giovedì 11 febbraio 2016

Matematica

Addizioni

Se ad un ricordo mai cancellato 
aggiungi un bisogno del cuore 
avrai un inizio di timido ritorno. 
Unendo alla somma ottenuta 
quel respiro affrettato e la marea 
che avanza rapida a sommergere 
la ragione che non vuole affogare,
il risultato sarà un isolotto 
appena emerso dall'oceano agitato
ed immenso dei nostri sentimenti. 
Somma all'atollo il cielo rasserenato 
da una speranza realizzata ed un albatro
che gioca con i tuoi desideri volanti.
Infine, ultimi addendi ma i piu' necessari
ed importanti, due ombre che si rincorrono
e si intrecciano sotto il sole di una stagione 
inseguita e forse ritrovata.
Risultato perfetto di un sogno cercato.
Miraggio o verità concreta, ora o mai,
se cambi l'ordine degli addendi il risultato
non puo' cambiare, noi lo sappiamo bene!


Marisa Cappelletti

Seconda serata

Festival

Contrariamente alla prima serata, ieri la parte che riguardava l'intrattenimento mi è piaciuta.
Non discuto le canzoni, come ho detto ieri, anche se devo citare Patti Pravo (sarà perché siamo coetanee?) e  la sua bellissima canzone, sulle altre stenderei un velo di che cosa vedete voi!
Ho trovato la caricatura di Carla Fracci esilarante, commovente la poesia di Frassica, bellissima ed algida la Kidman, ma soprattutto ho avuto modo di conoscere ed ascoltare un'eccellenza della musica ed anche della vita: Ezio Bosso.
Un musicista fantastico, una persona eccezionale di una forza e delicatezza invidiabili, una mente brillante ed un bell'uomo. Ascoltatelo vi arricchirà l'anima.



Six Breaths
Composto ed eseguito da Ezio Bosso



Marisa Cappelletti




   

mercoledì 10 febbraio 2016

Festival!




Se sei Italiano non puoi ignorare il Festival di Sanremo. 
Te lo servono in tutte le salse su tutti i Media. Non che sia una tragedia, intendiamoci, in fondo tutti noi lo seguiamo. Si' anche quelli che si atteggiano ad intellettuali ed ogni anno dichiarano arricciando il naso -Per carità, figurati se IO seguo il Festival!- Una sbirciatina la date di sicuro, dite la verità!
Io non vedo mai una serata intera, ma perché, inevitabilmente, mi addormento prima della fine.
Ma quest'anno l'ho registrato cosi' posso anche saltare la visione di quel che non mi piace. 
Non commentero' le canzoni ascoltate ieri né gli interventi degli ospiti, non sono un critico televisivo né tanto meno un ospite a pagamento di qualche programma nazional popolare. 
Quello che piace a me puo' non piacere ad altri e viceversa. De gustibust non est disputandum,  o non disputandum est a vostra scelta, percio', se ne avete voglia, godetevi queste serate di musica, questo 66esimo  Festival della canzone italiana. 
Ha quasi la mia età!
Elton John
Sorry seems to be the hardest word
Lasciatemi solo scrivere che l'ospite di ieri sera ci ha insegnato ancora una volta, se mai ce ne fosse stato bisogno, cosa significa essere un gigante della musica.



Marisa Cappelletti


martedì 9 febbraio 2016

A volte si puo' cambiare idea!

Ritornare sui propri passi, ammettere gli errori e ricominciare, o almeno provarci...
Dimmi che puoi

Ritorno dal passato con nostalgia bruciante.
Ricordi amore mio questa tua donna amante
che tutto e nulla aveva per farsi ricordare?
Colei che ti faceva versar lacrime amare
di rabbia e di sconcerto per non saper trovare
un equilibrio stabile in un rapporto eccentrico
riempito d'incoscienza che ci buttò sul lastrico?
Ebbene sono qui se tu mi vuoi ancora
sono una donna nuova e non quella di allora!
Vieni, dammi la mano, torniamo a camminare
lungo il viale che un giorno abbiamo abbandonato:
guarda, siamo in aprile di gardenie è rifiorito
l'ha fatto per noi due romantici vecchietti
che sanno ancora amare. Tesoro non pensare
abbracciami più forte e dimmi che mi accetti!


