei invece era vestita normale, abitino a fiori
senza maniche e collana di perle coltivate. Semplice sì, ma tanto chic.
Aveva avuto il suo bel daffare a respingere l'invadente
spasimante che voleva ballare a tutti i costi con lei ma che, per sua fortuna,
se ne era andato vero le 23, trascinato via dall'amico che voleva andare a
ballare "in un locale serio" .
Sua figlia era volata via con la minigonna ed il principe
azzurro e fino alla 1 di notte non ne aveva saputo più nulla. Quando era
tornata, si era infilata a letto senza una parola e lei aveva sentito che
piangeva.
Eh, il primo amore si sa...
La mattina presto del 16 erano partite con armi bagagli,
Enrichetta immusonita e mal truccata, Giuseppe dispiaciuto di perdere la sua
parte di Germania e la Maria Luisa disperata che non voleva andare via,
piangeva che pareva un temporale di fine estate e sospirava in continuazione
tra una soffiata di naso e l'altra -Amilcare, amor mio-
Sempre il primo amore, si sa...
1 Settembre 1965
- Cara la mia sciùra Franca, cosa vuole, certo il posto era
bello, la pensione di classe, guardi ad ogni pasto c'era sempre in più
l'insalata mista, la Maria Luisa un angelo, povera bambina. Stava vicino alla
sua mamma, la sera alle dieci a dormire perchè la mattina sù presto ,che é
tutta salute,
L'Enrichetta di compagnia, per carità, ma sa, essendo vedova
insomma, la se guardava in gir, si guardava intorno con molta discrezione, per
dirla tutta, ma sa com'é. Il Giuseppe poi, un vero giovane cavalier servente
per la mia Luisina. Impeccabile, sempre ad accompagnarla quelle rare volte che
andavano a prendere un gelato in piazza.
Siam venute via proprio perchè non avevamo prenotato per
altri giorni, ma con un dispiacere, la savess, sapesse.
La pensa che il Ferragosto ci hanno fatto anche la serata
danzante e di prima qualità né, con musica dal vivo.
I ragazzi si sono divertiti tantissimo.
Ah, una vacanza me- ra- vi- glio-sa!
Però ho detto al mé Riccardo che io senza di lui non vado
più da nessuna parte, la famiglia la gà de stà insema, deve rimanere unita.
E poi voglio cambiare: basta mare che la Luisina, povera stella
si è tanto stufata. Sempre li’ pensione-spiaggia,
spiaggia-pensione.
L'anno prossimo tutti al Tonale!-
Marisa Cappelletti
E questa colonna sonora é irrinunciabile!
Sapore di sale
Gino Paoli 1963
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