Marisa Cappelletti






lunedì 8 febbraio 2016

Presentazioni

La giornalista-scrittrice Raffaella Lamastra ha riservato ai miei libri  una generosa ed esauriente presentazione:

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SENZA PAURA

 di Marisa Cappelletti


Perché fino a quando si è vivi non si perda mai il coraggio di vivere pienamente

| di Raffaella Lamastra
BIOGRAFIA AUTRICE



Marisa Cappelletti nasce a Milano nel 1946.
Vince il primo concorso Città di Milano  per il miglior tema delle scuole elementari nel 1956. Abbandona le precoci velleità letterarie per dedicarsi allo studio prima, al lavoro  ed alla famiglia poi.
Terminato il lungo periodo lavorativo riprende a scrivere prima racconti brevi ed in seguito poesie. Fabbri Editori pubblica nel 2013 quattro racconti scritti con altri autori nella collana Scrivere, risulta tra i vincitori del premio Il Federiciano 2014 con pubblicazione della poesia Naufragio nell’antologia dedicata al premio. Vince in seguito altri concorsi e pubblica poesie e racconti con Aletti Editore e  Historica  Edizioni nelle Antologie  Habere Artem vol. XVII, Verrà il mattino e avrà un tuo verso Vol.XII,  Scrivendo racconto Centro.
Nell’aprile 2015 pubblica con Aletti Editore il libro di poesie “Senza Paura” editto in cartaceo ed e-book. Sempre nel 2015, in self-publishing, un libro di racconti brevi “Piccoli racconti e pensieri liberi per un breve viaggio”.
Gestisce un proprio blog: mari-cap.blogspot.it  Scrivo leggo vivo,  seguito anche a livello internazionale.
PRESENTAZIONE
Caro Lettore,
la raccolta di poesie dell’autrice, apparentemente non rivela un tema ricorrente, ma vuole più ampiamente rappresentare le sensazioni ed i sentimenti di chi ha molto vissuto, sofferto e conseguentemente imparato e forse, capito.
Traspaiono ricordi amari ma anche teneri e rimpianti rimasti ancorati ad un’anima che ha e vuole ancora avere la forza di riprendersi la vita, di non perdere la speranza.
Sono versi di donna.
Una donna con molta esperienza ma senza età, che conosce la crudezza della realtà e che tutto ha provato sulla sua pelle, ma una donna che tale vuol rimanere, nel corpo e nell’essenza, che ha ancora il coraggio di cercare ed amare, che vuole coscientemente illudersi per sentirsi ancora parte del tutto.
Buona lettura...

SENZA PAURA

Rimani
Dammi cio’ che mi è stato negato
Insegnami il volo del cuore
regalami lo stupore fanciullo.
Guardami dove il buio è piu’ denso
ed aspetta l’aurora fuggita.
Stupiscimi i sensi sopiti.
Rimani.

Naufragio
Cullata da fredde correnti
che tutto portano via,
illusa dagli occhi splendenti
che passano sopra la scia
lasciata da morti vascelli
che vagano sopra di me,
perduta in grotte profonde
nel buio di mille tranelli
orditi da sirene e serpenti
tritoni e fantasmi di mare,
aspetto tremante ed illusa
lo squalo che ancora mi tiene
legata quaggiu’ negli abissi
che piu’ non so risalire,
in questo silenzio d’angoscia
che sempre di piu’ m’appartiene,
lo squalo che mi gira intorno
che aspetta la resa totale,
crudele nel fascino arcano.
Ed io posso soltanto morire.

Vuoto
Nascosti dietro pensieri inesistenti
Nei recessi di una mente perduta
Palpitano piccoli lampi di luce
Residui inermi di una vita dimenticata.


SENZA PAURA di Marisa Cappelletti - Aletti Editore -
Caro Lettore, arrivederci al prossimo appuntamento letterario



PICCOLI RACCONTI E PENSIERI LIBERI PER UN BREVE VIAGGIO

 di Marisa Cappelletti

Per un breve viaggio dentro l'anima

| di Raffaella Lamastra
PRESENTAZIONE
Caro Lettore, il libro dell'autrice è una compagnia non impegnativa, leggera, per un breve viaggio forse su un treno diretto dove si vorrebbe arrivare, o forse per una altrettanto breve escursione nell’anima. Allegria e piccole gioie, ricordi e rimpianti, addii e ritorni, nostalgia e speranza, amore in tante accezioni ed illusioni che aiutano a vivere.

Buona lettura…

"PICCOLI RACCONTI E PENSIERI LIBERI PER UN BREVE VIAGGIO"
Un giorno qualunque

Il mio paese é un piccolo comune con case antiche raggruppate a casaccio sulla scogliera che sovrasta un mare oggi scontroso, circondato dal violetto della lavanda e dall'argento degli ulivi, profumato di fiori e salsedine, quasi un paradiso chiuso nella sua modestia. Il mio rifugio nelle giornate di primavera, quando i turisti se ne stanno ancora a casa loro ed é possibile sedersi al tavolino di uno dei due bar e bere un cappuccino di quelli che solo Celeste sa fare. Oggi é una di quelle giornate.

Me ne sto qui a rimuginare sul mio mestiere di giornalista di cronaca per il giornale del comprensorio. Cronaca si fa per dire: qui non succede mai nulla, al massimo una lite tra vicini per i confini dell'orto, una caduta dalla bicicletta, il Sindaco che premia il tema più bello della scuola elementare. Dovrei andarmene, cercare altrove la soddisfazione di articoli scritti per quotidiani importanti, respirare lo smog della grande città, uscire da una indaffaratissima redazione per andare a caccia di notizie da raccontare a migliaia di lettori. Dovrei. Ma il mio legame con questa terra mi tiene ancorato qui, con le mie sicurezze da provinciale ed il profumo del pesto appena fatto.
-Giovanotto, o giovanotto, posso accomodarmi costì?- Una voce imperiosa abituata a far valere le proprie ragioni, mi scuote dai miei pensieri.
- Prego signora, si accomodi, é un piacere avere compagnia! -
- La Celeste m'ha detto che tu sei un giornalista. E' vero?
- Ma perché mai Celeste, di solito così schiva, oggi ha deciso di non farsi gli affari suoi?
Affascinante la signora, anche se non più giovanissima: cappello con ampia tesa, occhiali enormi, rossetto rosso, sigaretta tra le dita.
- Si dovrei. Nel senso che lavoro per il giornale locale ma ho sempre ben poco da raccontare!  
- Un reporter deve sempre raccontare anche il fatto più banale con parole coinvolgenti, deve saper interessare il lettore, creare l'atmosfera, trascinare le persone con sé dentro la storia!
 E già, come le coinvolgi nell'allagamento della cantina del Giobatta che ha dimenticato il rubinetto aperto dopo aver sciacquato le bottiglie per il vino nuovo?
- Beh, certo lei ha ragione ma vede in un paesino come questo la vita del giornalista é davvero dura. Riempire due colonne ogni mattina sarebbe il mio sogno ma... 
- La vita dura é quando devi scrivere sotto le bombe americane che non guardano in faccia nessuno! Scappare dalla strada in cui stavi passando perché sparano ad altezza d'uomo e chi c'é c'é, vedere morire bambini bruciati dal napalm, non poter chiudere gli occhi davanti all'inferno che ti circonda, voltarti e trovare l'operatore che ti accompagnava bucherellato da proiettili vaganti!
- Accidenti, si stava arrabbiando di brutto la tizia! Ma di cosa stava parlando? Il napalm? Lo avevano usato nella guerra del Vietnam, ormai finita da decenni, stava farneticando la mora. Intanto si era accesa un'altra sigaretta ed aveva bevuto il mio cappuccino.
Incurante del libeccio che si era alzato frugava nella borsa enorme in cerca di chissà che cosa.
- Scusi signora, lei è stata un medico di Senza Frontiere? Potremmo parlarne, farne un bell'articolo - Oh l'era proprio tonto 'sto ragazzo!
- Sì senza frontiere, ma non medico. Io l'ho girato tutto il pianeta e tutto e tutti ho visto. Ho parlato con presidenti e farabutti, che a volte non ci corre una gran differenza, donne che hanno saputo guidare paesi con polso fermo e sguardo lungimirante, uomini che hanno sognato la pace e l'uguaglianza. Ho visto morire il mio uomo in un incidente provocato e non l'ho potuto o forse saputo vendicare, ho tolto il velo impostomi davanti ad un oppressore fanatico che ha aperto la strada a quel terrorismo che sta implacabilmente avanzando. Chissà che mi toccherà vedere in un prossimo futuro, magari un attacco in grande stile a New York!
- Porca miseria, questa é completamente pazza!
- La vita l'é dura qui, dice! Puah!
- Estrae un pacchetto nuovo di sigarette dal borsone, se ne accende un'altra, guarda dentro la tazza vuota, sbuffa e si alza di scatto.
 - Me ne vado, giovane. Penso che per domani le tue due colonne te le sei aggiudicate.
 Fa due passi, poi si volta, abbassa gli occhiali, mi fissa come se volesse uccidermi e sbotta: - Oriana, ricordati ragazzo, mi chiamo Oriana! 

"PICCOLI RACCONTI E PENSIERI LIBERI PER UN BREVE VIAGGIO" di Marisa Cappelletti
Caro Lettore, arrivederci al prossimo appuntamento letterario.























domenica 7 febbraio 2016

Domenica di pioggia

In ordine cronologico



Gene Kelly
Singing in the rain  1952



Domenico Modugno
Piove     1959



Jovanotti
Piove      1994



Ballando


Portami, con la fantasia,come fossimo ancora quei ragazzi, a ballare.

In una grande discoteca dove, nella confusione totale, puoi ballare tranquillamente guancia a guancia anche la techno piu' scatenata. Ma noi saremo là, sotto le luci stroboscopiche e mi terrai stretta, ci sentiremo soli tra centinaia di scalmanati.Sulle note di Saturday night fever sembrerai Tony Manero ed io la ragazza che gli insegna a ballare, anche se io ballare non so.
E quando mixeranno More than a woman volteggeremo senza gravità e senza tempo, bellissimi nei nostri abiti anni '70 ed innamorati come ora siamo e nessuno nella discoteca o altrove sarà mai.

Sai, a volte la tristezza arriva cosi' all'improvviso che mi ci vogliono due lacrime, una soffiata di naso e tanta volontà per girare l'ennesima pagina.

Dunque torniamo a ballare stretti quelle canzoni che ci piacciono, poi baciamoci in mezzo agli altri e continuiamo a seguire la musica.
Poi prendimi per mano e portami fuori a respirare. Senti? l'aria sa di mare, la luna é enorme e noi siamo sospesi in un tempo che non c'é.
Sediamoci sulla spiaggia ed ascoltiamo il rumore della marea che sale. Poi fammi sdraiare perché la sabbia é calda, vinci la mia timidezza, spogliami con delicatezza. Guardami: sono giovane e perfetta alla luce bianca della luna e sorridimi come solo tu sai fare, prendimi il cuore.
Spogliati e sdraiati vicino a me, toccami dolcemente dimmi che mi ami. Lascia che le mie mani ti accarezzino e ti facciano chiudere gli occhi per sentire quello che non hai mai sentito. Siamo quei due che non sapevano ma che ora sanno, sono la ragazza che ti voleva senza dubbi né incertezze, sei il ragazzo che ora mi vuole senza esitazioni o paure. Vieni e senti il il mio desiderio e il mio calore, vieni e fammi capire quanto mi vuoi.
Per tutta la notte. Su questa riva che non c'è sotto questa luna che è solo magia, con la musica lontana che è solo dentro di noi.

Resta con me, nella mia anima come lo sei sempre, dormi con me il sonno che non dormiremo stringimi e non lasciarmi fino al mattino. Svegliami con un bacio, una carezza ed una frase d'amore, sono li' vicino e mi illudo che lo saremo sempre.
Baciami come se fossi qui, ti stringo come se fossi con me. 

Pensa di abbracciarmi e consolami perché mi serve qualcuno che mi ami veramente, come mi ami tu, per asciugare le lacrime.
Il naso me lo soffio da sola.


Marisa Cappelletti





sabato 6 febbraio 2016

Sabato, triste sabato...

Troppi anni, troppi impegni, troppe parole, troppi ricordi



Quel che non si fa piu'
Charles Aznavour







Porte chiuse

Non smettete di sperare, mai. Anche nel buio piu' assoluto all'improvviso si puo' accendere una piccolissima luce di speranza. 



Il sole si spegne nel giorno
più lungo, vissuto per niente.
L'orizzonte si sfalda e svanisce,
la mente si chiude al domani.
Regali pesanti di vita qualunque,
destini incrociati con vuote risorse
di uomini persi nel nulla danzante
in cieli di piombo che versano pioggia
gelata su anime sole di nulla agghindate.
Non so se là in fondo la luce ritorna,
ma so ancora sperare che presto avverrà.


Marisa Cappelletti






giovedì 4 febbraio 2016

The Rolling Stones

Chi mi conosce bene conosce anche la mia passione per gli Stones e, naturalmente, per Mick!
Doom and Gloom

Anybody seen my baby
Angie                                                                        



       

                                                                








Tu che non sai

Ho imparato con gli anni a non giudicare. Mai.



Mi ferisci quando dici che ho una malattia certa: l'adolescenza tardiva.
Malata di infanzia o fanciullezza? Non me ne vergogno.
Quanto poco mi conosci e come non capisci!
Nessuno più di chi non ha avuto non ha e non avrà certezze , nessuno più di chi ha frequentato l'inferno ed ancora ci scende ogni tanto può apprezzare le piccole cose.
Nessuno più di me può amare la vita nelle sue manifestazioni più semplici e nella bellezza dell'essere.
Fortunato chi ha condotto un'esistenza senza grandi scosse? Chi si adagia nel grigio della vecchiaia?
Forse.
Ma la felicità di riscoprire quello che i tuoi coetanei e non solo non ricordano, non prendono in considerazione, non apprezzano, non conoscono nemmeno, non la cambierei con la promessa di un solo giorno di uniforme e piatta tranquillità.
Ho la consapevolezza dell'aria, del tempo, dei sentimenti, della mente che spazia e sa ancora
capire e volere ed anche volare.
E' questa la vita.
E se mi fa sentire una bambina che a volte esagera beh, evviva!!
Buon viaggio persona fortunata.
E quando rischierai durante il tragitto di morire di noia guarda, con gli occhiali dalle spesse
lenti da miope, fuori dal finestrino del tuo treno senza fermate e saluta quella ragazzina che
corre nel prato saltando gli ostacoli che incontra, cadendo e rialzandosi in continuazione.
Lei sì che sta viaggiando! 
Mi ferisci perché ho creduto, sperato, che potessi capire.
Inutilmente.

Marisa Cappelletti



mercoledì 3 febbraio 2016

In silenzio

Sarà la giornata uggiosa, sarà la pioggia che cade con una tale discrezione che nemmeno te ne accorgi, saranno la luce grigia e la foschia che avvolgono il mio mondo lombardo ma...



In questo giorno vuoto voglio abbandonare i pensieri a sè stessi
le azioni agli altri i rumori a chi li vuol sentire
le pagine bianche a chi le sa riempire.
Svuotare il cuore di ogni coltello che gli sta piantato dentro
da tanto o da poco i sentimenti tutti dei loro contenuti.
Rimanere qui seduta su una panchina fradicia della pioggia
di questo inverno ancora chiaro e perdermi nel silenzio del niente.
Scordare le paure e chi mi fa del male, correre con le nubi
che basse si inseguono e chissà dove si perdono.
Ricordare quello che ho scordato rivivere quello che vorrei aver vissuto
gridare parole mute a chi non ha capito.
Piangere con la pioggia che con me sa soffrire sentirmi sola
con me stessa e con quest'acqua che non mi può affogare.
Rifiutare tutti gli anni perduti nella vita di chi non mi ha saputo amare
ricominciare per scoprire quante volte devo e posso ancora sbagliare.
Guardare intorno e non vedere niente chiudere gli occhi davanti
a chi non sa non vuol sapere ed inarrestabile mi viene incontro
essere cieca per riposare nel buio solo per pochi istanti.
Lasciarmi andare qui con l'anima che brucia nel silenzio cercato
come falso sollievo a questa vita che mi aspetta, che non ho mai voluto.


Marisa Cappelletti





martedì 2 febbraio 2016

Chi sono?

Riflessi

Lo specchio rimanda colei che non sono
i tuoi occhi riflettono il ragazzo lontano
non voglio sembrare la donna vissuta
di anni pesanti e speranza perduta.
Lo specchio riflette le pieghe del tempo
i tuoi occhi rimandano bagliori del lampo
di una corsa nei giorni riempiti di sale
di una buia incoscienza che adesso fa male.
Lo specchio rimbalza colei che ora sono
la ragazza felice che può respirare
la tiepida brezza che le sai portare
con l'anima aperta che impara a vedere
oltre ogni apparenza una donna da amare.


Marisa Cappelletti





lunedì 1 febbraio 2016

Lontani

L'amore ha moltissime facce e riesce sorprendentemente a sopravvivere ed a vivere nonostante lontananze reali e temporali, nonostante tutto.

Sognare. Possiamo soltanto sognare.
Quando la libertà era una nostra prerogativa non abbiamo saputo capire quanto questo sentimento avrebbe potuto trasformarci, non abbiamo potuto superare la timidezza dell'età, ora che gli anni ci impongono legami e responsabilità abbiamo ritrovato quello che non avevamo mai del tutto perduto. ma una lontananza incolmabile ora ci divide.
Eppure non vorremmo, nessuno più di noi due ogni minuto, ogni attimo vorrebbe trascorrerlo insieme, in quella realtà che non ci apparterrà mai.
Le nostre anime si intrecciano i nostri pensieri sono gli stessi, le menti bruciano dello stesso fuoco.
Sento la tua voce e mi arriva il tuo profumo, ascolti le mie parole ed il desiderio diventa insopportabile. Ci abbracciamo in quello spazio inventato che, lui sì, appartiene solo a noi. Solo lì siamo completamente uno dell'altra, solo lì i sentimenti sono liberi di scoppiare in quell'amore assoluto che abbiamo dentro.
Non ci incontreremo mai e continueremo finché sarà a consumarci , a non potere, a volere con una disperazione incessante, a tenerci dentro una passione incontrollabile che ogni giorno dobbiamo reprimere. Ci restano le voci, ci restano due cuori straordinariamente uniti, ci resta un grandissimo amore.


Marisa Cappelletti






A mia Madre

Ho sperato                                                                

Ci ho creduto, ho sperato
ho ceduto all'illusione.
Non ho visto, ho combattuto
ho perso davanti alla fine.
Ho offerto il cuore, ho pregato
ho dovuto accettare la sconfitta.
Mi hai dato la vita , mi hai tenuta
in vita , non ho saputo aiutarti
a vivere ancora.


Marisa Cappelletti







domenica 31 gennaio 2016

Domenica

how long...how long must we sing this song?...
Sunday bloody sunday
U2
Sempre attuale, purtroppo!





sabato 30 gennaio 2016

Sabato pomeriggio

Claudio Baglioni  Sabato pomeriggio

Lo so, è datata, ma a chi non piace?





E' d'obbligo!

Il sabato del villaggio




La donzelletta vien dalla campagna
in sul calar del sole,
col suo fascio dell'erba; e reca in mano
un mazzolin di rose e viole,
onde, siccome suole, ornare ella si appresta
dimani, al dí di festa, il petto e il crine.
Siede con le vicine
su la scala a filar la vecchierella,
incontro là dove si perde il giorno;
e novellando vien del suo buon tempo,
quando ai dí della festa ella si ornava,
ed ancor sana e snella
solea danzar la sera intra di quei
ch'ebbe compagni nell'età piú bella.
Già tutta l'aria imbruna,
torna azzurro il sereno, e tornan l'ombre
giú da' colli e da' tetti,
al biancheggiar della recente luna.
Or la squilla dà segno
della festa che viene;
ed a quel suon diresti
che il cor si riconforta.
I fanciulli gridando
su la piazzuola in frotta,
e qua e là saltando,
fanno un lieto romore;
e intanto riede alla sua parca mensa,
fischiando, il zappatore,
e seco pensa al dí del suo riposo.

Poi quando intorno è spenta ogni altra face,
e tutto l'altro tace,
odi il martel picchiare, odi la sega
del legnaiuol, che veglia
nella chiusa bottega alla lucerna,
e s'affretta, e s'adopra
di fornir l'opra anzi al chiarir dell'alba.

Questo di sette è il più gradito giorno,
pien di speme e di gioia:
diman tristezza e noia
recheran l'ore, ed al travaglio usato
ciascuno in suo pensier farà ritorno.

Garzoncello scherzoso,
cotesta età fiorita
è come un giorno d'allegrezza pieno,
giorno chiaro, sereno,
che precorre alla festa di tua vita.
Godi, fanciullo mio; stato soave,
stagion lieta è cotesta.
Altro dirti non vo'; ma la tua festa
ch'anco tardi a venir non ti sia grave.


Giacomo Leopardi                                                        


l conte Giacomo Leopardi, al battesimo Giacomo Taldegardo Francesco di Sales Saverio Pietro Leopardi (Recanati, 29 giugno 1798 – Napoli, 14 giugno 1837), è stato un poeta, filosofo, scrittore, filologo e glottologo italiano
.È ritenuto il maggior poeta dell'Ottocento italiano e una delle più importanti figure della letteratura mondiale, nonché una delle principali del romanticismo letterario; la profondità della sua riflessione sull'esistenza e sulla condizione umana – di ispirazione sensista e materialista – ne fa anche un filosofo di notevole spessore. La straordinaria qualità lirica della sua poesia lo ha reso un protagonista centrale nel panorama letterario e culturale europeo e internazionale, con ricadute che vanno molto oltre la sua epoca.
Leopardi, intellettuale dalla vastissima cultura, inizialmente sostenitore del classicismo, ispirato alle opere dell'antichità greco-romana, ammirata tramite le letture e le traduzioni di Mosco, Lucrezio, Epitteto ed altri, approdò al Romanticismo dopo la scoperta dei poeti romantici europei, quali Byron, Shelley, Chateaubriand, Foscolo, divenendone un esponente principale, pur non volendo mai definirsi romantico. Le sue posizioni materialiste – derivate principalmente dall'Illuminismo – si formarono invece sulla lettura di filosofi come il barone d'Holbach[4], Pietro Verri e Condillac[5], a cui egli unisce però il proprio pessimismo, originariamente probabile effetto di una grave patologia che lo affliggeva (forse la malattia di Pott o tubercolosi ossea della colonna vertebrale) ma sviluppatesi successivamente in un compiuto sistema filosofico e poetico:
« Questo io conosco e sento, / Che degli eterni giri,
Che dell'esser mio frale, / Qualche bene o contento
Avrà fors'altri; a me la vita è male »
(Giacomo Leopardi, Canto notturno di un pastore errante dell'Asia, vv.100-104)
Il dibattito sull'opera leopardiana a partire dal Novecento, specialmente in relazione al pensiero esistenzialista fra gli anni trenta e cinquanta, ha portato gli esegeti ad approfondire l'analisi filosofica dei contenuti e significati dei suoi testi. Per quanto resi specialmente nelle opere in prosa, essi trovano precise corrispondenze a livello lirico in una linea unitaria di atteggiamento esistenziale. Riflessione filosofica ed empito poetico fanno sì che Leopardi, al pari di Schopenhauer, Kierkegaard, Nietzsche e più tardi di Kafka, possa essere visto come un esistenzialista o almeno un precursore dell'Esistenzialismo.









venerdì 29 gennaio 2016

Con nostalgia


Sono ancora qui



Lo so ci sono sempre stata
in un angolo nascosto dentro te.
Lo sai non hai mai lasciato libero
il pensiero di avere altri ricordi,
altri scoppi di emozioni dopo me.
Ora che é tardi dici sono qui
in questo niente che si é creato
intorno a noi, che vorresti spezzare
per ritrovare ancora in un abbraccio
perduto gli anni passati a dimenticare.
Anche io sono qui, pesante di vita
e delusioni, per cercare di trovare
quel noi che siamo stati e mai saremo
ancora, ma con la gioia di poterti dire
come sempre e con l’emozione d’allora
-Sì, guarda, io sono qui-.


Marisa Cappelletti

giovedì 28 gennaio 2016

Storia di Streghe e di Maghi

Piccola favola per adulti sognatori.
Senza dimenticare il gufetto.


Era una notte non molto buia e Carletto il Gufetto stava bubolando a tutto spiano, tentando di renderla almeno tempestosa.  L’intento era quello di aiutare Adalgisa la Strega Indecisa a creare l’atmosfera ideale per un piccolo sabba molto privato.
 Non è che Adalgisa fosse una strega malvagia, no no, lei era buona e quasi tranquilla, una di quelle che esercitano non tanto frequentemente le arti magiche, solo quando si rende  strettamente necessario, e rigorosamente con magia bianca.
Dunque la nostra Strega aveva preparato quasi tutto per l’incantesimo e stava aspettando la sua vittima. Beh, proprio vittima no, perché il soggetto in questione era un bel signore di una certa età, conosciuto  in una chat per single sulle strade infide, anche per una fattucchiera, di Internet.
Eh si’, la tecnologia aveva stregato anche le incantatrici di professione!
Avevano scambiato mail e telefonate ed ora, dopo giorni e giorni, forse anni, passati senza che lei esercitasse magie, si ritrovavano innamorati persi. Che per una strega è il colmo!
 La vittima consenziente finalmente aveva accettato un incontro ed Adalgisa, il cuore stregato, aveva organizzato tutto.
La casa, solo all’apparenza appartamento elegante, si era trasformata in un luogo di perdizione (si’ lo so, è un’espressione vecchiotta, ma rende l’idea) con tutto l’occorrente per sedurre e coinvolgere chi voleva essere sedotto e coinvolto.
Cuscini purpurei e oro di morbida seta, candele al  profumo di gelsomino, luci soffuse e rosate, sofà di velluto, musica di violini e lei, splendente ragazza, nonostante la manciata di secoli che aveva sulle belle spalle e che iniziava a pesarle inesorabilmente.
 Aveva preparato una pozione per tutti e due: occhi verdi di leopardo e blu di lupo del Polo Nord, lavanda, camomilla per smorzare un po’ l’effetto travolgente, frutti della passione in abbondanza, polvere di rubini, fuoco e vento.
Insomma ce l’aveva messa tutta.
Carletto il Gufetto aveva smesso di bubolare e svolazzava eccitato da un dolcetto alle mandorle ad uno al cioccolato.
 La vittima era golosa!
Risuonarono due accordi di chitarra rock: era arrivato!  Adalgisa la strega  indecisa chiese allo specchio chi fosse la piu’ bella del reame. Lo specchio, come al solito stronzo, rispose:
-Chi vuoi che sia se ci sei solo tu?-
Ignoratolo, si aggiusto’  il mantello di velluto nero e spruzzo’ le ultime gocce di  Opium (anche le streghe hanno le loro debolezze), poi apri’ la porta.
La strinse in un abbraccio mozzafiato e la bacio’ come nemmeno Giacomo (Casanova) che aveva a suo tempo frequentato,  sarebbe stato in grado di fare, indi, palpeggiandola attraverso il mantello, sorridendo le sussurro’ –Finalmente amore mio!-
Ma siamo sicuri che a questo uomo  diversamente giovane serva la pozione magica?  
Ormai la ragazza che c’era in lei era divenuta incontenibile e allora Adalgisa, la strega tutto fuorché indecisa, si butto’ sull’enorme divano di velluto bordeaux aprendo il mantello nero che rivelo’ un perfetto corpo ventenne completamente nudo  che aspettava solamente di essere accarezzato.
Improvvisamente, sollecitato dalla visione,  il bell’uomo di una certa età si trasformo’ in quello che realmente era: Merlino Rosario il Mago Straordinario!
Adalgisa lancio’ un grido di sorpresa, di giubilo e di desiderio incontenibile nel vedere le proporzioni dell’eccitazione del bel mago.
Si alzo’ dal divano e ancheggiando sfacciatamente  offri’ a Merlino Rosario un antico bicchiere di cristallo colmo fino all’orlo della profumata  pozione magica.
Tanto per essere sicura.
Ed infine, semisdraiata, ancora una volta, sul morbido sofà, il mantello a terra come un tappeto di rose nere, lo attiro’ su di sé preparandosi felice a sperimentare fino in fondo il significato di Straordinario.
Carletto il Gufetto, sorpreso e scandalizzato , si copri’ gli occhioni ed il capino con una tenera ala e si addormento’.  



Marisa Cappelletti